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Sovranità digitale, l’altra faccia della medaglia: se staccarsi dagli Stati Uniti diventa un rischio per la difesa europea

La sovranità tecnologica europea ha una caratteristica piuttosto particolare: è molto più semplice da sostenere in linea di principio che da applicare quando bisogna decidere quale cloud utilizzare per far funzionare un esercito. Ed è probabilmente proprio qui che comincia la parte più complicata della strategia lanciata a giugno dalla Commissione europea.

Il Giappone guarda a Palantir per la difesa. Ma la vera partita di Tokyo è la sovranità nell’AI militare

La decisione del Giappone di valutare l’adozione del Maven Smart System di Palantir Technologies per supportare il comando e il controllo delle Forze di Autodifesa rappresenta molto più di una scelta tecnologica. È il simbolo di un dilemma che accomuna ormai gran parte delle democrazie occidentali: affidarsi alle piattaforme americane per rafforzare la sicurezza nazionale oppure investire nella costruzione di una propria autonomia strategica.

I robot di Saipem scendono a 3mila metri: così l’AI trasforma i droni subacquei nei nuovi guardiani invisibili dei mari

Per decenni il fondale marino è stato il luogo perfetto per tutto ciò che l’umanità preferiva non vedere troppo da vicino. Oleodotti, cavi sottomarini, infrastrutture energetiche, sistemi strategici e chilometri di pipeline nascosti sotto migliaia di metri d’acqua. Adesso, però, laggiù stanno arrivando nuovi abitanti: droni autonomi alimentati dall’intelligenza artificiale, capaci di restare sul fondo del mare per mesi senza bisogno di equipaggi umani o grandi navi di supporto.

Prysmian vola nel Q1 2026: l’AI trasforma i cavi in oro e la fibra vola a prezzi raddoppiati

Mentre il mondo si interroga su quanto l’intelligenza artificiale stia davvero cambiando le regole del gioco, Prysmian ha fornito una risposta concreta con i numeri del primo trimestre 2026. Il colosso italiano dei cavi ha chiuso il periodo con ricavi per 5,218 miliardi di euro, in crescita organica del 5% rispetto ai 4,771 miliardi dell’anno precedente. L’adjusted EBITDA ha raggiunto i 601 milioni, l’utile netto è balzato a 253 milioni dai 155 milioni precedenti e il free cash flow ha toccato quota 1,191 miliardi, consentendo una robusta riduzione dell’indebitamento da 4,884 a 3,818 miliardi.

A spingere davvero l’acceleratore è stata però la combinazione tra infrastrutture tradizionali e la fame insaziabile di connettività generata dall’AI.

Sovranità digitale o dipendenza strategica? Il Regno Unito scopre il lato oscuro della Silicon Valley

Qualcuno a Westminster ha iniziato a farsi una domanda piuttosto scomoda: quanto è davvero autonoma la difesa britannica se i dati, il vero carburante delle operazioni moderne, passano sempre più spesso per piattaforme americane? Non è un dibattito accademico, ma una questione che tocca nervi scoperti tra sicurezza nazionale, tecnologia e geopolitica.

Trump riapre ad Anthropic: l’AI tra difesa, potere e nuovi equilibri del venture capital

Washington scopre che con l’intelligenza artificiale le posizioni nette durano meno di un ciclo di aggiornamento software. La vicenda che coinvolge Anthropic e l’amministrazione guidata da Donald Trump è l’esempio perfetto di come la geopolitica dell’AI possa cambiare direzione nel giro di poche settimane, passando da minaccia per la sicurezza nazionale a possibile partner strategico.

Mythos, potere e paranoia: la Casa Bianca corteggia Anthropic mentre il Pentagono storce il naso

La scena sembra uscita da un thriller tecnologico scritto a quattro mani tra Silicon Valley e Washington. Da una parte la Casa Bianca che valuta con crescente interesse l’adozione di Mythos Preview, il nuovo e potente modello di AI sviluppato da Anthropic. Dall’altra il Pentagono, impegnato in una disputa legale con la stessa azienda e pronto a etichettarla come rischio per la supply chain. Nel mezzo, un governo federale che si muove con cautela tra opportunità strategiche e timori, in una partita dove la posta in gioco è la sicurezza nazionale.

AI, Cina e Iran: come l’intelligence artificiale privata sta riscrivendo le regole della guerra, mentre Trump annuncia la tregua

88 minuti. Tanto mancava a un possibile punto di non ritorno, prima che Donald Trump annunciasse, a sorpresa, una tregua di due settimane con l’Iran. Una pausa che ha evitato bombardamenti su infrastrutture strategiche e che ha restituito al mondo una sensazione quasi dimenticata: sollievo. Ma mentre la diplomazia rallenta, un’altra dinamica continua a muoversi a velocità molto diversa. Silenziosa, distribuita, difficilmente tracciabile. E soprattutto privata. Perché dietro le quinte del conflitto tra Stati Uniti e Iran si sta delineando un nuovo fronte: quello dell’intelligence generata dall’intelligenza artificiale e venduta sul mercato.

Difesa europea, il cloud si fa sovrano: la mossa strategica di OVHcloud tra AI e nuovi talenti

La trasformazione digitale delle forze armate europee non è più una prospettiva futuristica buona per i convegni, ma una realtà concreta che si gioca tra server, algoritmi e una parola sempre più ricorrente: sovranità. In questo scenario si inserisce l’annuncio di OVHcloud, che all’InCyber Forum 2026 ha deciso di accelerare le proprie attività nel settore della difesa, con un approccio che mescola infrastrutture cloud, intelligenza artificiale e un pizzico di pragmatismo europeo.

Guerra algoritmica: Shield AI raccoglie 2 miliardi e accelera la corsa globale all’autonomia militare

Due miliardi di dollari non sono solo un investimento: sono una dichiarazione strategica. Shield AI ha chiuso un round che porta la sua valutazione a 12,7 miliardi, più del doppio in un anno. Un dato che racconta meglio di qualsiasi analisi dove si sta dirigendo l’equilibrio tra tecnologia, difesa e potere.

Non si tratta semplicemente di droni più sofisticati. Il vero prodotto di Shield AI è l’autonomia. Sistemi capaci di operare senza pilota umano, prendere decisioni in ambienti complessi e adattarsi in tempo reale. In altre parole, software che trasforma macchine in attori operativi.

Difesa europea in versione startup: con AGILE Bruxelles accelera su AI e innovazione

L’Europa scopre il fascino della velocità. Non quella delle auto sportive, ma quella dei cicli di innovazione tecnologica, che nel mondo contemporaneo fanno la differenza tra chi guida il cambiamento e chi lo rincorre. Con il lancio del programma AGILE da 115 milioni di euro, la Commissione europea prova a trasformare il modo in cui il continente sviluppa e adotta tecnologie per la difesa, con un approccio che strizza l’occhio più alle startup che ai tradizionali iter burocratici.

Europa alla prova della realtà: competitività, energia e AI al centro del Consiglio europeo

Nel lessico sempre prudente delle istituzioni europee, l’espressione “fare un grande passo avanti” suona quasi rivoluzionaria. Quando a pronunciarla è Friedrich Merz al suo arrivo al Consiglio europeo del 19 marzo scorso, significa che qualcosa si è incrinato nella comfort zone del continente. Non una crisi improvvisa, ma la presa di coscienza che il mondo attorno corre più veloce e con meno scrupoli. Da questo punto di vista, il vertice di Bruxelles ha messo sul tavolo un dato ormai evidente: competitività, energia, difesa e tecnologia non sono più dossier separati, ma capitoli della stessa storia. E l’Europa, per restare rilevante, deve imparare a raccontarla tutta insieme.

Leonardo-Iveco, nasce il gigante terrestre della difesa: l’Italia scopre la scala industriale

Il riassetto della difesa europea passa sempre più da operazioni industriali concrete. L’acquisizione del business Defence di Iveco Group da parte di Leonardo per 1,6 miliardi di euro segna uno di quei momenti in cui la strategia smette di essere un documento e diventa una linea di produzione. Non è solo un’operazione finanziaria. È un passaggio che racconta come sta cambiando la geopolitica industriale europea, dove la difesa torna ad essere un settore centrale e, soprattutto, integrato.

Cyberattacchi in Italia: lo Stato nel mirino. Perché il settore governativo è diventato il bersaglio principale

L’immagine cinematografica dell’hacker solitario che tenta di violare qualche database aziendale appartiene ormai a un’altra epoca. Il cybercrime contemporaneo assomiglia molto di più a un ecosistema organizzato che osserva attentamente le infrastrutture digitali di governi, istituzioni e industrie strategiche.

I numeri più recenti relativi all’Italia raccontano una storia piuttosto chiara. Il Rapporto 2026 di Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica che riunisce oltre 700 organizzazioni del sistema Paese, indica un incremento significativo degli attacchi informatici nel nostro Paese: un aumento del 290% degli attacchi cyber contro il settore governativo e militare italiano. AI, attivismo digitale e tensioni geopolitiche amplificano i rischi per il sistema Paese.

Guerra algoritmica e chip sovrani: perché l’uso dell’AI da parte degli Usa in Iran spinge la Cina ad accelerare l’autonomia tecnologica

Quello che sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente ci mostra come l’intelligenza artificiale non sia più soltanto il motore delle raccomandazioni online o dei chatbot aziendali ma sia entrata stabilmente nel lessico operativo dei conflitti contemporanei. L’impiego da parte del Dipartimento della Difesa statunitense di sistemi di AI nelle operazioni attualmente in corso contro l’Iran sta avendo un effetto che va oltre il teatro mediorientale. A migliaia di chilometri di distanza, a Pechino, il dibattito sull’autosufficienza tecnologica ha ricevuto un’improvvisa accelerazione.

OpenAI conquista il Pentagono dopo il caso Anthropic: sicurezza, potere e nuovi equilibri nell’AI militare

La partita tra intelligenza artificiale e difesa americana non conosce pause. Dopo il braccio di ferro tra il Anthropic e il Pentagono, culminato con lo stop imposto dall’amministrazione di Donald Trump all’uso dei suoi sistemi nelle agenzie federali, la scena è stata rapidamente occupata da un altro protagonista. OpenAI ha annunciato un accordo con il Dipartimento della Difesa per fornire le proprie tecnologie di intelligenza artificiale anche su sistemi classificati.

AI e Difesa. Crosetto: la nuova corsa agli armamenti passa dagli algoritmi

Il campo di battaglia del XXI secolo non è fatto soltanto di carri armati, portaerei o caccia di ultima generazione. È fatto anche di dati, potenza di calcolo, infrastrutture digitali e modelli predittivi. Quando il ministro della Difesa Guido Crosetto afferma che l’intelligenza artificiale sta ridefinendo il concetto stesso di potere, non sta cedendo alla retorica tecnologica, ma fotografa un cambio di paradigma che investe sicurezza, geopolitica e industria.

Leonardo e Indra uniscono le forze nella cyber defence. L’Europa prova a blindare il suo cyberspazio

Nel grande Risiko della difesa europea non si muovono solo carri armati e caccia di sesta generazione. A volte le mosse decisive passano per stringhe di codice, data center e centri operativi che non dormono mai. È in questo scenario che si inserisce il Memorandum of Understanding firmato a Roma tra Leonardo e Indra, due dei principali attori industriali europei nel settore della difesa e della tecnologia. L’accordo punta a rafforzare la cooperazione nella cyber defence con un obiettivo dichiarato piuttosto ambizioso: espandere la presenza internazionale in Europa, nella Nato e in altri mercati ad alto potenziale. Roma e Madrid quindi non vogliono limitarsi a difendere le proprie reti, ma aspirano a giocare un ruolo da protagonisti nella costruzione di un’architettura digitale europea più autonoma e meno dipendente da tecnologie extra continentali.

AI, navi drone e nuovi sensori: come cambia la difesa sottomarina

Per un secolo, l’oceano è stato il rifugio ideale per chi desiderava scomparire. Dagli U-Boot della prima guerra mondiale ai colossi a propulsione nucleare che solcano le profondità marine di oggi, i sottomarini hanno prosperato grazie a un semplice principio: la furtività. Le onde sonore viaggiano più lontano e più velocemente nell’acqua rispetto alle onde luminose o radar. Ciò significa che il suono è il modo più efficace per rilevare oggetti sott’acqua. La moderna guerra antisommergibile (Anti-Aubmarine Warfare ,ASW) è un continuo gioco al gatto e al topo che consiste nel rilevare, tracciare e scoraggiare i sottomarini nemici. Poiché il suono è l’unico linguaggio affidabile dell’oceano, l’ASW è stata principalmente una gara di ascolto. Ma le regole del gioco stanno cambiando.

Ombre invisibili sul Mediterraneo: l’ascesa dei droni all’ombra dell’oro nero

Immaginate un mare che custodisce segreti antichi quanto il mondo, un Mediterraneo che ha visto imperi sorgere e cadere, ora teatro di un gioco di ombre dove le pedine sono invisibili e letali. Non è più il tempo dei vecchi agenti con cappotti logori e valigette piene di documenti rubati; oggi, gli eroi di questa storia sono macchine volanti, sciami di droni che danzano sulle onde come fantasmi evocati da un’intelligenza lontana. E mentre l’Italia sonnecchia sotto il sole tiepido di dicembre, convinta che le sue coste siano al riparo da tempeste lontane, ecco che l’escalation si insinua, silenziosa come un sussurro nel vento ionico.

Leonardo, l’AI e la “difesa della pace”: il gioiello tecnologico italiano vola tra algoritmi, spazio e sicurezza globale

C’è un paradosso tutto italiano che Roberto Cingolani prova a smontare con pazienza scientifica e visione industriale nell’intervista rilasciata a Fortune Italia. Leonardo S.p.A., uno dei più grandi gruppi tecnologici europei e globali, continua a essere percepito da una parte dell’opinione pubblica come un’azienda legata esclusivamente alla produzione di armamenti da usare in guerra, mentre in realtà è uno dei principali motori dell’innovazione tecnologica, dell’intelligenza artificiale applicata e dei sistemi avanzati di sicurezza. Il punto di partenza del ragionamento dell’amministratore delegato è netto e volutamente provocatorio. Leonardo non produce guerra, ma tecnologia per difendere la pace. E in un mondo in cui la pace non è più un dato acquisito, ma un equilibrio fragile da proteggere, questa distinzione diventa tutt’altro che semantica.

Caccia a Ottobre Rosso 2.0: la Gran Bretagna schiera droni fantasma per dare la caccia ai sottomarini russi

Vi ricordate Sean Connery che emerge dalle acque gelide dell’Atlantico settentrionale con il suo Ottobre Rosso inseguito dal sottomarino americano USS Dallas, mentre la Guerra Fredda ribolle sotto la superficie? Bene, questa volta, 35 anni dopo quel thriller che ha tenuto incollati allo schermo milioni di spettatori, non è la marina americana ma la Royal Navy che sta scrivendo un sequel non fiction, dove i protagonisti non sono più capitani dal fascino intramontabile, ma droni sottomarini autonomi che pattugliano i fondali per tre mesi filati, in cerca di ombre russe che minacciano cavi di fibra ottica e rotte vitali.

Droni intelligenti e geopolitica smart: la nuova alleanza Indra–Edge decolla (e stavolta non in modalità kamikaze)

In un’epoca in cui ogni settore vuole definirsi “smart”, anche la difesa ha deciso di non essere da meno. Non più soltanto droni, ma droni “intelligenti”. E, per chi ha gusti più estremi, persino droni “kamikaze”, un termine che nessuna strategia di comunicazione è mai riuscita davvero ad addolcire. È in questo contesto che nasce la nuova joint venture firmata da Indra, colosso tecnologico spagnolo, e Edge, gigante della difesa degli Emirati Arabi Uniti, annunciata ufficialmente a Madrid e destinata a diventare uno dei più rilevanti poli industriali europei nel settore delle tecnologie autonome per la sicurezza.

Guerra Ibrida 2030: Crosetto suona la sveglia. L’Italia vuole un’Armata Cyber da 5.000 uomini e un Centro Anti-Disinformazione

Se qualcuno pensa che la guerra ibrida sia ancora un concetto da convegno accademico, il non-paper del ministro Guido Crosetto pubblicato ieri in occasione della riunione del Consiglio Supremo di Difesa, intitolato Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva, ha il pregio di riportarci bruscamente alla realtà. E lo fa con la franchezza di chi ha smesso di credere che basti alzare un firewall più alto per dormire sonni tranquilli.

La Germania scopre il chip nazionale: nasce la strategia per l’autonomia digitale europea

È ufficiale: anche Berlino vuole il suo chip. Non quello da aperitivo, ma quello che, in un mondo dominato da silicio, intelligenza artificiale e geopolitica, vale più dell’oro. Il governo tedesco ha approvato la nuova “Strategia per la microelettronica”, un piano ambizioso che promette di trasformare la Germania in una potenza autonoma nella produzione di microprocessori e tecnologie strategiche. “L’obiettivo è rafforzare l’autonomia europea”, ha dichiarato Stefan Kornelius, portavoce del governo federale, con quella calma teutonica che fa sembrare perfino un piano decennale una faccenda di routine.

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