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Frontier AI e cybersecurity: gli Stati Uniti vogliono testare i limiti dei modelli più potenti prima del rilascio

Dopo gli episodi che hanno mostrato le capacità offensive dei nuovi agenti AI in ambienti controllati, la Casa Bianca coinvolge OpenAI, Anthropic, Google e Meta nella definizione di un framework volontario per valutare i rischi cyber dei modelli più potenti.

Il Nobel Omar Yaghi sceglie la Cina: la nuova sfida dell’AI si gioca sui talenti scientifici tra Usa, Cina ed Europa

Tutti noi abbiamo sempre conosciuto gli Stati Uniti come il luogo dove i migliori scienziati del mondo andavano per fare ricerca. Oggi sembrerebbe che quella certezza inizi a mostrare qualche crepa. Il trasferimento del Premio Nobel per la Chimica 2025 Omar Yaghi dalla California alla Cina non è soltanto una scelta personale di carriera, ma il simbolo di una competizione più ampia: quella per il controllo della prossima generazione di innovazione scientifica, dove l’intelligenza artificiale sta diventando il principale acceleratore.

Trump vola a Pechino: sul tavolo dazi, petrolio, Taiwan e il fantasma dell’Iran

Il 14 e 15 maggio il presidente americano incontrerà Xi Jinping nella capitale cinese per la prima visita di un leader USA in Cina dal 2017. Sul tavolo un po’ di tutto: commercio, energia, tecnologia e una guerra in Medio Oriente che cambia le carte in gioco.

Mancano pochi giorni e i SUV blindati Suburban del Secret Service sono già arrivati a Pechino su aerei da trasporto C-17, la “Bestia” presidenziale è in viaggio, e Donald Trump, che su Truth ha già definito il prossimo incontro con Xi Jinping “un evento epocale”, è pronto a rimettere piede in Cina per la prima volta da quando era presidente nel 2017. Il vertice, a lungo ritardato e originariamente previsto per marzo 2026, è stato finalizzato, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, per il 14 e 15 maggio: Trump si recherà a Pechino per incontrare Xi Jinping in quello che si preannuncia come uno dei bilaterali più carichi di tensione, aspettative e dossier irrisolti degli ultimi anni.

L’alleanza anti-Cina dei big dell’AI: Google, OpenAI e Anthropic uniscono le forze per fermare il saccheggio dei loro modelli

In un settore dove la competizione è feroce e ogni punto percentuale di benchmark può valere miliardi, tre dei più grandi rivali dell’intelligenza artificiale americana hanno deciso di fare qualcosa di inaspettato: collaborare.

Google, OpenAI e Anthropic hanno iniziato a condividere informazioni attraverso il Frontier Model Forum, il consorzio che loro stessi hanno fondato nel 2023 insieme a Microsoft, per individuare e contrastare i tentativi di “distillazione avversaria” messi in atto dai laboratori cinesi.

BCG: sovranità digitale o illusione strategica? Perché l’AI globale non si lascia rinchiudere nei confini nazionali

Molto probabilmente è l’espressione più usata nel corso di questi primi mesi del 2026. Tuttavia, parlare di sovranità digitale oggi rischia di ridursi a un esercizio di retorica: suggestivo e politicamente efficace, ma difficilmente sostenibile quando si entra nei dettagli concreti. È esattamente questa la tesi, piuttosto netta, che emerge da una recente analisi di Boston Consulting Group, secondo cui l’idea di una piena autonomia nell’intelligenza artificiale non è solo ambiziosa, ma nella maggior parte dei casi semplicemente irrealistica.

Corte d’Appello Usa boccia il ricorso di Anthropic: il Pentagono può mantenere Claude in black list

In una mossa che sembrerebbe far segnare un punto a favore dell’amministrazione Trump nel suo scontro con Dario Amodei sul tema della sicurezza, la Corte d’Appello federale del Distretto di Columbia ha respinto ieri la richiesta di Anthropic di sospendere temporaneamente la designazione del Pentagono come “rischio per la catena di fornitura nazionale”. L’azienda californiana, creatrice del modello Claude, resta quindi, almeno per ora, nella lista nera del Dipartimento della Difesa (ribattezzato Department of War dall’attuale amministrazione).

Trump e Xi: missili nel Golfo, un vertice che slitta e l’Iran come imprevisto nel duello Usa-Cina

Quando Donald Trump ha annunciato di voler rimandare di un mese il suo attesissimo viaggio a Pechino, nessuno ha finto sorpresa. La ragione ufficiale suonava limpida e pragmatica: con la guerra contro l’Iran in pieno svolgimento e lo Stretto di Hormuz trasformato in un collo di bottiglia che strozza il petrolio mondiale, il presidente americano preferiva restare a Washington a gestire la crisi piuttosto che posare per le foto di rito nella Città Proibita. Eppure, come spesso accade nei rapporti tra le due superpotenze, la superficie nasconde un intreccio più tortuoso di frustrazioni accumulate, silenzi diplomatici e calcoli di potere.

Trump chiama la Silicon Valley: tra AI, Big Tech e geopolitica

Quando la politica incontra la tecnologia, raramente lo fa in punta di piedi. La decisione di Donald Trump di arruolare alcuni tra i più influenti leader della Silicon Valley come consulenti per le politiche sull’intelligenza artificiale segna un passaggio che, più che sorprendente, appare quasi inevitabile. Se l’AI è la nuova infrastruttura del potere, tanto vale chiedere consiglio a chi la costruisce.

Nel nuovo President’s Council of Advisors on Science and Technology compaiono nomi che da soli raccontano un pezzo di economia globale. Mark Zuckerberg, Larry Ellison, Jensen Huang, Sergey Brin e Michael Dell entrano ufficialmente in una stanza dove, fino a qualche anno fa, si parlava di tecnologia con un certo distacco accademico.

Gli Stati Uniti spengono i laboratori, l’Europa accende i talenti: la nuova geopolitica della ricerca

Nel grande romanzo della scienza globale, gli Stati Uniti hanno sempre interpretato il ruolo del protagonista. Finanziamenti abbondanti, università di élite, ecosistemi capaci di trasformare idee in innovazione. Da quello che ci è dato osservare però, la trama sta cambiando e nemmeno troppo lentamente. Negli ultimi mesi, infatti, la politica scientifica americana ha imboccato una traiettoria che molti ricercatori descrivono con un eufemismo: discontinua. Tagli ai finanziamenti, congelamento dei grant, revisioni ideologiche dei progetti e una crescente incertezza amministrativa stanno ridisegnando il panorama della ricerca negli USA. Non è solo una questione di numeri, ma di fiducia nel sistema.

Nvidia frena sui chip per la Cina: tra geopolitica, AI e nuovi superprocessori la partita dei semiconduttori si complica

La relazione tra Nvidia e il mercato cinese assomiglia sempre più a una serie televisiva ricca di colpi di scena geopolitici. L’ultimo episodio arriva con la decisione dell’azienda guidata da Jensen Huang di interrompere la produzione dei chip H200 destinati alla Cina, riallocando la capacità produttiva presso TSMC verso la nuova e attesissima architettura Vera Rubin. La scelta appare, almeno sulla carta, perfettamente razionale. L’incertezza che circonda i rapporti tra Washington e Pechino ha raggiunto livelli tali da rendere difficile pianificare anche le strategie industriali più solide.

Guerra algoritmica e chip sovrani: perché l’uso dell’AI da parte degli Usa in Iran spinge la Cina ad accelerare l’autonomia tecnologica

Quello che sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente ci mostra come l’intelligenza artificiale non sia più soltanto il motore delle raccomandazioni online o dei chatbot aziendali ma sia entrata stabilmente nel lessico operativo dei conflitti contemporanei. L’impiego da parte del Dipartimento della Difesa statunitense di sistemi di AI nelle operazioni attualmente in corso contro l’Iran sta avendo un effetto che va oltre il teatro mediorientale. A migliaia di chilometri di distanza, a Pechino, il dibattito sull’autosufficienza tecnologica ha ricevuto un’improvvisa accelerazione.

La guerra silenziosa delle terre rare: Africa, Medio Oriente e la strategia americana per contenere la Cina

Le terre rare non fanno rumore come i missili, non sfilano nei comunicati stampa con la solennità delle portaerei, ma oggi contano quanto e più del petrolio. La partita che si sta giocando in Africa tra Stati Uniti e Cina non è una semplice competizione commerciale. È un capitolo centrale della nuova geopolitica delle catene di approvvigionamento, dove minerali critici, intelligenza artificiale e rotte energetiche si intrecciano in un’unica strategia di contenimento.

Geopolitica del Futuro. Stati Uniti: la grande corsa all’AI e il rischio blackout. Cosa può fermare il sogno tecnologico americano

Dalla sfiducia pubblica all’eccesso di debito, fino alla carenza di elettricità e infrastrutture, ecco cosa potrebbe rallentare il boom dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti nella sfida globale con la Cina.

Serie: Atlante dell’AI globale

L’America corre verso l’intelligenza artificiale come se fosse una nuova corsa all’oro. Capitali abbondanti, startup valutate miliardi, colossi tecnologici pronti a investire cifre record. Il copione sembra già scritto: leadership globale, innovazione di frontiera, nuovi monopoli digitali. Eppure la storia economica insegna che ogni boom contiene i semi del proprio rallentamento.

OpenAI conquista il Pentagono dopo il caso Anthropic: sicurezza, potere e nuovi equilibri nell’AI militare

La partita tra intelligenza artificiale e difesa americana non conosce pause. Dopo il braccio di ferro tra il Anthropic e il Pentagono, culminato con lo stop imposto dall’amministrazione di Donald Trump all’uso dei suoi sistemi nelle agenzie federali, la scena è stata rapidamente occupata da un altro protagonista. OpenAI ha annunciato un accordo con il Dipartimento della Difesa per fornire le proprie tecnologie di intelligenza artificiale anche su sistemi classificati.

Geopolitica del Futuro. Africa: il continente che cresce mentre il mondo discute

Dalla Digital Silk Road di Pechino al Piano Mattei di Roma, il continente africano diventa il banco di prova della nuova geopolitica dei dati, dell’energia e dell’intelligenza artificiale

Serie: Atlante dell’AI globale

L’Africa non è più il “mercato emergente” da evocare nei panel di Davos quando serve una nota di ottimismo. È invece il laboratorio dove si stanno testando, spesso prima che altrove, i nuovi equilibri tra demografia, tecnologia, crescita economica e potere geopolitico. E mentre l’Occidente è impegnato a regolamentare l’intelligenza artificiale prima ancora di averla scalata davvero, il continente africano la sta adottando in modo pragmatico, rapido e, soprattutto, conveniente. I numeri aiutano a inquadrare il contesto. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia africana raggiungerà i 3,32 trilioni di dollari nel 2026.

Stagflazione nell’era dell’AI? Perché il Pil Usa rallenta nonostante il boom dell’intelligenza artificiale

A leggere i numeri che chiudono il 2025 dell’economia americana si nota un paradosso. Mentre le conferenze sull’intelligenza artificiale celebrano aumenti di produttività, automazione intelligente e una nuova età dell’oro digitale, il Pil degli Stati Uniti rallenta bruscamente all’1,4% nel quarto trimestre, con un’inflazione che risale al 2,9% secondo l’indice Pce, quello preferito dalla Federal Reserve. In altre parole, l’economia più tecnologicamente avanzata del pianeta corre sull’AI ma inciampa sulla crescita.

Monaco 2026, “Under Destruction”: la settimana in cui l’Europa si è guardata allo specchio

Per l’Unione europea quella appena passata è stata una di quelle settimane in cui si ha la sensazione che la storia stia bussando alla porta con una certa insistenza. Prima il Consiglio informale di Alden Biesen, nelle Fiandre. Poi l’European Industry Summit ad Anversa. Infine, la tappa più simbolica: la Munich Security Conference. Sul tavolo, una domanda che suona quasi esistenziale: come può l’Europa restare competitiva e strategicamente rilevante in un mondo stretto tra Stati Uniti e Cina?

L’Europa al bivio. Dal One Market Act all’Unione dei capitali, la strategia per non rimanere schiacciati tra Washington e Pechino

Al castello fiammingo di Alden Biesen, sotto una pioggia che sembrava perfetta per ricordare ai leader europei che il clima non è l’unica cosa a essere cambiata negli ultimi anni, è andato in scena qualcosa di più di un ritiro informale sulla competitività. È stato, nei fatti, un momento di verità per l’Unione europea. Mario Draghi ed Enrico Letta hanno messo sul tavolo una diagnosi severa e una proposta ambiziosa: se l’Europa non accelera ora su mercato unico, investimenti, energia e intelligenza artificiale, rischia di trasformarsi definitivamente in un campo di gioco per le strategie industriali di Stati Uniti e Cina.

Draghi a Lovanio: l’Europa tra nostalgia e potere, ovvero perché il mercato non basta più

L’aula dell’Università di Lovanio, mentre Mario Draghi riceve la laurea honoris causa, non ascolta un discorso celebrativo ma una diagnosi piuttosto lucida, a tratti spietata, sullo stato dell’Europa. Il messaggio, semplificando senza tradirne il senso, suona più o meno così: il mondo è cambiato, le regole anche e l’Unione Europea rischia seriamente di restare con un manuale di istruzioni di un prodotto ormai fuori catalogo.

Dalla forza del diritto al diritto della forza. Come cambiano i rapporti tra gli Stati nel XXI secolo

Negli ultimi decenni abbiamo raccontato a noi stessi una storia rassicurante: quella di un ordine internazionale fondato sulla forza del diritto, sulle regole condivise, sul multilateralismo come argine razionale al ritorno dei fantasmi del Novecento. Una storia imperfetta, certo, ma sufficientemente credibile da reggere guerre periferiche, crisi finanziarie, allargamenti geopolitici e persino l’illusione, durata poco, di una “fine della storia” [1]. Oggi quella narrazione scricchiola vistosamente. Non siamo ancora precipitati nel caos globale, ma il mondo del XXI secolo assomiglia sempre meno a una comunità regolata e sempre più a un sistema di rapporti di forza, dove il diritto sopravvive solo se compatibile con la potenza. In breve: dalla forza del diritto stiamo scivolando verso il diritto della forza.

Dal Mato Grosso all’orbita bassa: il Brasile accende internet cinese e sfida l’equilibrio geopolitico dei satelliti

Quando si parla di internet satellitare di solito l’immaginario corre a razzi riutilizzabili, imprenditori visionari e tweet notturni. Il Brasile invece ha scelto una traiettoria diversa, più silenziosa ma non meno carica di significati geopolitici. Dal 2026 la connessione satellitare nelle aree più remote del Paese arriverà grazie a una società cinese, SpaceSail, in partnership con la compagnia statale Telebras. Una decisione che tecnicamente punta a ridurre il digital divide, politicamente apre un nuovo capitolo nei rapporti tra America Latina, Cina e Stati Uniti e strategicamente manda un messaggio piuttosto chiaro anche a Washington.

Elements of Responsible Use of AI in Healthcare (RUAIH™)

La tempesta perfetta dell’intelligenza artificiale in sanità

La sanità americana è entrata in una nuova era, e questa volta non si tratta di un aggiornamento software o di un’ennesima promessa di digital transformation. Il 17 settembre 2025 la Joint Commission e la Coalition for Health AI hanno rilasciato il Responsible Use of AI in Healthcare framework, la prima guida nazionale firmata da un ente di accreditamento per garantire un uso sicuro, etico e trasparente dell’intelligenza artificiale nei flussi clinici e operativi. Non un semplice documento tecnico, ma il preludio di una nuova infrastruttura morale e regolatoria destinata a ridisegnare il rapporto tra tecnologia, medicina e fiducia.

Nvidia Blackwell e il controllo strategico dei chip AI: Trump chiude le porte alla Cina

Di fronte alle dichiarazioni di Trump sul divieto di esportare i chip Blackwell più avanzati, è utile smontare con occhio critico quello che è dire, quello che potrebbe fare, e quello che è già in atto.

Trump afferma che il nuovo Blackwell è “dieci anni avanti a ogni altro chip” e che “non lo diamo ad altri”, ribadendo l’intenzione di riservarlo agli Stati Uniti. In altre parole, i chip top-level sarebbero soggetti a restrizioni ancora più stringenti rispetto a quelle già vigenti sotto le politiche di controllo statunitensi.

Il ricatto della Cina sulle terre rare e la tregua (armata) Trump-Xi Jinping

In un mondo dove le supply chain sono catene al collo delle superpotenze, la Cina di Xi Jinping sa benissimo come stringere il cappio. Mentre i media occidentali continuano a dipingere Donald Trump come il bullo del commercio internazionale, con i suoi dazi “fantasiosi” e minacce recapitate con un tweet, la verità, forse, è un po’ più ironica: è Pechino che ha forzato la mano, trasformando le terre rare in un’arma geoeconomica letale.

Le azioni di Trump allora potrebbero essere lette non come frutto di un capriccio protezionista americano, ma come una reazione a una mossa calcolata di Xi, che ha trasformato il suo dominio sul 90% della raffinazione globale di questi minerali strategici in uno strumento di ricatto planetario.

Benvenuti nel nuovo capitolo della guerra commerciale, dove la narrativa consolidata si capovolge e Trump appare non come l’aggressore, ma come il difensore di un Occidente colto alla sprovvista e dove l’incontro che si è appena svolto a Busan, in Corea del Sud, tra il presidente americano e quello cinese più che una svolta segna più che una svolta una tregua (armata).

MAGA ha imparato ad amare la sicurezza dell’AI

Immagina lo scenario: un partito fondato sulla libertà, sulla retorica anti-élite, sull’odio per il “governo invadente”, che improvvisamente diventa il guardiano della sicurezza digitale. Ironico? Certo. Ma è quello che sta accadendo mentre il movimento MAGA (Make America Great Again) si contrae in una guerra interna sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Da simbolo del laissez-faire, alcuni dei suoi pezzi grossi si tramutano in paladini del “non lasciate che i chat-bot uccidano i nostri figli”.

Arabia Saudita e Stati Uniti, il ritorno del principe dei contratti

Mohammed bin Salman sta per tornare alla Casa Bianca, e non con le mani vuote. Il 18 novembre incontrerà Donald Trump in quello che si preannuncia come un vertice carico di simbolismo e miliardi. Secondo fonti vicine al dossier, sul tavolo ci saranno accordi su intelligenza artificiale, difesa, cooperazione nucleare e commercio. In altre parole, il pacchetto completo per riplasmare gli equilibri strategici tra Washington e Riyadh.

Il triangolo geopolitico dell’AI: libertà selvaggia, regole di ferro o controllo totale? REPORT

In un mondo dove l’AI genera testi più eloquenti di un discorso presidenziale e immagini capaci di ingannare persino i più esperti, molto probabilmente la domanda che dobbiamo porci non è più se regolare questa tecnologia, ma come. Viviamo, inutile nascondercelo, in un’arena geopolitica dove l’Europa brandisce il righello della compliance come un monito biblico, gli USA accelerano a tavoletta sul binario dell’innovazione “libera per tutti” (o quasi) e la Cina orchestra un balletto tra sorveglianza e supremazia tecnologica.

Addio ai 7.500 dollari che elettrizzavano l’America: come la fine dei crediti fiscali rischia di spegnere il sogno dei veicoli elettrici

Un caffè al Bar dei Daini

A ottobre 2025 gli Stati Uniti voltano pagina: i crediti fiscali federali per i veicoli elettrici (EV), una volta in grado di offrire fino a 7.500 dollari per veicolo, sono ufficialmente scaduti. Questi incentivi, introdotti con il Inflation Reduction Act del 2022, sono stati per anni il carburante finanziario che ha reso più digeribile l’acquisto di EV e ha spinto le case automobilistiche a investire in produzione. La loro cessazione genera interrogativi ben più grandi delle cifre in gioco: come manterrà il Paese lo slancio nella transizione verso un trasporto pulito?

La Regolamentazione AI si fa più Intelligente’: le lezioni dagli Stati USA nel 2025

Rivista.AI – Ottobre 2025 Report

Un anno dopo l’approvazione del pionieristico Colorado Artificial Intelligence Act (CAIA), il panorama legislativo statunitense sull’Intelligenza Artificiale ha subito una significativa evoluzione. I legislatori si stanno allontanando dai “quadri normativi onnicomprensivi” per abbracciare un approccio più mirato e incentrato sulla trasparenza.

La Svolta del 2025: da Framework Generici a Obiettivo Specifico

Nel 2025, nonostante l’introduzione di

210 proposte di legge sull’AI in 42 Stati , pochi quadri normativi ambiziosi sono diventati legge, con un tasso di promulgazione di circa il 9%. Il trend dominante si è concentrato su misure “più mirate, basate sull’obbligo di divulgazione” e studiate per casi d’uso o tecnologie specifiche.

Modelli AI cinesi dietro rispetto a quelli americani, tra performance costi e sicurezza

Il nuovo rapporto del governo statunitense ha alzato il sipario su una realtà che tutti sussurravano nei corridoi della Silicon Valley ma pochi avevano messo nero su bianco: i modelli AI cinesi restano indietro rispetto alle controparti americane, sia in termini di performance che di sicurezza, nonostante la loro crescente popolarità globale. A firmare l’analisi è il Centre for AI Standards and Innovation del NIST, insieme al Dipartimento del Commercio, che ha deciso di classificare piattaforme come DeepSeek nella categoria “adversary AI”. Non proprio il biglietto da visita ideale quando si parla di fiducia e adozione su larga scala.

Investimenti AI e la recessione americana che non osa dire il suo nome

L’economia americana oggi si regge su un paradosso tanto elegante quanto pericoloso. Se non fosse per i giganteschi investimenti AI delle Big Tech, probabilmente gli Stati Uniti sarebbero già entrati in recessione. Lo ha dichiarato senza troppi giri di parole Dario Perkins, economista di TS Lombard, uno che osserva i numeri con la freddezza di chi sa che dietro i grafici ci sono equilibri politici e poteri economici, non solo linee che salgono e scendono. Mentre consumi, occupazione e investimenti tradizionali rallentano, i data center spuntano come funghi steroidei, pompando miliardi dentro un’economia che assomiglia sempre più a un paziente attaccato a una macchina di ventilazione artificiale: funziona, ma non respira da solo.

Taiwan dice no agli USA: la guerra dei chip che infuria tra America e Cina

Taiwan ha detto no. Non è una dichiarazione da poco, soprattutto se pronunciata da una nazione che produce oltre il 90% dei semiconduttori avanzati al mondo. La richiesta degli Stati Uniti, avanzata dal Segretario al Commercio Howard Lutnick, era chiara: trasferire almeno il 50% della produzione di chip taiwanesi sul suolo americano. Ma Taipei ha risposto con fermezza: “Non abbiamo mai discusso né accettato una divisione equa nella produzione di semiconduttori”. La Vice Premier Cheng Li-chiun ha sottolineato che tale proposta non è mai stata parte delle trattative bilaterali in corso.

TikTok US valutazione da svendita: un prezzo politico che riscrive le regole del mercato tecnologico

Parliamo chiaro. La valutazione di TikTok US a 14 miliardi di dollari non è semplicemente bassa, è un insulto all’intelligenza economica. È come se ti offrissero una Ferrari a prezzo di utilitaria solo perché l’auto è parcheggiata in una zona a traffico limitato e il vigile ha deciso che non puoi muoverla se non con un nuovo proprietario. La decisione dell’amministrazione Trump di orchestrare la vendita forzata dell’app negli Stati Uniti ha imposto una cifra che grida al mercato: qui non comandano i multipli di ricavi o EBITDA, qui comanda la geopolitica.

La nuova politica industriale USA e l’illusione della mano invisibile che diventa visibile

La mano invisibile di Adam Smith, quella che per decenni ha dominato il mito del libero mercato americano, sembra aver deciso di uscire dall’ombra. Non più metafora ma appendice concreta di Washington che entra nel capitale di Intel, valuta partecipazioni in Lithium Americas e si riscopre improvvisamente paladina della politica industriale. Gli Stati Uniti, per anni maestri di deregulation e predicatori di concorrenza pura, oggi copiano maldestramente il playbook di Pechino. E lo fanno con la goffaggine di chi non ha memoria storica di come si costruisce un apparato industriale nazionale.

PWE Research cosa pensano davvero gli americani dell’intelligenza artificiale

È curioso osservare come la patria delle Big Tech, il Paese che ha trasformato il termine Silicon Valley in un marchio globale di innovazione, stia oggi guardando con sospetto la stessa intelligenza artificiale che esporta al resto del mondo. I numeri parlano chiaro: metà degli americani è più preoccupata che entusiasta dell’aumento dell’uso dell’AI nella vita quotidiana. Solo uno sparuto 10% osa dichiararsi “eccitato”. Il resto si posiziona nel mezzo, diviso tra inquietudine e fascino, come chi osserva un’auto senza conducente passare a un incrocio trafficato e si chiede se fidarsi o scappare.

Generative AI: l’intelligenza artificiale che invade le agenzie federali americane

Il governo federale degli Stati Uniti ha deciso di abbracciare l’intelligenza artificiale generativa con un entusiasmo che sfiora l’irrazionale. Dalla scrittura di codice alla risposta alle domande dei cittadini, strumenti ispirati a ChatGPT stanno facendo il loro ingresso in vari dipartimenti governativi. Alcuni vedono in questo un passo verso l’efficienza, mentre altri avvertono che la tecnologia viene adottata più velocemente di quanto sia pronta, sollevando rischi di eccessiva dipendenza, perdita di posti di lavoro e fiducia mal riposta.

Flat Tax italia e il sogno complicato degli americani che inseguono la dolce vita

Quello che ho letto su Forbes è la classica vetrina patinata che mostra il lato glamour dell’Italia come paradiso fiscale per ricchi americani, pensionati vagamente bohémien e digital nomad che credono di aver trovato la scorciatoia per “la dolce vita”. Ma la realtà è una tela più complicata, fatta di leggi che sembrano uscite da un manuale medievale, di burocrazia degna di Kafka e di quella irresistibile ambiguità italiana che ti offre un sorriso mentre ti complica la vita. Proviamo a smontare la facciata con lo sguardo di un tecnologo e CEO che non si accontenta dei titoli scintillanti, e soprattutto con la consapevolezza che quando si parla di tassazione globale, nulla è mai davvero semplice.

Nvidia e AMD pagheranno una quota delle vendite di chip ai cinesi: il nuovo patto americano che riscrive le regole del gioco

Un accordo “altamente insolito” sta scuotendo il mondo dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori. Nvidia e AMD, due colossi della produzione di chip AI, hanno accettato di cedere una fetta dei ricavi delle loro vendite in Cina al governo statunitense. Non è uno scherzo, né una mera questione di cortesia commerciale: il Financial Times ha svelato come Nvidia condividerà il 15% dei profitti derivanti dalle vendite dei suoi chip H20 in Cina, mentre AMD applicherà la stessa percentuale sulle entrate dei chip MI308. Un modo piuttosto diretto per mettere il governo americano dentro al business della tecnologia made in USA esportata ai rivali geopolitici.

La minaccia invisibile di Deepseek: quando l’open source cinese diventa una questione di sicurezza nazionale

È una di quelle storie che sembrano scritte da un algoritmo di distopia geopolitica. Da una parte, un’innocua AI open source che promette di democratizzare la conoscenza. Dall’altra, una rete invisibile che collega Hangzhou a Langley, passando per Capitol Hill. DeepSeek, un nome che suona quasi filosofico, è oggi l’ennesimo detonatore di una guerra fredda digitale che non ha bisogno di missili, ma di prompt, modelli di linguaggio e pesi condivisi su GitHub. Dietro il velo dell’open source si nasconde qualcosa di più denso, di più torbido, e ironicamente di meno trasparente.

Palantir l’impero dei dati conquista il Pentagono di nuovo

Quando Palantir Technologies chiude un accordo da 10 miliardi di dollari con l’esercito statunitense, non sta vendendo solo software. Sta vendendo visione, dominio cognitivo e l’illusione di una guerra algoritmica vinta prima ancora di essere combattuta. Questa non è una semplice commessa: è l’incoronazione. Il Dipartimento della Difesa ha appena reso Palantir il suo oracolo ufficiale, il suo motore di decisione, la sua lente analitica sul caos del mondo moderno.

La notizia, riportata anche dal Washington Post con enfasi degna di una vittoria elettorale, è chiara: un contratto quadro da 10 miliardi di dollari, potenzialmente valido per i prossimi dieci anni. Unificati sotto un’unica architettura 75 contratti sparsi, 15 principali e 60 correlati, come un esercito disordinato riunito finalmente sotto un’unica bandiera. L’obiettivo dichiarato? Ridurre i tempi di approvvigionamento, offrire accesso rapido agli strumenti di analisi, intelligenza artificiale e integrazione dati. L’obiettivo reale? Molto più ambizioso: riscrivere le regole del potere operativo.

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