Se Davos avesse un cartello luminoso all’uscita, quest’anno probabilmente lampeggerebbe così: “Attenzione: il mondo non tornerà come prima”. È più o meno questo il succo, servito con elegante diplomazia svizzera e una certa abbondanza di slide, delle considerazioni finali del World Economic Forum. Una settimana di panel, strette di mano, grafici che salgono e grafici che scendono, ma alla fine il verdetto è corale: siamo entrati in una nuova normalità, che di normale ha solo il fatto di essere instabile.
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Davos ama raccontarsi come il luogo dove il mondo si guarda allo specchio e decide cosa diventare. Quest’anno, davanti a quel solito specchio appannato da prosecco e dichiarazioni solenni, Volodymyr Zelensky ha fatto una cosa scomoda ma necessaria: ha detto all’Europa che non sa più chi è. Non con il linguaggio ovattato della diplomazia multilaterale, ma con la frustrazione di chi combatte una guerra reale mentre gli alleati discutono di procedure, equilibri interni e sensibilità politiche. Il risultato è stato un discorso che ha incrinato l’immagine di unità europea, mettendo a nudo una crisi che va ben oltre la guerra in Ucraina.
A Davos, tra un cappuccino da 12 franchi e una tavola rotonda sulla “resilienza globale”, quest’anno l’intelligenza artificiale è riuscita in un’impresa notevole: mettere d’accordo banchieri centrali e capi del Fondo monetario internazionale sul fatto che stiamo correndo molto più veloci di quanto sappiamo guidare. Non è poco. Le considerazioni finali di Christine Lagarde e Kristalina Georgieva, arrivate dal palco conclusivo del World Economic Forum, suonano come due capitoli dello stesso romanzo: uno parla di regole e cooperazione, l’altro di lavoro che cambia e salari che scricchiolano.
A Davos non si è parlato del futuro del lavoro. Sarebbe stato rassicurante. Si è parlato della sua fine graduale, ordinata, educata. Con badge al collo, cappotti tecnici e frasi pronunciate con quella calma tipica di chi sa di essere già dalla parte giusta del tavolo. Il World Economic Forum 2026 ha avuto il tono di una riunione di condominio in cui l’ascensore è rotto, ma qualcuno possiede già il jet privato. L’intelligenza artificiale non è più una promessa. È una variabile geopolitica, una leva industriale, un acceleratore che non aspetta i ritardatari.
Satya Nadella, Dario Amodei, Demis Hassabis non hanno venduto ottimismo. Hanno venduto velocità. E la velocità, come sanno i piloti e i regolatori, è raramente neutrale. Il messaggio implicito che ha attraversato i corridoi di Davos è semplice e brutale. L’AI sta correndo più veloce della capacità umana di formarsi, adattarsi, essere riassorbita dal sistema. Non è una crisi ciclica. È un cambio di fase.
Elon Musk a Davos doveva essere un incidente diplomatico. Un corto circuito ideologico. Un corpo estraneo piovuto nel tempio dell’ordine globale, tra hedge fund con la coscienza ESG e ministri che parlano di sostenibilità volando in jet privati. Invece no. È stato educato. Quasi mansueto. A tratti persino desideroso di piacere. Ed è proprio questo il punto più interessante dell’intera faccenda.
Donald Trump ha inaugurato il suo cosiddetto Board of Peace durante il World Economic Forum a Davos giovedì 22 gennaio 2026, un evento che somiglia più a una sfilata di autoproclamati salvatori del mondo che a un meccanismo credibile di pace globale. Trump ha firmato lo statuto del Board of Peace davanti a una ventina di rappresentanti di paesi che hanno aderito all’organismo, sostenendo che “tutti vogliono farne parte” e che questa entità potrebbe persino rivaleggiare o sostituire l’Organizzazione delle Nazioni Unite in futuro.
Davos non è mai stato un luogo per chi cerca moderazione. L’arrivo di Trump ha trasformato le montagne svizzere in un’arena di rivendicazioni unilaterali, tweet anticipati e nostalgie imperiali. In un discorso di 72 minuti, il presidente americano ha rivendicato il diritto degli Stati Uniti su Groenlandia, preso di mira il Canada e deriso alleati europei, il tutto mentre prometteva di non usare la forza. La narrazione era chiara: l’America deve dominare, proteggere e sviluppare territori che altri – Danimarca, Canada, Francia – non sanno gestire.
La visione di Yuval Noah Harari al World Economic Forum di Davos è stata tanto provocatoria quanto inquietante: l’umanità potrebbe perdere il controllo sul linguaggio, il suo “superpotere” distintivo, sotto la pressione di intelligenze artificiali sempre più autonome. Non parliamo di algoritmi passivi che suggeriscono parole o completano frasi, ma di agenti capaci di operare, decidere e influenzare sistemi complessi, dai mercati finanziari alle religioni organizzate, sfruttando la pura forza delle parole. Il linguaggio, che ha permesso a Sapiens di costruire civiltà e creare fiducia tra sconosciuti, rischia di diventare territorio esclusivo delle macchine.
Harari non ha usato mezze misure. La sua analisi parte dal concetto che leggi, mercati e credenze religiose sono strutture costruite interamente sul linguaggio. Quando le parole diventano strumenti di dominio, e i sistemi di AI apprendono, manipolano e sintetizzano enormi quantità di testo, il rischio non è più fantascientifico: è istituzionale. Citando i testi sacri di religioni come ebraismo, cristianesimo e islam, Harari suggerisce che le macchine potrebbero assumere il ruolo di interpreti autoritari, modificando la percezione del sacro senza bisogno di emozioni o coscienza.
A Davos, tra una dichiarazione geopolitica e una stretta di mano strategica, c’è sempre un momento in cui qualcuno prova a riportare tutti con i piedi per terra. Quest’anno ci ha pensato Accenture, insieme al World Economic Forum, con uno studio dal titolo che suona come un avvertimento più che come uno slogan: Proof over Promise. Tradotto in linguaggio non da consulenti: basta parlare di quello che l’intelligenza artificiale potrebbe fare, guardiamo a quello che sta già facendo.
A Davos, tra un panel sulla sostenibilità e una colazione a base di consenso multilaterale, Dario Amodei ha deciso di alzare il volume. Non di poco. Ha preso una decisione amministrativa degli Stati Uniti, l’autorizzazione all’export di chip AI Nvidia H200 e di una linea AMD verso clienti cinesi “approvati”, e l’ha paragonata alla vendita di armi nucleari alla Corea del Nord. Non metaforicamente. Letteralmente. A quel punto la stanza era silenziosa, mentre a Santa Clara qualcuno probabilmente stava urlando contro un telefono acceso.
Donald Trump potrebbe presiedere il suo Board of Peace anche dopo aver lasciato la Casa Bianca. Non come anziano saggio, non come mediatore emerito, ma come presidente a tempo indeterminato, fino a eventuali dimissioni volontarie. In altre parole, una carica che somiglia più a un copyright che a un mandato politico. Questa non è una sfumatura procedurale. È la chiave di lettura dell’intera operazione.
A Davos, in questi primi due giorni del World Economic Forum, l’aria è quella delle grandi svolte che nessuno osa chiamare per nome. La cittadina svizzera, che ogni gennaio si trasforma nel centro di gravità del potere globale, oggi sembra più un osservatorio sismico che il salotto buono della globalizzazione. Tutti sentono le scosse, pochi fingono di non accorgersene. Il tema ufficiale è “Uno spirito di dialogo”, ma basta attraversare i corridoi del centro congressi per capire che qui il dialogo è diventato un esercizio di equilibrio su una faglia geopolitica che si allarga.
Nel World Economic Outlook Update di gennaio 2026, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) certifica la resilienza dell’economia globale: la crescita mondiale per il 2026 è confermata al 3,3% (+0,2% rispetto alle stime di ottobre 2025), in linea con il 2025, mentre per il 2027 si prevede un lieve rallentamento al 3,2% (invariato). Nonostante il rischio significativo rappresentato da una possibile nuova escalation delle tariffe commerciali (legate alle politiche protezionistiche USA), l’economia mondiale regge grazie al boom tecnologico trainato dall’intelligenza artificiale.
A Davos l’aria è sempre quella delle grandi promesse, ma quest’anno i numeri di PwC hanno il merito di riportare la conversazione su un terreno più concreto. La 29esima Ceo Survey presentata al World Economic Forum racconta un’Italia imprenditoriale che guarda al futuro con un certo sorriso sulle labbra, ma con le scarpe ancora un po’ impantanate nella realtà. Il 62 per cento dei Ceo italiani prevede una crescita dell’economia globale nei prossimi dodici mesi, in linea con il resto del mondo. Sull’economia di casa nostra l’entusiasmo si raffredda, ma resta comunque una fiducia diffusa che si riflette anche nei numeri di fatturato e margini, cresciuti più della media globale.
C’è un momento, nei mercati e nelle tecnologie, in cui il rumore di fondo diventa talmente alto da trasformarsi in silenzio. È quello che sta accadendo questa settimana, tra dazi evocati come armi negoziali, CEO in piumino che sorridono davanti alle telecamere e un’intelligenza artificiale che da promessa salvifica sta rapidamente diventando una voce di costo da spiegare agli investitori. Davos è tornata, Netflix e Intel stanno per parlare, Trump agita la Groenlandia come se fosse una leva finanziaria, e sotto la superficie si muove una domanda semplice e scomoda: chi sta davvero creando valore e chi sta solo consumando elettricità.
A pochi giorni dall’inizio del Forum di Davos 2026, il World Economic Forum ha pubblicato il suo Chief Economists’ Outlook e, come spesso accade con questi documenti, la sensazione è quella di trovarsi davanti a una fotografia in cui nessuno sorride davvero, ma quasi tutti provano a sembrare un po’ meno preoccupati rispetto a ieri. Il 53% degli economisti intervistati si aspetta un peggioramento delle condizioni economiche globali nel corso dell’anno. Non è una buona notizia, ma è comunque un miglioramento rispetto al 72% di settembre 2025. In altre parole, il mondo resta nervoso, ma almeno ha smesso di iperventilare.
In un momento cruciale per l’economia mondiale, l’incontro annuale del World Economic Forum del 2025 ha costituito una piattaforma per promuovere il dialogo, la cooperazione e le partnership, alla quale hanno partecipato 3.000 leader di governo, imprenditori, società civile e mondo accademico provenienti da oltre 130 paesi, tra cui 350 capi di stato e di governo e ministri, che si sono confrontati sul tema “Collaborazione per l’era intelligente”.
In un contesto in cui gli scenari geopolitici e geoeconomici stanno attraversando un cambiamento di paradigma, l’incontro ha esplorato come sfruttare i vantaggi delle nuove tecnologie in modo responsabile, rafforzare la resilienza sociale ed economica, salvaguardare il pianeta e promuovere la sicurezza regionale e globale.
Si è concluso il Forum Economico Mondiale di Davos, con una riflessione sul futuro dell’Europa e gli interventi di Christine Lagarde (Bce), di Kristalina Georgieva (Fmi) , Larry Fink (BlackRock) e Valdis Dombrovskis (Commissario Ue alla produttività).
La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, dal palco di Davos, ha lanciato il Global Energy Transition Forum, che include Paesi come Brasile, Sudafrica, Canada, Emirati Arabi Uniti e Gran Bretagna. “Abbiamo bisogno di buone notizie in questi tempi, e la buona notizia è che il mondo va più veloce che mai nella storia verso l’energia pulita. Nel 2024 il mondo ha investito 2mila miliardi in rinnovabili” ha sottolineato von der Leyen che ha chiuso dichiarando che “la transizione verde è in atto”.
Dario Amodei, una figura centrale nel panorama dell’intelligenza artificiale e CEO di Anthropic, ha recentemente espresso dichiarazioni che tracciano un quadro di rapido progresso per l’AI nei prossimi anni. Intervenendo a Davos 2025, ha delineato una visione ottimistica, ma allo stesso tempo carica di implicazioni, riguardo alle capacità crescenti dei sistemi di intelligenza artificiale. Il suo messaggio, che ha catturato l’attenzione di leader tecnologici, investitori e ricercatori, si può riassumere in una parola: accelerazione.
Amodei ha dichiarato: “Sono più fiducioso che mai che siamo molto vicini a capacità potenti”, una frase che lascia intendere non solo il progresso delle attuali tecnologie, ma anche la possibilità che l’umanità sia alle porte di un cambiamento epocale. Questo non è semplice ottimismo tecnologico; si tratta di una valutazione basata su anni di esperienza e una profonda comprensione delle tendenze emergenti.
Il World Economic Forum ha pubblicato oggi un nuovo rapporto che delinea come l’Intelligenza Artificiale può guidare la crescita economica inclusiva e il progresso sociale. Mentre l’AI ha il potere di rimodellare economie e società, garantire che i suoi benefici siano condivisi equamente rimane una sfida importante a livello globale. Il rapporto offre strategie ai leader per affrontare le preoccupazioni di equità, adattare l’Intelligenza Artificiale alle esigenze locali e guidare una crescita economica sostenibile e a lungo termine per tutti.
Il tema dell’incontro di quest’anno del Forum economico mondiale, “Collaboration for the Intelligent Age”, offre una buona opportunità per riflettere sull’Intelligenza Artificiale come strumento non solo di cooperazione, ma anche per fare riunire i popoli. E questo il pensiero di Papa Francesco che ha voluto far pervenire al World Economic Forum in corso a Davos e che riportiamo integralmente qui di seguito.
Il ciclone Trump si abbatte su Davos subito dopo aver firmato una serie di ordini esecutivi, con i quali il tycoon ha inaugurato la sua seconda Amministrazione passando dalle parole ai fatti, primi fra tutti l’uscita dagli Stati Uniti sia dagli accordi sul clima di Parigi (come peraltro era già accaduto nel corso della sua prima amministrazione) e dall’Organizzazione mondiale della sanità. In collegamento video con il World Economic Forum Trump si presenta dichiarando che la sua amministrazione “sta agendo con una velocità senza precedenti per rimediare ai disastri ereditati da un gruppo di persone totalmente incompetenti”, riferendosi all’amministrazione Biden.
Il 55° incontro annuale del World Economic Forum (WEF) si è aperto nella consueta cornice di Davos in Svizzera con un messaggio di collaborazione e ottimismo costruttivo da parte del fondatore e presidente Klaus Schwab. Il tema dell’evento, “Collaborazione per l’Era Intelligente“, sottolinea l’importanza di affrontare le sfide globali attraverso l’unità tra governi, imprese, società civile e mondo accademico.
Sono passati appena due giorni dal suo insediamento come 47° Presidente degli Stati Uniti eppure, come ci ha già abituati grazie alle sue esternazioni in libertà, Donald Trump è riuscito a catalizzare su di se l’attenzione del 55° World Economic Forum, tanto che nella cittadina di Davos sembra aleggiare un’ombra sui delegati, in attesa del suo intervento oggi, 23 gennaio, in collegamento video. Quel che è certo al momento è che l’effetto del suo discorso di inaugurazione si è fatto sentire, come dimostrano gli interventi di quanti hanno ritenuto di dover commentare le posizioni del nuovo Presidente Usa. Vediamo quali sono state queste reazioni.
La Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha espresso la sua posizione in merito alle politiche commerciali annunciate dal neoeletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante un’intervista rilasciata a CNBC a margine del 55° World Economic Forum in corso a Davos.
Il World Economic Forum ha recentemente lanciato la serie di report Industries in the Intelligent Age, una guida strategica per aziende e governi volta ad adottare e scalare l’Intelligenza Artificiale. Questa iniziativa, promossa dall’AI Governance Alliance, offre una visione completa delle tendenze di settore, delle applicazioni di successo e dei principali fattori abilitanti per stimolare l’innovazione, aumentare la competitività e promuovere una crescita sostenibile.
La logistica delle merci è responsabile di quasi la metà di tutte le emissioni di gas serra legate al trasporto e contribuisce per l’8% alle emissioni globali. Il White Paper “Intelligent transport, greener future: AI as a catalyst to decarbonize global logistics” presentato a Davos dall’AI Governance Alliance, analizza come l’Intelligenza Artificiale possa trasformare il settore, riducendo le emissioni fino al 15% grazie all’ottimizzazione delle operazioni, al miglioramento dell’utilizzo della capacità e al passaggio a modalità di trasporto a basse emissioni di carbonio.
Al 55° World Economic Forum di Davos, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha delineato una visione strategica per l’Europa, affrontando temi cruciali come la lotta al cambiamento climatico, la difesa del multilateralismo, l’adozione responsabile dell’Intelligenza Artificiale, il mercato unico dei capitali, la necessità di un riequilibrio dei rapporti commerciali con la Cina e delle sfide che attendono l’Europa nell’immediato futuro.
L’edizione del World Economic Forum che inizia oggi a Davos, si preannuncia sotto il segno delle tensioni geopolitiche e commerciali. Al centro dei riflettori c’è, ovviamente, Donald Trump, che interverrà in video il 23 gennaio, appena tre giorni dopo il suo secondo insediamento alla Casa Bianca. La sua retorica protezionista e le minacce di nuovi dazi sollevano preoccupazioni globali, con il rischio di un’intensificazione della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e il coinvolgimento di altri Paesi.
Le sfide della cybersicurezza per aziende e Paesi sono sempre più complesse e imprevedibili, al punto che un amministratore delegato su tre indica come prima preoccupazione per la propria azienda lo spionaggio cyber e la perdita di informazioni sensibili o furto di proprietà intellettuale. È quello che emerge dal Global Cybersecurity Outlook del World Economic Forum, uno studio incentrato sulla complessità crescente delle sfide alla cybersecurity derivante dalla rapida crescita di tecnologie emergenti, dall’incertezza prevalente nel quadro geopolitico, dall’evoluzione delle minacce, dalla vulnerabilità legata all’interdipendenza nelle catene del valore, oltre che in un gap sempre più ampio nelle competenze cyber e nelle sfide a livello normativo.
Dal 20 al 24 gennaio 2025, il piccolo villaggio alpino di Davos, in Svizzera, ospiterà la 55ª edizione del World Economic Forum (WEF), con la partecipazione di oltre 3.000 leader politici, economici, e sociali provenienti da tutto il mondo, tra cui 60 tra capi di Stato e Primi Ministri, per discutere le questioni più urgenti che modellano il futuro del pianeta. Molta attesa per la partecipazione del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che parteciperà al Forum con un collegamento video il 23 gennaio.
La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si recherà la prossima settimana a Davos per partecipare alla riunione annuale del Forum economico mondiale. Parteciperanno anche i Vicepresidenti esecutivi Ribera, Virkkunen e Séjourné, insieme ai Commissari Šefcovic, Dombrovskis, Hoekstra, Kubilius, Kos, Síkela, Roswall, Serafin, Jørgensen e Tzitzikostas.
Lunedì 20 gennaio, come ogni anno, i riflettori del mondo si accendono su un tranquillo villaggio delle Alpi svizzere, Davos, che si trasforma nel crocevia di leader politici, economisti, Ceo delle più grandi aziende globali, accademici e attivisti. Il World Economic Forum (WEF), che ospita il celebre incontro annuale, è molto più di un evento: è una piattaforma che definisce le agende globali e offre uno spazio unico per discutere le sfide del presente e del futuro.
Il Rapporto sul Futuro del Lavoro 2025, pubblicato dal World Economic Forum, offre una visione approfondita delle trasformazioni previste nel mercato del lavoro globale nei prossimi anni. Questo documento analizza come le tendenze macroeconomiche, tecnologiche e sociali influenzeranno l’occupazione e le competenze necessarie per affrontare le sfide future.
Davos 2024: Sam Altman e l’incognita dell’Intelligenza Artificiale. Tra opportunità e timori globali
L’Intelligenza Artificiale, come abbiamo visto, è stato il tema centrale del World Economic Forum appena concluso e il fondatore di Chat-GPT Sam Altman è stato la superstar assoluta tra le centinaia di Ceo accorsi a Davos.
Quattordici mesi fa ha sorpreso il mondo intero con Chat-GPT. Improvvisamente, l’Intelligenza Artificiale era in grado di fare ciò che fino ad allora era stato dominio esclusivo dell’uomo: scrivere testi, dipingere, creare immagini, fare musica, scrivere programmi, generare video da una semplice istruzione di testo e molto altro.
Quando i leader mondiali e i rappresentanti del mondo economico e finanziario sono arrivati a Davos per l’edizione 2024 del World Economic Forum, sono stati accolti da billboard, annunci e vetrine inneggianti all’Intelligenza Artificiale.
Sulla Promenade, la via principale di Davos, i giganti della tecnologia, tra cui Salesforce, IBM e Intel, ma anche società di consulenza con Bain & Company, hanno tappezzato vetrine ed edifici con annunci sull’intelligenza artificiale.