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Thinking Machins Lab e la corsa ai 50 miliardi nell’era delle ex-OpenAI

Thinking Machines Lab si gioca il tutto per tutto: la startup di Mira Murati, ex CTO di OpenAI, è in trattative per un round da capogiro che la valuterebbe attorno ai 50 miliardi di dollari, secondo Bloomberg. È un salto quantico verticale, se si pensa che solo cinque mesi fa la sua valutazione era intorno ai 10-12 miliardi dopo il round seed da 2 miliardi guidato da Andreessen Horowitz.

Da quando è partita ufficialmente a febbraio, Thinking Machines ha lanciato Tinker, un’API che permette agli sviluppatori di mettere a punto modelli open-source con grande flessibilità. Murati ha detto agli investitori che l’obiettivo è costruire modelli AI su misura, personalizzati in base agli indicatori di performance aziendali (KPI), come ricavi o utili. Ma non è tutto: la startup vorrebbe anche arrivare al grande pubblico con un prodotto consumer, come un assistente AI con cui interagire direttamente.

Quella di Murati non è un’eccezione: Thinking Machines fa parte di un’ondata di startup di ex OpenAI che stanno ottenendo valutazioni stellari, insieme a Safe Superintelligence di Ilya Sutskever e Periodic Labs di Liam Fedus. Se riuscisse davvero, quest’ultima valutazione la proietterebbe fra i giganti privati dell’AI in meno di un anno. Ma resta il dubbio: tutto quel valore è basato sulle promesse o su una roadmap solida?

Perché la tua AI cambia idea da sola e come Murati Mira l’ha fermata

Molti utenti pensano che impostare la temperatura a zero sia una garanzia di coerenza. La verità è più sottile e, per chi lavora con modelli di grandi dimensioni, leggermente inquietante. Anche con gli stessi input e lo stesso seed, i transformer come quelli alla base di ChatGPT possono restituire risposte diverse. Non si tratta di magia, né di un capriccio dell’intelligenza artificiale. Il colpevole è la fisica del calcolo parallelo e l’aritmetica floating-point non associativa.

La guerra al non determinismo negli LLM: perché vogliamo trasformare macchine stocastiche in orologi svizzeri

Defeating Non determinism in LLM Inference

Chiunque abbia avuto l’ardire di chiedersi perché i modelli linguistici di grandi dimensioni si comportino come una macchina capricciosa piuttosto che come un algoritmo rigoroso, si sarà scontrato con una verità scomoda: i cosiddetti LLM non deterministici non sono un bug, sono una feature, o meglio un effetto collaterale inevitabile della loro implementazione industriale. La fantasia di poter fissare un seed casuale e ottenere sempre la stessa risposta è parente stretta della convinzione che la Silicon Valley sia fatta di garage pieni di geni e non di venture capitalist con fogli Excel. Affascinante, ma fondamentalmente falsa.

Thinking Machines lab, il laboratorio di Mira Murati che vuole sconfiggere il non determinismo delle LLM

Il debutto pubblico del nuovo laboratorio di Mira Murati, Thinking Machines Lab, non è stato un battito d’ali: è stato un boato finanziario che ha trasformato rumor e voci di corridoio in cifre che nessun boardroom osa ignorare. La raccolta di 2 miliardi di dollari e la valutazione da 12 miliardi sono riporti che collocano la società tra le startup più capitalizzate dell’era post-scouting, con nomi importanti tra gli investitori come Nvidia, Accel e altri. Questa non è solo una buona notizia per i venture capitalist; è una dichiarazione di intenti: soldi, talento e una roadmap ambiziosa.

Chi segue il mercato sa quanto pesi la reputazione di chi guida l’impresa. Mira Murati non è una CEO qualunque: è l’ex Chief Technology Officer di OpenAI, figura che ha contribuito a far diventare prodotti come ChatGPT più affidabili e di massa. Quando una persona con il suo pedigree lancia un laboratorio con una squadra che include ex ricercatori di primo piano, l’attenzione non è emozionale; è tecnica, strategica, e per alcuni versi scettica. Non c’è magia dietro queste operazioni, c’è una scommessa: che sapendo dove guardare si possano risolvere problemi che tutti ritenevano “inesorabili”.

Mira Murati: dalla guida di OpenAI alla fondazione di Thinking Machines Lab

Nel panorama in rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, Mira Murati ha dimostrato una notevole capacità di leadership e innovazione. Dopo aver ricoperto il ruolo di Chief Technology Officer (CTO) presso OpenAI, Murati ha intrapreso una nuova avventura fondando Thinking Machines Lab a San Francisco. Questo nuovo laboratorio di ricerca sull’IA si propone di rendere l’intelligenza artificiale più accessibile, comprensibile e personalizzabile per un pubblico più ampio.

Mira Murati: Rumors

Mira Murati, ex Chief Technology Officer di OpenAI, sta attualmente cercando di raccogliere fondi da investitori di venture capital per la sua nuova startup di intelligenza artificiale. Secondo fonti vicine alla questione, l’obiettivo della nuova azienda è sviluppare prodotti di AI basati su modelli proprietari. Non è ancora chiaro se Murati assumerà il ruolo di CEO nella nuova iniziativa.

Le trattative sono nelle fasi iniziali, ma si stima che la nuova impresa di Murati potrebbe raccogliere oltre 100 milioni di dollari, grazie alla sua reputazione nel settore e al capitale necessario per addestrare i modelli proprietari. Tuttavia, le cifre sono ancora provvisorie.

Mira Murati lascia OpenAI che si ristruttura

Mira Murati, Chief Technology Officer di OpenAI, ha annunciato mercoledì la sua decisione di lasciare l’azienda. In un post su X, ha dichiarato: “Dopo molta riflessione, ho preso la difficile decisione di lasciare OpenAI.”Murati, che ha lavorato per oltre sei anni nella startup sostenuta da Microsoft, ha spiegato che la sua scelta è motivata dalla volontà di avere “tempo e spazio” per esplorare nuove opportunità.

Il salto di intelligenza da GPT-4 a GPT-5: Mira Murati da studente liceale a dottore di ricerca

In un’intervista con l’Università di Dartmouth, pubblicata su X (ex Twitter), Mira Murati, Chief Technology Officer di OpenAI, ha descritto il passaggio da GPT-4 a GPT-5 come un salto di intelligenza paragonabile a quello di una persona che cresce dal livello di uno studente liceale a quello di un dottorando.

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