Il bilancio trimestrale di Microsoft rivela la dimensione raggiunta dai rapporti economici con OpenAI: quasi l’11% del fatturato del gruppo proviene dagli accordi con la società guidata da Sam Altman. Tra ricavi, crediti commerciali, partecipazioni azionarie e investimenti nei data center, emerge una delle relazioni finanziarie più importanti, e complesse, dell’intera industria dell’intelligenza artificiale.
Dieci miliardi di dollari di ricavi in tre mesi. Non è il fatturato di una nuova divisione aziendale, né quello di un prodotto particolarmente fortunato, ma quanto Microsoft ha contabilizzato nel trimestre concluso il 30 settembre 2026 attraverso i propri accordi commerciali con OpenAI, compresi i meccanismi di condivisione dei ricavi.
Il dato compare nel Form 10-Q depositato presso la Securities and Exchange Commission il 28 ottobre e rappresenta una delle informazioni più significative emerse dall’ultima stagione delle trimestrali tecnologiche.
Microsoft ha chiuso il periodo con 92,3 miliardi di dollari di fatturato complessivo e i ricavi associati a OpenAI equivalgono quindi a circa il 10,8% del totale.
Una proporzione considerevole per una società delle dimensioni di Microsoft, che vende software, servizi cloud, infrastrutture e applicazioni a milioni di imprese e consumatori in tutto il mondo.
Ma il dato forse ancora più interessante si trova poche righe dopo, nello stesso documento: al 30 settembre Microsoft registrava 7,2 miliardi di dollari di crediti commerciali verso OpenAI, rispetto ai 6 miliardi del 30 giugno.
Non significa che OpenAI non stia pagando i propri debiti, né che quei crediti siano necessariamente scaduti, ma che una parte importante dei rapporti commerciali tra le due aziende si traduce in somme contabilizzate da Microsoft ma non ancora incassate alla data di chiusura del trimestre.
Si tratta di una distinzione fondamentale per comprendere come si stia finanziando l’espansione dell’intelligenza artificiale.
Il cliente che è anche un investimento
Il rapporto tra Microsoft e OpenAI è difficilmente riconducibile alle categorie tradizionali di fornitore e cliente. Microsoft è contemporaneamente investitore strategico, fornitore di infrastrutture cloud, partner tecnologico, distributore di prodotti basati sui modelli OpenAI e beneficiario di accordi di revenue sharing.
Inoltre, le due società competono sempre più direttamente in alcune aree del mercato dell’intelligenza artificiale, soprattutto nei servizi destinati alle imprese e nello sviluppo di agenti software.
La partecipazione azionaria di Microsoft in OpenAI è pari a circa il 24% su base convertita, secondo quanto riportato nel documento depositato alla SEC. Microsoft dichiara inoltre impegni complessivi di finanziamento relativi alla partecipazione per 13 miliardi di dollari, dei quali 12 miliardi già erogati al 30 settembre.
Si tratta di grandezze diverse, che non possono essere sommate come se rappresentassero un unico investimento. I 13 miliardi indicano gli impegni finanziari associati alla partecipazione, il 24% rappresenta la quota azionaria, i 10 miliardi trimestrali sono ricavi commerciali e i 7,2 miliardi sono crediti iscritti nello stato patrimoniale.
Considerati insieme, tuttavia, questi numeri mostrano quanto i rapporti economici tra le due aziende siano diventati profondamente interdipendenti. Microsoft non si limita a finanziare lo sviluppo di OpenAI nella speranza di ottenere un rendimento dalla partecipazione azionaria. Una parte rilevante del valore economico della relazione si manifesta direttamente nel proprio conto economico, attraverso ricavi generati dagli accordi commerciali.
OpenAI, a sua volta, utilizza infrastrutture e tecnologie necessarie per sviluppare, distribuire e commercializzare i propri modelli e il risultato è un sistema nel quale investimento finanziario e attività industriale si alimentano reciprocamente.

Dieci miliardi di ricavi non significano dieci miliardi di acquisti Azure
È necessario chiarire un aspetto che rischia di essere trascurato nella lettura dei risultati. Microsoft specifica che i 10 miliardi derivano dagli accordi commerciali con OpenAI, includendo i pagamenti previsti dai meccanismi di condivisione dei ricavi, ma non pubblica una scomposizione che permetta di distinguere con precisione quanto derivi dalla vendita di capacità computazionale Azure, quanto dagli accordi di revenue sharing e quanto da eventuali altre componenti commerciali.
Di conseguenza, non sarebbe corretto affermare che OpenAI abbia acquistato esattamente 10 miliardi di dollari di servizi Azure nel trimestre così come sarebbe altrettanto improprio utilizzare questa cifra per stimare direttamente i costi di infrastruttura sostenuti da OpenAI.
Il dato misura i ricavi contabilizzati da Microsoft nell’ambito della relazione commerciale, non l’intera struttura dei costi di OpenAI.
La distinzione è importante anche perché Microsoft ha registrato nel trimestre una crescita del 48% dei ricavi Azure, con un incremento di 10,8 miliardi di dollari rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma i due numeri, pur essendo vicini, non descrivono la stessa cosa: il primo riguarda i rapporti commerciali con OpenAI, il secondo l’aumento dei ricavi Azure sull’intera clientela. Non possono quindi essere sovrapposti.
Quello che possiamo affermare è che OpenAI rappresenta ormai una relazione commerciale di dimensioni tali da assumere rilevanza anche per la lettura dei risultati consolidati di Microsoft e questo cambia il modo in cui dobbiamo osservare la crescita del mercato dell’AI.
I 7,2 miliardi ancora da incassare
La seconda informazione riguarda i crediti commerciali. Al 30 giugno 2026 Microsoft registrava 6 miliardi di dollari di crediti verso OpenAI; tre mesi dopo, il valore è salito a 7,2 miliardi. L’incremento è di 1,2 miliardi, pari al 20%.
È un aumento significativo, ma non consente da solo di stabilire se OpenAI stia allungando i tempi di pagamento. Per arrivare a questa conclusione servirebbero informazioni sulle scadenze contrattuali, sulla composizione dei crediti e sui relativi incassi, che Microsoft non dettaglia nella comunicazione pubblica.
In particolare, non è possibile dedurre che dei 10 miliardi di ricavi registrati nel trimestre soltanto 2,8 miliardi siano stati incassati. I crediti di fine periodo comprendono infatti posizioni originate in momenti diversi, mentre gli incassi possono riferirsi a fatture emesse nei trimestri precedenti.
Tuttavia, questa precisazione contabile, non riduce l’importanza del fenomeno. Quando un’impresa registra ricavi molto elevati nei confronti di un singolo partner, l’andamento dei crediti commerciali diventa una variabile da monitorare insieme alla crescita del fatturato.
Il punto non è ipotizzare un’insolvenza, per la quale non emergono elementi da questi dati, ma comprendere quanto capitale circolante venga assorbito dalla relazione e quale sia la concentrazione economica verso una controparte.
In un settore caratterizzato da investimenti infrastrutturali senza precedenti, anche i tempi con cui i ricavi si trasformano in liquidità assumono un’importanza crescente.
Il circuito finanziario dell’intelligenza artificiale
Negli ultimi mesi, l’analisi dei bilanci delle grandi aziende tecnologiche ha mostrato un fenomeno ricorrente che abbiamo cercato di raccontare nella nostra inchiesta su “I soldi dell’AI”.
I principali operatori dell’intelligenza artificiale investono somme crescenti in data center, acceleratori, reti, energia, infrastrutture e, contemporaneamente, stipulano accordi commerciali pluriennali, partecipano al capitale di società che sviluppano modelli e finanziano direttamente o indirettamente la domanda di capacità computazionale.
Queste relazioni non sono necessariamente anomale. Le partecipazioni strategiche, gli accordi di fornitura e i finanziamenti industriali esistono da decenni. La differenza è la scala raggiunta dal settore AI e la velocità con cui gli impegni si stanno accumulando.
Nel caso Microsoft-OpenAI, il capitale investito contribuisce allo sviluppo di una società che, attraverso i propri prodotti e servizi, genera una domanda rilevante di infrastrutture tecnologiche e alimenta a sua volta ricavi commerciali per Microsoft.
Una parte di questi ricavi può essere legata a servizi infrastrutturali, un’altra ai meccanismi di condivisione dei ricavi. È un sistema nel quale il valore economico circola attraverso contratti differenti, con effetti distinti su conto economico, stato patrimoniale e rendiconto finanziario.
Questo non significa che i ricavi siano fittizi o che le operazioni siano prive di sostanza economica, piuttosto, che per valutare la sostenibilità finanziaria dell’industria non basta osservare il fatturato generato da ogni singola società ma occorre anche comprendere da dove proviene la domanda, chi la finanzia, quali impegni siano già stati assunti e quanto rapidamente i ricavi si trasformino in cassa.
È esattamente la questione che emerge anche dall’analisi degli investimenti infrastrutturali di Amazon, Alphabet, Oracle e degli altri grandi operatori del cloud: la crescita della domanda di intelligenza artificiale è ormai visibile nei bilanci, molto meno immediata è la ricostruzione dei flussi finanziari che la sostengono.
Da partner privilegiati a concorrenti
Il rapporto tra Microsoft e OpenAI sta inoltre attraversando una trasformazione strategica. ‘evoluzione degli accordi tra le due aziende ha progressivamente ampliato la libertà di OpenAI di utilizzare fornitori infrastrutturali alternativi, mentre Microsoft ha mantenuto importanti diritti commerciali e tecnologici.
Il risultato è una relazione meno esclusiva rispetto al passato, ma ancora caratterizzata da una forte interdipendenza economica: per Microsoft, OpenAI continua a rappresentare una fonte di tecnologia, ricavi e valore finanziario; per OpenAI, Microsoft rimane un partner infrastrutturale e commerciale fondamentale, anche mentre la società cerca di diversificare i propri fornitori e ampliare la propria autonomia industriale.
Nel frattempo, Microsoft sviluppa una strategia AI sempre più articolata, basata su applicazioni, agenti, infrastrutture e un’offerta multimodello.
Le due aziende hanno quindi un interesse comune a far crescere il mercato dell’intelligenza artificiale, ma non necessariamente interessi coincidenti su come distribuirne il valore.
È una tensione destinata ad assumere maggiore importanza man mano che l’AI si sposta dalla fase di sviluppo dei modelli a quella della commercializzazione su larga scala.
Il problema non è quanto fattura l’AI, ma chi paga la crescita
I 10 miliardi di ricavi trimestrali che Microsoft attribuisce agli accordi con OpenAI rappresentano una misura concreta della dimensione raggiunta dall’economia dell’intelligenza artificiale.
Non sono una previsione, una valutazione finanziaria o un impegno contrattuale futuro, sono ricavi registrati nel conto economico di una delle maggiori società quotate al mondo, ma proprio questa concretezza rende necessario esaminare anche le altre componenti della relazione.
Microsoft possiede circa il 24% di OpenAI, ha assunto impegni finanziari per 13 miliardi di dollari e registra 7,2 miliardi di crediti commerciali nei confronti della stessa società da cui deriva una quota rilevante del fatturato trimestrale.
Si tratta di elementi che, da soli, non dimostrano l’esistenza di una bolla finanziaria e non permettono neppure di concludere che la crescita dei ricavi sia artificiale, ma rivelano però un modello industriale nel quale la distinzione tra finanziatore, fornitore, cliente e partner strategico è diventata sempre meno netta.
Per gli investitori, e più in generale per chi cerca di comprendere la sostenibilità dell’attuale espansione dell’AI, la questione decisiva non è soltanto quanto rapidamente crescano i ricavi, ma capire quale parte di quella crescita sia sostenuta dalla domanda finale di imprese e consumatori, quale dipenda da rapporti commerciali interni all’ecosistema tecnologico e quanto capitale debba ancora essere investito prima che l’intero sistema generi ritorni proporzionati alle risorse impiegate.
Microsoft ha fornito un nuovo elemento per rispondere a queste domande: dieci miliardi di dollari di ricavi in un trimestre sono una cifra impressionante, ma la vera notizia è che l’economia dell’AI ha raggiunto una dimensione nella quale i rapporti finanziari tra i suoi protagonisti sono diventati importanti quasi quanto le tecnologie che sviluppano.
Proprio per questo riteniamo che, per comprendere chi stia davvero guadagnando dalla corsa all’intelligenza artificiale, sia arrivato il momento di guardare meno alle classifiche dei modelli e molto più alle note integrative dei bilanci.
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Fonti e nota metodologica – L’analisi si basa principalmente sul Form 10-Q di Microsoft relativo al trimestre concluso il 30 settembre 2026, depositato presso la Securities and Exchange Commission il 28 ottobre 2026.
I dati sui ricavi commerciali associati a OpenAI, sui crediti, sugli impegni di finanziamento e sulla partecipazione azionaria sono riportati nelle note al bilancio. I dati relativi ai risultati operativi e alla crescita di Azure provengono dal medesimo documento.
Le grandezze finanziarie sono mantenute distinte: i ricavi contabilizzati non coincidono necessariamente con gli incassi, i crediti commerciali non rappresentano automaticamente posizioni scadute e gli impegni di finanziamento non equivalgono a esborsi già sostenuti. Microsoft non pubblica una scomposizione completa dei 10 miliardi di ricavi associati a OpenAI per tipologia contrattuale.