Il futuro dell’economia mondiale potrebbe dipendere da una variabile che fino a pochi anni fa sembrava appartenere più ai laboratori di ricerca che alle sale dei consigli delle banche centrali: l’intelligenza artificiale. Nel suo intervento alla conferenza annuale sui rischi globali organizzata dalla Johns Hopkins University a Bologna, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha disegnato uno scenario che oscilla tra una nuova età dell’oro della produttività e una frenata economica globale causata dalla frammentazione geopolitica.
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Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, mentre il mondo discuteva di guerra, dazi e nuovi equilibri internazionali, Christine Lagarde ha fatto un annuncio che a prima vista poteva sembrare tecnico, quasi da addetti ai lavori. La Banca Centrale Europea offrirà prestiti in euro alle banche centrali di tutto il mondo, fino a 50 miliardi, contro garanzie solide come titoli di debito denominati in euro o titoli di debito europei. Sotto la superficie, però, non c’è solo una misura di liquidità: c’è una strategia.
Quando si parla di Banca Centrale Europea si immaginano grafici sull’inflazione, tassi di interesse e comunicati scritti con la cautela di un notaio. Poi arriva un’indiscrezione del Financial Times e la politica bussa alla porta di Francoforte con un certo rumore.
Se Davos avesse un cartello luminoso all’uscita, quest’anno probabilmente lampeggerebbe così: “Attenzione: il mondo non tornerà come prima”. È più o meno questo il succo, servito con elegante diplomazia svizzera e una certa abbondanza di slide, delle considerazioni finali del World Economic Forum. Una settimana di panel, strette di mano, grafici che salgono e grafici che scendono, ma alla fine il verdetto è corale: siamo entrati in una nuova normalità, che di normale ha solo il fatto di essere instabile.
A Davos, tra un cappuccino da 12 franchi e una tavola rotonda sulla “resilienza globale”, quest’anno l’intelligenza artificiale è riuscita in un’impresa notevole: mettere d’accordo banchieri centrali e capi del Fondo monetario internazionale sul fatto che stiamo correndo molto più veloci di quanto sappiamo guidare. Non è poco. Le considerazioni finali di Christine Lagarde e Kristalina Georgieva, arrivate dal palco conclusivo del World Economic Forum, suonano come due capitoli dello stesso romanzo: uno parla di regole e cooperazione, l’altro di lavoro che cambia e salari che scricchiolano.
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle più grandi opportunità – e sfide – per l’Europa nei prossimi decenni. A sottolinearlo è Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), in un discorso pronunciato durante una conferenza sull’AI organizzata dalla BCE. Con un tono pragmatico ma determinato, Lagarde ha delineato un futuro in cui l’Europa non può permettersi di restare indietro, come accaduto con la rivoluzione digitale di Internet, evidenziando i profondi cambiamenti che l’intelligenza artificiale porterà in termini di produttività, lavoro e disuguaglianze sociali.
Si è concluso il Forum Economico Mondiale di Davos, con una riflessione sul futuro dell’Europa e gli interventi di Christine Lagarde (Bce), di Kristalina Georgieva (Fmi) , Larry Fink (BlackRock) e Valdis Dombrovskis (Commissario Ue alla produttività).
La Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha espresso la sua posizione in merito alle politiche commerciali annunciate dal neoeletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante un’intervista rilasciata a CNBC a margine del 55° World Economic Forum in corso a Davos.
“Il rapido sviluppo dell’Intelligenza Artificiale sembra destinato a trasformare una vasta gamma di settori, incluso quello finanziario” ha dichiarato Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea (Bce), durante il suo recente intervento alla Michel Camdessus Central Banking Lecture organizzata dall’Fmi a Washington che ha poi sottolineato come “la tecnologia finanziaria (fintech) esercita già un profondo impatto sulla finanza“.