
La politica americana dell’intelligenza artificiale sta entrando in una fase nella quale le relazioni istituzionali contano quasi quanto la disponibilità di capitale e capacità di calcolo. Meta lo ha capito e sta riorganizzando la propria presenza a Washington con un obiettivo preciso: mantenere un rapporto privilegiato con l’amministrazione repubblicana di Donald Trump senza compromettere il dialogo con i democratici, soprattutto in vista di un Congresso nel quale il controllo politico potrebbe cambiare. La notizia, riportata da Axios, racconta una trasformazione che va oltre il normale rafforzamento delle attività di lobbying. Mark Zuckerberg sta costruendo una struttura politica capace di accompagnare la crescita industriale dell’azienda, proteggendola dall’incertezza normativa che circonda l’intelligenza artificiale e, soprattutto, le infrastrutture necessarie per svilupparla.
Il punto centrale è che Meta non considera più i data center come una questione esclusivamente tecnologica. Sono diventati un tema di politica economica territoriale, con conseguenze dirette sulle amministrazioni locali, sull’occupazione e sui rapporti tra governo federale e Stati. La costruzione di grandi campus informatici richiede investimenti pluriennali, autorizzazioni, energia elettrica e accordi con le comunità interessate. Un cambiamento nella maggioranza parlamentare può quindi modificare le condizioni entro cui questi progetti vengono realizzati. Le preoccupazioni per il consumo energetico, l’utilizzo delle risorse idriche e l’impatto sulle tariffe elettriche stanno progressivamente trasformando i data center in una questione elettorale trasversale. Per Meta, sarebbe un errore affrontarla attraverso interlocutori appartenenti a una sola parte politica.
La mossa assume un significato ancora più interessante se si osservano le persone coinvolte. Michael Hacker, già collaboratore del deputato democratico Jim Clyburn, è entrato in Meta come vicepresidente per le iniziative legate al computing. Nick Schmit, proveniente dall’ufficio dell’ex segretaria al Commercio dell’amministrazione Biden Gina Raimondo, ha assunto il ruolo di direttore della gestione delle partnership strategiche. Sul versante repubblicano, Josh Raffel, già vicino a Dina Powell McCormick durante la prima amministrazione Trump, è stato nominato anch’egli vicepresidente per le iniziative di computing, mentre Pat Trueman, con un passato nella campagna presidenziale di Trump del 2024, è entrato nell’organizzazione che gestisce le politiche pubbliche negli Stati Uniti. La composizione del gruppo non è casuale. Meta sta cercando di assicurarsi interlocutori che conoscano direttamente il funzionamento delle istituzioni, indipendentemente dal partito che occupa le posizioni di governo.
Questa strategia si intreccia con un cambiamento organizzativo importante. Joel Kaplan, responsabile degli affari globali di Meta e figura centrale nella costruzione delle relazioni politiche dell’azienda negli ultimi quindici anni, lascerà il gruppo nel 2027. La transizione sarà guidata anche da Dina Powell McCormick, che ha assunto progressivamente maggiori responsabilità sulle relazioni esterne. La sua nomina a presidente e vicepresidente del consiglio di amministrazione, annunciata nel gennaio 2026, aveva già segnalato la volontà di Zuckerberg di affidare la gestione della nuova fase industriale a una figura con esperienza nella finanza internazionale e nei rapporti istituzionali. Adesso il suo perimetro operativo comprende anche il coordinamento delle relazioni politiche. about.fb.com+2
L’incontro di agosto con la Commissione democratica della Camera sull’intelligenza artificiale e sull’economia dell’innovazione è particolarmente indicativo. Zuckerberg e Powell McCormick hanno discusso con il deputato Josh Gottheimer, insieme agli altri copresidenti Ted Lieu e Valerie Foushee, della strategia AI di Meta e dei suoi programmi infrastrutturali. Il confronto ha riguardato anche gli effetti economici degli investimenti sui territori. Non si tratta di un dettaglio diplomatico: quando un’impresa presenta un progetto infrastrutturale da miliardi di dollari, deve dimostrare che il valore prodotto non rimane confinato nel bilancio aziendale. Le amministrazioni locali vogliono sapere quali benefici arriveranno alle comunità che ospiteranno le nuove strutture.
La Louisiana rappresenta un caso emblematico. Meta sta sviluppando un importante progetto nella parrocchia di Richland, mentre i suoi dirigenti hanno incontrato esponenti repubblicani e democratici dello Stato per discutere le ricadute dell’investimento. Un approccio analogo accompagna i progetti in Texas, Indiana e Oregon. L’azienda cerca di costruire una narrazione economica che possa essere condivisa da amministratori con orientamenti politici differenti: infrastrutture digitali come motore di sviluppo locale, opportunità professionali e investimenti di lungo periodo. Il programma Future Is for Everyone Fund, presentato con una dotazione annunciata di un miliardo di dollari, e America’s Workforce Academy si inseriscono in questa impostazione. Il messaggio è semplice: i data center non devono essere percepiti soltanto come grandi consumatori di elettricità, ma anche come investimenti capaci di generare benefici economici misurabili. Resta naturalmente da verificare quanto questi benefici siano proporzionati ai costi sostenuti dalle comunità ospitanti.
Qui emerge la questione industriale più rilevante. L’intelligenza artificiale generativa sta modificando la struttura degli investimenti tecnologici. Il vantaggio competitivo non dipende più soltanto dalla qualità degli algoritmi o dalla disponibilità di talenti. Dipende anche dalla possibilità di costruire e alimentare infrastrutture di calcolo su scala gigantesca. Meta deve finanziare data center, acquisire acceleratori, assicurarsi forniture energetiche e mantenere una capacità di calcolo sufficiente a sostenere lo sviluppo dei propri modelli. Questi investimenti hanno tempi di ammortamento lunghi e richiedono una stabilità normativa che nessuna grande azienda può considerare acquisita.
Il problema politico è che la regolamentazione dell’intelligenza artificiale sta diventando una questione bipartisan, ma non necessariamente per le stesse ragioni. Una parte del dibattito riguarda la sicurezza dei modelli, la protezione dei consumatori e la responsabilità delle piattaforme. Un’altra riguarda il consumo energetico, le autorizzazioni edilizie e la distribuzione territoriale dei benefici economici. Per i democratici possono assumere particolare rilievo gli effetti ambientali e le ricadute sulle comunità; per i repubblicani possono prevalere le questioni legate alla competitività industriale, alla sicurezza nazionale e alla riduzione della dipendenza tecnologica dalla Cina. Sono priorità differenti, ma possono convergere sulla necessità di mantenere gli Stati Uniti al centro della nuova economia del calcolo.
La strategia di Meta consiste precisamente nel presidiare questa convergenza. Zuckerberg ha già consolidato il rapporto con Trump, partecipando insieme a Jensen Huang e ad altri dirigenti dell’industria tecnologica a iniziative istituzionali dedicate agli impegni volontari sull’intelligenza artificiale. Adesso l’azienda sta ampliando il proprio raggio d’azione per evitare che un eventuale cambiamento degli equilibri parlamentari comprometta il dialogo con Washington. Il riferimento alle elezioni di midterm del 3 novembre 2026 non è secondario: il ciclo politico americano può cambiare rapidamente, mentre un data center non si costruisce né si ammortizza seguendo il calendario elettorale. Axios+2
C’è infine una lezione che riguarda l’intero settore tecnologico. Le grandi aziende dell’intelligenza artificiale stanno progressivamente assumendo caratteristiche che appartenevano tradizionalmente ai gruppi industriali strategici. La loro capacità di investire incide sulle politiche energetiche, sulla pianificazione territoriale e sulla sicurezza economica nazionale. Di conseguenza, le relazioni istituzionali non possono più essere considerate una funzione accessoria del dipartimento legale o della comunicazione. Diventano parte integrante della strategia industriale.
Meta sta quindi cercando di costruire una continuità politica che sopravviva alle alternanze elettorali. Non è necessariamente una garanzia di successo, perché la presenza di ex funzionari e collaboratori politici non elimina i conflitti che possono emergere intorno ai costi dell’infrastruttura AI. Ma rivela una consapevolezza precisa: nella prossima fase della competizione tecnologica americana, il capitale necessario per costruire l’intelligenza artificiale dovrà confrontarsi continuamente con il capitale politico necessario per ottenere il permesso di farlo. E Zuckerberg sembra intenzionato a non lasciare scoperto nessuno dei due fronti.
Fonti: Axios, Meta builds bipartisan influence team ahead of midterms; Reuters, Joel Kaplan lascia Meta nel 2027; Meta, nomina di Dina Powell McCormick.