La sovranità digitale europea viene evocata nei documenti strategici di Bruxelles, nei programmi industriali nazionali e nei discorsi sulla competitività del continente. Quando però si passa dalle dichiarazioni agli acquisti pubblici, emerge una questione meno retorica e più difficile da eludere: chi controlla gli strumenti informatici attraverso i quali funzionano le amministrazioni, quali alternative vengono considerate e quanto costa mantenere una dipendenza tecnologica nel tempo?

In Italia, la vicenda delle licenze Microsoft acquistate attraverso Consip offre un caso concreto per affrontare queste domande. La gara è stata pubblicata il 28 novembre 2025, con una base d’asta di 650 milioni di euro e un importo massimo stimato di 780 milioni, ed è stata aggiudicata il 31 marzo 2026.

Una gara pubblicata, un contratto aggiudicato e una convenzione attraverso la quale le singole amministrazioni effettuano i propri acquisti sono momenti diversi del ciclo di approvvigionamento pubblico. Una convenzione quadro che può raggiungere 780 milioni di euro mostra la dimensione della domanda pubblica italiana di software Microsoft, pur senza dimostrare che l’intera somma sia già stata spesa o che costituisca il costo annuale effettivo delle licenze.

Il punto strategico è che la dipendenza dal software proprietario non si misura soltanto attraverso il valore della singola commessa. Si misura soprattutto nella capacità di un fornitore di condizionare le scelte future dell’organizzazione. Quando documenti, flussi di lavoro e competenze del personale si consolidano attorno a un ecosistema software, cambiare prodotto diventa progressivamente più costoso. Le difficoltà non riguardano necessariamente il trasferimento dei file, ma la compatibilità delle macro, l’integrazione con i sistemi gestionali, la gestione delle identità e le procedure operative costruite nel corso degli anni. È il meccanismo del vendor lock-in: una dipendenza che può essere perfettamente razionale all’origine, ma che riduce nel tempo il potere nego effettivamente aperte, avvisi preliminari, rinnovi e aggiudicazioni. Una piattaforma di monitoraggio può offrire una fotografia utile del mercato, ma il numero risultante dipende dal metodo con cui vengono raccolti e classificati i bandi.

Per un’impresa europea che sviluppa software, servizi cloud o soluzioni di collaborazione, gli appalti pubblici rappresentano un mercato potenzialmente decisivo. Il problema è che la disponibilità di alternative tecnologiche non si traduce automaticamente in domanda: occorre che i capitolati consentano un confronto effettivo, che le amministrazioni valutino i costi lungo l’intero ciclo di vita e che i fornitori europei possano dimostrare affidabilità, assistenza e capacità di migrazione. Una politica industriale che invoca l’autonomia digitale senza creare condizioni di accesso al mercato rischia di finanziare ricerca e innovazione senza costruire clienti.

La prossima evoluzione della strategia Consip merita perciò attenzione anche oltre la procedura già aggiudicata. Nel piano gare 2026 compare una nuova iniziativa Microsoft Enterprise Agreement, distinta dalla gara ID 2871. Consip ha inoltre pubblicato nel luglio 2026 una consultazione di mercato relativa all’iniziativa ID 3048. Questi passaggi confermano che il rapporto tra acquisti pubblici e software Microsoft rimane attuale, ma non autorizzano ad attribuire alla nuova iniziativa importi o scadenze che non siano ancora documentati nel relativo bando.

La sovranità digitale non si misura, dunque, dal numero di volte in cui compare nei programmi governativi si misura dalla capacità delle istituzioni di mantenere alternative credibili, negoziare contratti senza dipendenze incontrollate e investire in competenze che permettano di cambiare strada quando necessario. La gara italiana da 780 milioni di euro è un dato significativo, ma la sua interpretazione corretta richiede di distinguere il valore massimo della convenzione dalla spesa effettiva e di riconoscere che la procedura originaria è già stata aggiudicata. Il punto politico-industriale rimane intatto: ogni rinnovo è un’occasione per verificare se la soluzione scelta sia ancora quella più adatta. È nei capitolati, nelle architetture e nelle decisioni di acquisto, molto più che negli slogan, che prende forma l’autonomia tecnologica europea.

Fonti ufficiali principali: Consip, gara Microsoft Enterprise Agreement ID 2871; governo dello Schleswig-Holstein, migrazione a software open source; Ministero dell’Economia francese, estensione di Visio; Interoperable Europe, passaggio della Corte penale internazionale a openDesk.