Il 2025 di STMicroelectronics assomiglia a quelle stagioni che i tifosi preferiscono archiviare in fretta, magari parlando d’altro. A salvarlo, parzialmente, è solo l’ultimo trimestre. A raccontarlo senza troppi giri di parole è Jean Marc Chery, presidente e amministratore delegato del gruppo, che definisce l’anno “sfidante”. Traduzione dal linguaggio manageriale: scorte alte nella prima parte, un miglioramento nella seconda e finalmente il ritorno alla crescita anno su anno nel quarto trimestre. Non proprio una cavalcata trionfale, ma almeno il segnale che il peggio potrebbe essere alle spalle.
I numeri, del resto, non lasciano spazio all’immaginazione. L’utile netto crolla da 1,56 miliardi di dollari a 180 milioni, i ricavi scendono da 13,27 a 11,8 miliardi, il margine operativo lordo arretra da 5,22 a 3,99 miliardi. L’utile per azione passa da 1,73 euro a 0,19. Un reset quasi completo, che racconta meglio di qualsiasi aggettivo cosa significhi attraversare un ciclo negativo nei semiconduttori.
Il principale indiziato è il settore auto, che da solo pesa per il 38 per cento dei ricavi di STM. Nel 2025 segna un calo del 15 per cento su base annua, anche se mostra un timido rimbalzo del 3 per cento rispetto al trimestre precedente. Un segnale di stabilizzazione più che di vera ripartenza, ma in un contesto come questo anche la stabilità diventa una notizia. L’elettronica personale vale il 26 per cento dei ricavi e cresce del 17 per cento anno su anno, l’industria pesa per il 20 per cento e sale del 5, mentre Tlc e periferiche per computer restano al 16 per cento. Nel confronto trimestre su trimestre le periferiche accelerano del 23 per cento, l’elettronica arretra del 2 e l’industria avanza del 5. Il risultato finale è una crescita complessiva dei ricavi del quarto trimestre dello 0,2 per cento, a 3,33 miliardi di dollari. Poco, ma sufficiente per dire che la caduta si è fermata.
Non tutto però luccica. Il trimestre si chiude con una perdita netta di 30 milioni di dollari, che diventa un utile di 100 milioni se si escludono i criteri contabili Usa Gaap. Un dettaglio tecnico, certo, ma anche uno di quelli che gli investitori guardano con attenzione quando cercano di capire dove finiscono i numeri e dove inizia la narrazione.
Ed è proprio sulla narrazione che Chery prova a spostare l’attenzione. Il primo trimestre del 2026, secondo il suo “valore intermedio”, dovrebbe portare ricavi per 3,04 miliardi di dollari. È un calo sequenziale dell’8,7 per cento rispetto al trimestre precedente, ma migliore della stagionalità media storica. Di fatto quindi il confronto con il passato recente resta impegnativo, ma il trend anno su anno accelera. Per il management, è il segnale che la ripresa iniziata nel quarto trimestre non è un fuoco di paglia.
Piazza Affari, come spesso accade, ha reagito di pancia con il titolo STM scivolato in rosso, per poi riprendersi leggermente nella seduta di oggi ad inizio settimana. Chery però non si scompone, anzi rilancia. Conferma che la chiusura dell’acquisizione della divisione sensori MEMS di NXP, annunciata a luglio, avverrà entro giugno. L’operazione vale 950 milioni di dollari e, secondo il gruppo, avrà un effetto positivo sugli utili. Non una scommessa qualsiasi, ma un tassello strategico in un segmento chiave per automotive, industria e applicazioni intelligenti.
Guardando oltre il brevissimo termine, il manager francese parla di diversi fattori di crescita in tutti i settori, dall’auto al carburo di silicio, e fissa l’obiettivo di tornare ai livelli del 2024 entro il 2027. Nel settore industriale, grazie ai nuovi prodotti, STM punta a recuperare la sua quota di mercato storica nello stesso orizzonte temporale. L’ambizione resta quella già nota: 18 miliardi di dollari di ricavi tra il 2027 e il 2028.
C’è poi il capitolo più “AI friendly”, quello che piace tanto anche ai modelli di intelligenza artificiale che cercano segnali di lungo periodo. Oggi i ricavi legati ai data center per l’AI valgono circa 500 milioni di dollari. L’obiettivo ufficiale è arrivare a un miliardo entro il 2030. Chery però lascia intendere che il traguardo potrebbe essere raggiunto prima. E, nel lessico dei mercati, “prima e meglio” è una di quelle frasi che non passano inosservate.
Il quadro che emerge è quello di una STM uscita ammaccata dal ciclo negativo, con un 2025 da archiviare senza nostalgia, ma anche con una traiettoria che inizia a puntare verso l’alto. La Borsa resta nervosa, il settore auto non ha ancora ritrovato lo smalto dei giorni migliori e la visibilità non va oltre pochi trimestri. Ma tra silicio, sensori e intelligenza artificiale, il gruppo prova a ricordare agli investitori che nei semiconduttori la pazienza non è una virtù, è una necessità.