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Paper. Dal modello alla fabbrica: perché la sovranità tecnologica è la sfida decisiva per l’industria italiana

L’intelligenza artificiale non è più soltanto una questione di algoritmi. Dati industriali, infrastrutture, cloud e procurement pubblico stanno diventando elementi centrali della competitività italiana.

Mentre il dibattito sull’intelligenza artificiale si concentra sui grandi modelli linguistici, sulle startup miliardarie e sulla competizione tra Stati Uniti e Cina e l’attenzione pubblica resta puntata su ChatGPT e sui modelli di frontiera, si sta giocando una partita molto più profonda che riguarda direttamente il futuro dell’industria europea.

È da questa consapevolezza che nasce Dal modello alla fabbrica: perché la sovranità tecnologica è la vera posta in gioco per l’industria italiana, il nuovo Paper di ricerca realizzato da Rivista.AI in collaborazione con TechVisory.

Cybersecurity, 12 milioni per formare i nuovi difensori digitali: università e ricerca al centro della strategia italiana

La cybersicurezza non si costruisce soltanto con software avanzati, firewall e algoritmi sempre più sofisticati. Alla base di qualsiasi strategia efficace restano le persone, le competenze e la capacità di anticipare minacce che evolvono alla velocità della tecnologia. È da questa consapevolezza che nasce il nuovo investimento da 12 milioni di euro promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca in collaborazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

L’obiettivo è chiaro: rafforzare il sistema italiano della formazione e della ricerca per creare una nuova generazione di professionisti capaci di affrontare le sfide della sicurezza digitale, della resilienza informatica e dell’intelligenza artificiale.

Italia e Francia uniscono le forze nello spazio: l’Europa non vuole fare da spettatrice nella corsa alla Luna

Mentre il mondo guarda alla Luna con rinnovato interesse, l’Italia e la Francia decidono di giocare insieme la partita più importante. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso assieme al ministro francese dell’Istruzione Superiore e della Ricerca, Philippe Baptiste, hanno dato il via al rafforzamento di una cooperazione che oggi appare più urgente che mai.

Data center in Italia, la corsa all’oro digitale tra sovranità, AI e qualche corto circuito burocratico

La nuova geografia del potere passa dai data center. Non è una metafora particolarmente elegante, ma è terribilmente efficace. Dove una volta si misuravano confini e risorse naturali, oggi si contano megawatt, latenze e capacità computazionale. In questo scenario, l’Italia ha deciso di smettere i panni del mercato periferico e di sedersi al tavolo dei grandi, anche se la sedia scricchiola ancora un po’.

Geopolitica del Futuro. Africa: il continente che cresce mentre il mondo discute

Dalla Digital Silk Road di Pechino al Piano Mattei di Roma, il continente africano diventa il banco di prova della nuova geopolitica dei dati, dell’energia e dell’intelligenza artificiale

Serie: Atlante dell’AI globale

L’Africa non è più il “mercato emergente” da evocare nei panel di Davos quando serve una nota di ottimismo. È invece il laboratorio dove si stanno testando, spesso prima che altrove, i nuovi equilibri tra demografia, tecnologia, crescita economica e potere geopolitico. E mentre l’Occidente è impegnato a regolamentare l’intelligenza artificiale prima ancora di averla scalata davvero, il continente africano la sta adottando in modo pragmatico, rapido e, soprattutto, conveniente. I numeri aiutano a inquadrare il contesto. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia africana raggiungerà i 3,32 trilioni di dollari nel 2026.

2026: l’Italia delle rinnovabili è diventata adulta

Il mercato delle rinnovabili italiane non sta più facendo prove generali, ha iniziato a recitare a soggetto. E con una discreta sicurezza. Tra gli 8 e i 10 miliardi di euro di investimenti potenziali nel 2026, secondo gli operatori riuniti all’Italian EnergyTech Conference, il settore sembra aver imboccato una traiettoria che non è più solo promessa da slide, ma numeri che iniziano a pesare nei portafogli e nelle reti elettriche.

L’Europa al bivio. Dal One Market Act all’Unione dei capitali, la strategia per non rimanere schiacciati tra Washington e Pechino

Al castello fiammingo di Alden Biesen, sotto una pioggia che sembrava perfetta per ricordare ai leader europei che il clima non è l’unica cosa a essere cambiata negli ultimi anni, è andato in scena qualcosa di più di un ritiro informale sulla competitività. È stato, nei fatti, un momento di verità per l’Unione europea. Mario Draghi ed Enrico Letta hanno messo sul tavolo una diagnosi severa e una proposta ambiziosa: se l’Europa non accelera ora su mercato unico, investimenti, energia e intelligenza artificiale, rischia di trasformarsi definitivamente in un campo di gioco per le strategie industriali di Stati Uniti e Cina.

Da Roma a Tokyo passando dallo spazio: Meloni e Takaichi disegnano l’asse tecnologico del futuro

Se qualcuno pensa ancora che la geopolitica sia fatta solo di foto di rito (che pure non sono mancate) e comunicati pieni di buone intenzioni, il vertice di Tokyo tra Giorgia Meloni e la prima ministra giapponese Sanae Takaichi offre un utile aggiornamento. Qui il lessico è quello del futuro prossimo e nemmeno troppo astratto: intelligenza artificiale, semiconduttori, spazio, alta tecnologia. In altre parole, tutto ciò che oggi decide non solo la competitività economica, ma anche il peso strategico di un Paese nel mondo.

Flat Tax italia e il sogno complicato degli americani che inseguono la dolce vita

Quello che ho letto su Forbes è la classica vetrina patinata che mostra il lato glamour dell’Italia come paradiso fiscale per ricchi americani, pensionati vagamente bohémien e digital nomad che credono di aver trovato la scorciatoia per “la dolce vita”. Ma la realtà è una tela più complicata, fatta di leggi che sembrano uscite da un manuale medievale, di burocrazia degna di Kafka e di quella irresistibile ambiguità italiana che ti offre un sorriso mentre ti complica la vita. Proviamo a smontare la facciata con lo sguardo di un tecnologo e CEO che non si accontenta dei titoli scintillanti, e soprattutto con la consapevolezza che quando si parla di tassazione globale, nulla è mai davvero semplice.

AI Cloud e il nodo cruciale dell’indipendenza tecnologica: priorità tra beni e servizi digitali

La dipendenza infrastrutturale in Europa è ormai un problema da codice rosso, quasi un dramma shakespeariano in chiave tecnologica. Nel mondo del cloud computing, la quasi totalità delle aziende europee si affida senza riserve a infrastrutture americane, con Amazon Web Services che detiene circa il 32% del mercato globale, seguito da Microsoft Azure con il 23% e Google Cloud Platform intorno al 11%, dati recenti di Synergy Research Group confermano questa distribuzione spietata. Questi numeri non sono soltanto statistiche: sono il riflesso di un controllo quasi totale su dati, servizi e infrastrutture critiche che influenzano quotidianamente la vita economica, sociale e politica del continente.

Perché è importante decidere con che lingua addestriamo i sistemi di intelligenza artificiale: Italia vs Usa, una guerra fredda linguistica travestita da innovazione

C’è una domanda che ronza sottotraccia in ogni boardroom dove si parla di AI generativa, modelli linguistici, automazione semantica e futuri dominati da chatbot più loquaci di un politico in campagna elettorale. La domanda è: con quale lingua stiamo addestrando le intelligenze artificiali? Sembra banale, ma è una bomba semantica pronta a deflagrare nel cuore della geopolitica tecnologica. Perché se è vero che la lingua modella il pensiero, allora il predominio dell’inglese nella formazione delle AI significa una cosa sola: stiamo costruendo intelligenze con una Weltanschauung americana. Altro che neutralità algoritmica.

Italia prima della classe nell’AI? il DDL sull’intelligenza artificiale è una scommessa da un miliardo che le aziende non possono permettersi di perdere

L’Italia ha fatto qualcosa di inaspettato. Per una volta, non è arrivata ultima. Il 25 giugno 2025, la Camera dei Deputati ha approvato il DDL 2316 sull’intelligenza artificiale, rendendo il Bel Paese il primo in Europa a dotarsi di una legge nazionale organica sull’AI. Sì, proprio l’Italia, quel laboratorio instabile dove le leggi spesso si scrivono per non essere applicate, ha anticipato Bruxelles. E ha pure infilato dentro un fondo da un miliardo di euro. Ora, tra entusiasmi da ufficio stampa e panico da compliance, c’è una domanda a cui nessuno ha ancora risposto seriamente: questa legge fa nascere un ecosistema o lo stermina?

Italia capitale dell’algoritmo: chi comanda davvero il venture capital tricolore

Non chiamateli influencer. Anzi sì, ma fatelo con un certo rispetto. Perché dietro ogni post su LinkedIn, ogni thread apparentemente casuale su quanto sia figo il nuovo fondo pre-seed “climate & quantum aware”, si nasconde un’aristocrazia silenziosa del capitale di rischio italiano che ha finalmente capito che visibilità è potere. Non nel senso hollywoodiano del termine, ma in quello brutalmente operativo: deal flow, selezione, attrazione di LP. Nel 2025 il venture capital in Italia non si muove più solo dietro le quinte. Si espone. E la classifica di Favikon lo conferma: 20 nomi che contano più di una policy di Invitalia e di cinque pitch a SMAU messi insieme.

Orsini (Confindustria): “Senza un piano per l’innovazione rischiamo il declino”

“Senza una visione concreta sull’innovazione oggi, rischiamo di pagare domani un prezzo altissimo”. Parole chiare e dirette quelle pronunciate da Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, alla Festa dell’Innovazione organizzata da Il Foglio. In un contesto economico sempre più competitivo e accelerato dalla rivoluzione tecnologica, Orsini lancia un appello forte: serve un piano industriale straordinario di almeno tre anni che rimetta al centro l’industria e stimoli la crescita dell’Italia, oggi ancora troppo lenta nell’adozione dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione.

L’Italia e l’Intelligenza Artificiale: la terza via… dopo la tangenziale

Pare che l’Italia sia pronta a lanciarsi in una “terza via” sul fronte dell’intelligenza artificiale. Non tra Bologna e Modena, ma tra Washington e Pechino. Il ministro Adolfo Urso, con encomiabile ottimismo istituzionale, ha annunciato la nascita a Roma di un AI-Hub globale che collegherà le multinazionali occidentali del G7 alle start-up africane, nell’ambito del Piano Mattei. In pratica, una superstrada digitale che parte dal Colosseo e arriva, dopo un algoritmo e mezzo, a Nairobi.

Ricerca e innovazione: l’Italia rafforza i legami con l’India per le sfide globali

La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, e il ministro della Scienza e della Tecnologia della Repubblica dell’India, Jitendra Singh, hanno firmato un Memorandum of Understanding per rafforzare la cooperazione bilaterale nel campo della ricerca scientifica e tecnologica tra i due Paesi.

AI Continent Action Plan, Capitolo II Europa continente dell’intelligenza artificiale o continente delle burocrazie?

L’ultima trovata della Commissione Europea si chiama AI Continent Action Plan e, se la retorica dovesse corrispondere alla realtà, ci troveremmo già nel pieno della seconda rivoluzione industriale digitale, made in Europe. Henna Virkkunen, eurodeputata finlandese e voce tra le più entusiaste, ha dichiarato che “L’intelligenza artificiale è il cuore della competitività, della sicurezza e della sovranità tecnologica dell’Europa.” Fa effetto, certo. Ma l’entusiasmo istituzionale è spesso inversamente proporzionale all’esecuzione pratica delle politiche UE.

Il piano, presentato il 9 aprile 2025, mira a cavalcare l’ondata AI per trasformare un’Unione lenta, divisa e normativamente labirintica in un “leader globale” nel settore. L’ambizione è tanta, ma la realtà è, come sempre, più intricata. La Commissione tenta di poggiare il suo piano su cinque pilastri: infrastrutture computazionali, accesso a dati di qualità, sviluppo di algoritmi e adozione strategica, formazione di talenti e guarda un po’ semplificazione normativa.

AI Trusted by Design: Governance, Compliance e Sovranità Digitale secondo Oracle Italia e Carlota Alvarez

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta riscrivendo non solo i codici del business, ma anche quelli normativi, la parola d’ordine non può più essere solo innovazione. Serve governance. E serve rigore. Oracle Italia, sotto la guida di Carlota Alvarez Pedreira, ha capito che “AI trusted by design” non è uno slogan da conferenza ma un modello operativo indispensabile.

La sfida non è più soltanto chi sviluppa l’algoritmo più avanzato, ma chi riesce a governare in modo trasparente, sicuro e conforme a leggi sempre più stringenti.Il contesto normativo europeo è un labirinto fatto di GDPR, AI Act in divenire, Digital Services Act e normative specifiche per settori come finanza e sanità.

Il Made in Italy al CES 2025: Innovazione e Tecnologie all’Avanguardia Made in Italy

Il CES 2025 di Las Vegas ha rappresentato per l’Italia un’occasione unica per mettere in mostra la propria eccellenza tecnologica e la capacità di innovare su scala globale. Grazie alla presenza di numerose aziende italiane, coordinate dall’Italian Trade Agency (ITA), il padiglione italiano si è distinto per l’impegno a trasformare le sfide del presente in opportunità per il futuro. Ogni partecipante ha portato al CES un contributo unico, che spaziava dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità, dalla domotica alla realtà virtuale, passando per l’IoT e la produzione avanzata.

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