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Dichiarazione di Roma sull’AI: scienziati e Papa Leone XIV chiedono una governance globale dell’intelligenza artificiale

La storia insegna che le grandi rivoluzioni tecnologiche arrivano sempre accompagnate da una domanda scomoda: chi controlla il potere che stiamo creando? A Roma, questa domanda ha trovato una risposta almeno nelle intenzioni. La Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante nell’Era dell’Intelligenza Artificiale, delle Armi Nucleari e Autonome, dei Nuovi Protocolli Digitali e dei Modelli Emergenti di Sviluppo Digitale, firmata ieri, 16 luglio in Campidoglio, prova infatti a fissare alcuni principi destinati a influenzare il dibattito internazionale sulla governance dell’intelligenza artificiale.

Giorgio Parisi: il vero rischio dell’intelligenza artificiale non è la fine dell’umanità, ma la fine del nostro spirito critico

Ogni epoca sceglie la propria paura tecnologica. Negli anni Cinquanta era il fungo atomico, capace di cancellare una città in pochi minuti. Oggi il protagonista delle inquietudini collettive è l’intelligenza artificiale, descritta alternativamente come il motore della prossima rivoluzione industriale o come la futura causa dell’estinzione della specie umana. Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica nel 2021, sceglie però una terza strada. Molto meno spettacolare, molto più difficile da liquidare con un titolo sensazionalistico.

“Magnifica Humanitas”, la prima enciclica di Leone XIV porta l’AI dentro la dottrina sociale della Chiesa

Domani il Vaticano pubblicherà “Magnifica Humanitas”, la prima enciclica di Papa Leone XIV. Un testo destinato a segnare non soltanto il pontificato del Papa “americano”, ma probabilmente anche il modo in cui la Chiesa cattolica intende posizionarsi nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Perché il documento non parlerà semplicemente di tecnologia. Parlerà di potere, dignità umana, automazione, guerra, lavoro e controllo sociale. In altre parole, parlerà del presente.

Quando l’AI crea: l’arte ha ancora bisogno dell’anima umana o basta un algoritmo?

L’annuncio dell’Academy sugli Oscar ha acceso un faro improvviso su una questione che da tempo fermenta sotto la superficie dorata di Hollywood. Escludendo gli attori generati dall’intelligenza artificiale dalle competizioni più prestigiose, l’istituzione ha scelto di tracciare un confine. Eppure questo confine, una volta osservato con attenzione, si rivela molto più sfumato di quanto sembri. Non si tratta soltanto di premi cinematografici, ma di qualcosa di più profondo: il ruolo che l’umanità assegna a se stessa nel momento in cui delega alle macchine la capacità di sognare, commuovere e inventare.

OpenAI e il miliardo “buono”: filantropia strategica o operazione reputazionale?

La decisione della OpenAI Foundation di destinare un miliardo di dollari alla ricerca segna uno dei più rilevanti interventi filantropici mai annunciati nel settore dell’intelligenza artificiale. Un gesto che, letto superficialmente, racconta una storia lineare: una delle aziende più influenti dell’era digitale restituisce valore alla società investendo in scienze della vita, salute e mitigazione degli impatti dell’AI. Letto con un minimo di malizia, invece, apre interrogativi ben più interessanti.

Dietro l’annuncio si intravede una strategia che va oltre la filantropia tradizionale e si colloca in un contesto in cui OpenAI sta ridefinendo rapidamente il proprio posizionamento, passando da laboratorio di ricerca idealista a infrastruttura globale per l’intelligenza artificiale, con tutte le contraddizioni che questo comporta.

“Quo vadis, humanitas?”: il Vaticano apre il dossier sul futuro della mente umana. L’AI ci rende più intelligenti o più pigri?

L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui lavoriamo, studiamo e prendiamo decisioni. Ma sta cambiando anche il modo in cui pensiamo? La domanda, che fino a poco tempo fa sembrava materia da convegni accademici o podcast tecnologici, è arrivata ora nel cuore della riflessione teologica. Il nuovo documento della Commissione Teologica Internazionale, intitolato “Quo vadis, humanitas?”, interviene nel dibattito globale sugli effetti delle “macchine sapienti”, aprendo una riflessione sorprendentemente concreta su chatbot, big data e intelligenza artificiale. Il testo, approvato all’unanimità dalla Commissione e pubblicato con il via libera del cardinale Víctor Manuel Fernández e di Papa Leone XIV, rappresenta uno dei contributi più articolati provenienti dal mondo religioso sul rapporto tra tecnologia e natura umana.

L’obiettivo non è condannare la tecnologia, ma porre una domanda decisiva per il XXI secolo: che cosa succede all’intelligenza umana quando delega sempre più funzioni cognitive alle macchine?

AI, colpa e perdono: Bruce Holsinger e il romanzo che interroga la coscienza degli algoritmi

Una famiglia perfetta, un minivan a guida autonoma, un torneo di lacrosse e un incidente che spezza due vite. Basterebbe questo incipit per costruire un solido dramma domestico, ma Bruce Holsinger, medievista di formazione e romanziere capace di attraversare con disinvoltura i nervi scoperti della contemporaneità, in Colpevolezza sceglie di fare un passo ulteriore: trasformare una tragedia familiare in una riflessione narrativa sulla responsabilità morale nell’era dell’intelligenza artificiale.

Vaticano. Papa Leone XIV, l’AI e la battaglia per restare umani

Il messaggio di Papa Leone XIV per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali colpisce per la sua natura profondamente controcorrente. Mentre il mondo della tecnologia corre verso l’ennesima accelerazione, lui sceglie di fermarsi su due cose antichissime e fragilissime: il volto e la voce. Non come metafore poetiche, ma come architravi dell’umano. Come se dicesse: prima di discutere di modelli linguistici, algoritmi generativi e intelligenze artificiali, ricordiamoci che cosa stiamo cercando di imitare e, soprattutto, che cosa rischiamo di perdere.

AI Slop, Baudelaire e l’Arte che non doveva esistere: perché l’Intelligenza Artificiale è la nostra nuova Avanguardia Imperfetta

C’è un momento, durante ogni rivoluzione tecnologica, in cui l’umanità si ferma un istante, guarda la novità negli occhi e pronuncia le parole più antiche del mondo: “Sì, ma questa… è davvero arte?”. È successo con la fotografia, con il cinema e perfino con la stampa: l’invenzione di Gutenberg fu all’inizio avversata da tutti coloro che temevano l’apertura del sapere a un pubblico più vasto. Lo stesso succede oggi con l’intelligenza artificiale.

Il triangolo geopolitico dell’AI: libertà selvaggia, regole di ferro o controllo totale? REPORT

In un mondo dove l’AI genera testi più eloquenti di un discorso presidenziale e immagini capaci di ingannare persino i più esperti, molto probabilmente la domanda che dobbiamo porci non è più se regolare questa tecnologia, ma come. Viviamo, inutile nascondercelo, in un’arena geopolitica dove l’Europa brandisce il righello della compliance come un monito biblico, gli USA accelerano a tavoletta sul binario dell’innovazione “libera per tutti” (o quasi) e la Cina orchestra un balletto tra sorveglianza e supremazia tecnologica.

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