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I dipendenti di Meta protestano contro il tracciamento: quando il Grande Fratello si presenta in ufficio con la scusa della produttività

Mentre Mark Zuckerberg annuncia che il 2026 sarà l’anno in cui l’intelligenza artificiale cambierà radicalmente il modo di lavorare, i suoi dipendenti stanno rispondendo in modo decisamente meno entusiasta. In diverse sedi americane di Meta sono apparsi volantini di protesta contro il Model Capability Initiative, il programma che registra movimenti del mouse, click, battute di tastiera e, di tanto in tanto, persino istantanee dello schermo dei computer aziendali introdotto dall’azienda.

Oltre l’algoritmo: il lavoro del futuro non chiede risposte, ma competenze

Primo maggio, festa del lavoro. E puntuale arriva anche la domanda rituale: quali lavori spariranno per colpa dell’intelligenza artificiale? Una domanda rassicurante nella sua semplicità, perché suggerisce che il problema sia capire “chi resta” e “chi no”. Peccato che, a leggere con attenzione le riflessioni del professor Gerardo Canfora, Ordinario di Ingegneria Informatica presso l’Università degli Studi del Sannio di Benevento, il punto sia esattamente un altro. E molto meno comodo.

Generazioni a confronto: cosa chiedono al lavoro Gen Z, Millennials, Gen X e Baby Boomer

Nei contributi precedenti abbiamo visto come il lavoro cambi per effetto della tecnologia. In questa riflessione proviamo invece a capire come il lavoro cambi perché cambiano le persone. E no, non è solo una questione anagrafica. È proprio un diverso modo di intendere cosa significhi lavorare, crescere, restare o andarsene. L’indagine condotta da Ipsos Doxa per Pluxee Italia offre una fotografia piuttosto nitida: il lavoro oggi è un equilibrio sempre più complesso tra retribuzione, benessere e prospettive. E se qualcuno si aspetta una rivoluzione totale, resterà deluso. Il cambiamento è più sottile, ma non per questo meno profondo.

Hays: +40% di domanda per professionisti AI, il lavoro accelera e chiede competenze nuove

1°, festa del lavoro. Un giorno in cui tradizionalmente si riflette su diritti, salari e futuro. Quest’anno, però, ognuno di noi dovrebbe porsi una domanda piuttosto concreta: so usare l’intelligenza artificiale o sto ancora pensando di farlo? Su questo tema, i dati della Hays Italia offrono una risposta che non lascia molto spazio all’interpretazione. Nei primi quattro mesi del 2026 la domanda di professionisti con competenze in intelligenza artificiale è cresciuta del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non si tratta più di un trend emergente, ma di una trasformazione già in corso, con le aziende che hanno smesso di sperimentare e hanno iniziato ad assumere.

L’algoritmo non è il capo: perché il lavoro del futuro si negozia, prima che sia troppo tardi

Primo maggio, otto ore di lavoro, otto di riposo, otto per vivere. Una formula semplice, quasi elegante nella sua aritmetica sociale, conquistata quando le macchine erano rumorose, visibili e, tutto sommato, più facili da contestare. Oggi le macchine sono silenziose, invisibili, incorporate nel software che assegna turni, valuta performance e decide chi lavora e chi resta fuori. Eppure la domanda è rimasta identica: chi guadagna e chi paga? Nell’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, Renato Brunetta affronta il nodo senza giri di parole: l’intelligenza artificiale non è solo una tecnologia, è un nuovo terreno di conflitto e, soprattutto, di contrattazione. Non un destino inevitabile, ma una scelta collettiva da governare.

Epifani: il lavoro non sparisce, cambia indirizzo e dobbiamo smettere di inseguirlo con la paura

1° maggio, festa del lavoro. Occasione perfetta per fare una cosa che in Italia riesce sempre benissimo: discutere di lavoro come se fosse già scomparso. L’intelligenza artificiale, nel frattempo, osserva in silenzio e continua a fare il suo mestiere, che non è quello di sostituire gli esseri umani ma, molto più banalmente e molto più scomodamente, quello di costringerli a ripensarsi.

Secondo Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, la parola chiave, se si vuole capire davvero cosa sta accadendo, non è “sostituzione”, ma “redistribuzione”. E già qui si capisce perché il dibattito si inceppa: la prima parola fa paura ma è semplice, la seconda è più precisa ma implica responsabilità.

Lavoro: 10,5 milioni di italiani nel mirino dell’AI. Il report Randstad è realista, ma rischia di essere solo mezza verità

Il rapporto Randstad appena presentato fotografa una realtà che fa riflettere: sarebbero 10,5 milioni i lavoratori italiani esposti alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale. La cifra è imponente e, a prima vista, preoccupante. Eppure, proprio mentre si parla di milioni di professionisti potenzialmente vulnerabili, lo stesso documento offre una lettura più articolata che merita di essere approfondita, perché l’AI non è solo una forza distruttiva di posti di lavoro, ma anche una formidabile creatrice di nuove opportunità.

Cervelli in fuga? No, in corsa: la guerra dei talenti AI accende la Cina tech

La competizione globale sull’intelligenza artificiale non si misura più soltanto in modelli linguistici o potenza di calcolo, ma in qualcosa di molto più difficile da replicare: le persone. E in questa corsa, la Cina ha deciso di accelerare con decisione, trasformando il reclutamento di talenti in una vera e propria disciplina strategica. I protagonisti? Giganti come Xiaomi e Alibaba Group, impegnati in una sfida che ha tutto il sapore di una guerra fredda… ma tra algoritmi.

Sopra Steria scommette su AI e cybersecurity: la guerra dei talenti è appena iniziata

Assumere migliaia di persone in un momento di cautela generale del settore non è un gesto impulsivo, ma una chiara dichiarazione strategica. Sopra Steria ha deciso di giocare d’anticipo sulla trasformazione tecnologica, puntando con decisione su intelligenza artificiale e cybersecurity. Il risultato è una delle più grandi campagne di reclutamento nel panorama europeo dei servizi digitali, con oltre 3.400 assunzioni previste solo in Francia e più di 8.500 a livello globale.

Sono numeri che a leggerli bene hanno un significato ben preciso. Dietro di essi si intravede una realtà meno spettacolare ma decisamente più concreta: le aziende clienti stanno affrontando una complessità tecnologica che non riescono più a gestire internamente. E quando le competenze scarseggiano, qualcuno deve pur costruirle.

Intelligenza artificiale e lavoro: l’ottimismo operativo di Jensen Huang e il realismo selettivo di Bill Gates

Nel dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, le certezze sono indubbiamente poche e le opinioni espresse sul tema spesso divergono. Jensen Huang, il patron di Nvidia, ad esempio, guarda all’AI come a un acceleratore della produttività destinato a rendere tutti più occupati. Di tutt’altra idea Bill Gates che, invece, intravede una selezione naturale del lavoro umano, destinato a sopravvivere solo in alcuni ambiti chiave. In mezzo, milioni di lavoratori che cercano di capire se l’AI sarà un alleato o un concorrente particolarmente efficiente destinato a ingrossare le file di disoccupati agli uffici di collocamento.

AI e occupazione: Jack Dorsey taglia il 40% della forza lavoro di Block

Block, la fintech guidata dal cofondatore di Twitter Jack Dorsey, ha annunciato un taglio di oltre 4.000 posti su una forza lavoro di circa 10.000 dipendenti. Una riduzione di quasi la metà dell’organico che rappresenta uno dei segnali più espliciti finora del legame diretto tra AI e occupazione. I mercati hanno applaudito. Il titolo della società fintech è balzato di oltre il 25% nelle contrattazioni after hours, dimostrando che a Wall Street l’efficienza operativa resta un argomento molto convincente. I lavoratori, prevedibilmente, hanno accolto la notizia con molto meno entusiasmo.

Quando il capo è un algoritmo: l’UE frena l’AI manager e rimette l’umano al comando

L’intelligenza artificiale può essere un ottimo assistente, ma secondo il Parlamento europeo non è ancora pronta per fare il capo ufficio. O almeno non da sola. Con una maggioranza che definire ampia è quasi riduttivo, 451 voti favorevoli contro 45 contrari e 153 astensioni, Strasburgo ha mandato un messaggio chiaro alla Commissione europea: nel mondo del lavoro l’algoritmo può suggerire, ma a decidere deve restare una persona in carne, ossa e responsabilità legale.

La guerra dei talenti colpisce anche TikTok: ByteDance alza gli stipendi mentre l’algoritmo cerca pace con Washington

La guerra dei talenti non risparmia nessuno, nemmeno chi ha insegnato al mondo a ballare e a recitare davanti a uno smartphone. ByteDance, colosso tecnologico di Pechino e casa madre di TikTok, ha deciso di affrontare la competizione globale per ingegneri, data scientist e cervelli dell’intelligenza artificiale nel modo più antico e sempre efficace possibile: aprendo il portafoglio. E non di poco. In una lettera interna diffusa a tutti i dipendenti, l’azienda ha annunciato un profondo restyling delle politiche retributive, con l’obiettivo dichiarato di rendere la propria offerta “industry leading” su scala globale. Traduzione non ufficiale ma comprensibile a tutti: se il mercato dell’AI è una giungla, ByteDance non vuole essere la preda.

Xiaomi sferra un pugno negli occhi al mercato degli occhiali AI

Sorpresa. Non da poco, e non da tutti. Xiaomi, la multinazionale cinese delle meraviglie elettroniche, è appena entrata a gamba tesa nel mercato degli occhiali intelligenti. Un settore che molti definiscono ancora di nicchia, ma che in realtà è il nuovo terreno di scontro per chi vuole presidiare il futuro del computing personale. Una guerra silenziosa fatta di microchip, lenti e assistenti vocali, dove chi ha il controllo dell’ecosistema può riscrivere le regole del gioco. Sì, perché qui non si vendono solo gadget: si piantano bandiere nel campo minato dell’intelligenza artificiale indossabile.

WEF Future of Jobs Report 2025 – Il lavoro come lo conosciamo è morto: benvenuti nell’era dei sopravvissuti intelligenti

Se pensavi di tirare avanti fino alla pensione facendo quello che hai sempre fatto, ho brutte notizie per te: il futuro del lavoro ha già fatto irruzione nel presente. Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, il 59% della forza lavoro globale dovrà essere riqualificata entro il 2030. Non “potrebbe” o “sarebbe bene”: dovrà. Tradotto: più della metà dei lavoratori oggi non ha le competenze che serviranno domani. Ma la parte davvero tragica? Non tutti avranno accesso a questa riqualificazione. E no, non ci sarà nessun sindacato, bonus statale o HR compassionevole che potrà salvarti se ti trovi dalla parte sbagliata di questa rivoluzione.

La causa? L’Intelligenza Artificiale. Sì, quella parola che ormai viene buttata in ogni frase come il prezzemolo nelle cucine di Masterchef. Ma stavolta non è una moda. L’AI non è solo una tecnologia. È una forza trasformativa alla pari della macchina a vapore della Rivoluzione Industriale. E chi dorme ora, finirà rottamato domani, come le cabine telefoniche o i middle manager inefficienti.

La guerra dell’intelligenza: come l’AI ha messo fine all’era dei talenti umani (e alle illusioni della Silicon Valley)

Non è una guerra per il talento, è una guerra per l’intelligenza. E gli umani stanno perdendo.

L’evoluzione più evidente del mercato del lavoro negli ultimi anni non è tanto l’avvento dell’AI, quanto il riequilibrio dei poteri tra lavoratori e aziende. Durante l’era della “War for Talent”, le persone più intelligenti, più abili e più formate erano una risorsa scarsa. Le aziende, per attirarle, offrivano benefit, flessibilità e un ambiente di lavoro accogliente. Ne è nata la cultura delle startup con ping pong in ufficio, stock options, settimane lavorative di quattro giorni e un’attenzione morbida e paternalistica alla soddisfazione del dipendente.

Ora tutto questo sta morendo. Perché il talento umano non è più in testa alla classifica.

L’illusione della crescita infinita: quando l’AI lavora e l’essere umano scompare

La METR (Measuring AI Ability to Complete Long Tasks) ci lancia una previsione degna della vecchia Legge di Moore: l’autonomia operativa delle intelligenze artificiali sta raddoppiando ogni sette mesi dal 2019. Se il trend prosegue, nel giro di cinque anni potremmo avere IA capaci di realizzare in autonomia il grosso dei task che oggi occupano giorni o settimane di lavoro umano. Entro la fine del decennio, potremmo vedere AI in grado di portare avanti progetti della durata di un mese senza alcun intervento umano. Fantascienza? No, una proiezione matematica basata sui dati attuali.

Ma qui si apre il solito dibattito: cosa accade quando l’automazione cresce a velocità esponenziale mentre l’economia rimane vincolata a un modello che assegna valore alla capacità di spesa umana? Il nodo centrale è sempre quello: che senso ha produrre in modo iperefficiente se la domanda crolla perché i lavoratori-consumatori non esistono più? L’idea di un’economia in cui tutto diventa “quasi gratuito” grazie all’automazione totale è una narrazione da venture capitalist con il lusso di ignorare le dinamiche macroeconomiche.

Christine Lagarde e l’AI: la rivoluzione economica che l’Europa non può perdere

L’intelligenza artificiale rappresenta una delle più grandi opportunità – e sfide – per l’Europa nei prossimi decenni. A sottolinearlo è Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), in un discorso pronunciato durante una conferenza sull’AI organizzata dalla BCE. Con un tono pragmatico ma determinato, Lagarde ha delineato un futuro in cui l’Europa non può permettersi di restare indietro, come accaduto con la rivoluzione digitale di Internet, evidenziando i profondi cambiamenti che l’intelligenza artificiale porterà in termini di produttività, lavoro e disuguaglianze sociali.

La maggior parte delle persone cerca lavoro solo su LinkedIn

È un enorme errore.

Esistono decine di piattaforme migliori che possono aiutarti a trovare lavori remoti ben pagati.

Ecco 13 siti che offrono stipendi in USD per posizioni remote:

Guida definitiva ai colloqui di lavoro con ChatGPT: simulazioni e strategie per il successo

Prepararsi per un colloquio di lavoro non è mai stato così facile. Grazie a strumenti come ChatGPT e simili, i candidati sono ora in grado di simulare diverse tipologie di interviste, affinando le proprie competenze e guadagnando sicurezza.

Le storie dell’AI: utopia, potere e l’impatto della tecnologia sulla forza lavoro

La storia è da sempre un motore di potere e influenza nelle società umane, e se Platone avesse ragione, oggi le storie che vengono raccontate sull’intelligenza artificiale (AI) potrebbero determinare chi governa e come viene governato il futuro. In un’epoca in cui il dibattito sull’AI è sempre più acceso e articolato, le narrative si moltiplicano, spesso con obiettivi opposti e a volte contrastanti, a seconda di chi le racconta. Gli sviluppatori di modelli di AI, le aziende che li applicano, i governi e gli utenti finali sono tutti protagonisti di una trama che cambia rapidamente. E, mentre tutti questi attori raccontano storie sull’AI, la domanda che emerge è chi, alla fine, avrà il controllo e come ciò influenzerà il futuro del lavoro e della società.

Il futuro del lavoro: riflessioni sul Rapporto OCSE 2025

Il Rapporto sul Futuro del Lavoro 2025, pubblicato dal World Economic Forum, offre una visione approfondita delle trasformazioni previste nel mercato del lavoro globale nei prossimi anni. Questo documento analizza come le tendenze macroeconomiche, tecnologiche e sociali influenzeranno l’occupazione e le competenze necessarie per affrontare le sfide future.

Dall’Intelligenza Artificiale al change management: le 6 tendenze per la formazione aziendale nel 2025 secondo GoodHabitz

L’anno appena iniziato è il momento ideale per dare un primo sguardo alle sfide e alle opportunità che il mondo dell’HR sarà chiamato ad affrontare per gestire al meglio i collaboratori all’interno delle organizzazioni. Le previsioni per il 2025 delineano un panorama in cui le risorse umane e la formazione sarà sempre più influenzato dall’adozione di tecnologie avanzate e dalla crescente attenzione al benessere dei dipendenti. Secondo GoodHabitz, le aziende dovranno focalizzarsi su 6 tendenze chiave per rimanere competitive e promuovere un ambiente di lavoro positivo e produttivo, incoraggiando lo sviluppo personale e professionale dei dipendenti. Vediamole nel dettaglio.

Tech Skill. I linguaggi di programmazione più richiesti nel 2025

Nel 2025, il mercato del lavoro nel settore IT e dell’Intelligenza Artificiale sarà caratterizzato da un’evoluzione rapida e continua. La crescente domanda di innovazione tecnologica e la necessità di rimanere competitivi spingeranno le aziende a cercare professionisti con competenze avanzate in vari linguaggi di programmazione. L’automazione, l’analisi dei dati, l’Internet of Things (IoT) e la cybersecurity saranno al centro delle strategie aziendali, richiedendo esperti in grado di sviluppare, implementare e mantenere soluzioni tecnologiche avanzate. In questo scenario, la capacità di adattarsi ai nuovi strumenti e tecnologie sarà essenziale per mantenere una carriera di successo.

Top 10 Tech Job 2025: le professioni più richieste nell’Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale continuerà a dominare il panorama tecnologico anche nel 2025. L’espansione della sua adozione in settori come i servizi finanziari, la sanità, la produzione e la vendita al dettaglio sta alimentando una crescente domanda di professionisti in grado di combinare competenze tecniche specifiche con una profonda conoscenza dei vari settori industriali. Questo perché la capacità di integrare l’Intelligenza Artificiale nelle operazioni aziendali sarà un fattore determinante di successo nel prossimo anno.

SIISL, la piattaforma trova-lavoro dell’Inps si apre a tutti e usa l’Intelligenza Artificiale per ottimizzare il match tra domanda e offerta di lavoro

A partire da oggi, 18 dicembre, la piattaforma SIISL, il Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa, inizialmente limitata ai beneficiari del Supporto per la formazione e il lavoro e dell’Assegno sociale e successivamente estesa da fine novembre ai percettori dell’indennità di disoccupazione, sarà aperta a tutti. Si tratta di un ufficio del lavoro virtuale, creato per far incontrare domanda e offerta di lavoro.

Ricerca Qlik: AI in Italia è un pilastro per il business, ma mancano risorse e competenze

L’85% delle aziende in Italia considera l’Intelligenza Artificiale fondamentale per il successo del business, ma fattori come la mancanza di fiducia, competenze e le sfide della governance dei dati ostacolano i progetti di AI. È quanto rivela uno studio di Qlik, leader globale nell’integrazione dei dati, analytics e Intelligenza Artificiale.

Affrontare la sfida della trasparenza retributiva nelle aziende con l’aiuto dell’AI

Promuovere il benessere finanziario dei dipendenti e garantire la trasparenza retributiva sono due delle maggiori sfide che le aziende italiane devono affrontare oggi. Secondo un’indagine condotta da SD Worx, il 39% delle imprese italiane considera prioritario evitare lo stress finanziario dei dipendenti, mentre il 34% ritiene cruciale migliorare la trasparenza retributiva. In questo contesto, l’Intelligenza Artificiale può giocare un ruolo fondamentale nell’aiutare le aziende a raggiungere questi obiettivi, migliorando la trasparenza e favorendo la retention dei talenti, senza trascurare le problematiche legate alla privacy.

Rivoluzione nell’HR: come gli Avatar AI stanno cambiando il processo di selezione

L’introduzione degli avatar AI nel mondo delle risorse umane sta rapidamente trasformando la modalità con cui le aziende selezionano e valutano i candidati. Secondo un recente studio condotto da Tidio, un’azienda specializzata in software per il servizio clienti, l’85% dei recruiter considera l’intelligenza artificiale come uno strumento utile per sostituire alcune fasi del processo di assunzione. Tuttavia, con il crescente utilizzo di questi avatar digitali, emergono anche nuovi interrogativi sulla reale efficacia dell’AI nel prevedere il potenziale dei candidati e sull’integrità del processo di assunzione.

USA l’Impatto dell’Intelligenza Artificiale sul Lavoro: Opportunità e Sfide per i Lavoratori

L’intelligenza artificiale (IA) sta rapidamente trasformando il panorama lavorativo globale, portando con sé sia opportunità che sfide significative. In questo articolo, esploreremo come le tecnologie di intelligenza artificiale generativa (GenAI) influenzano il lavoro, quali settori sono più a rischio e perché è fondamentale che i lavoratori abbiano voce in capitolo in questo processo.

GitHub cerca Lavoro: AIHawk

Un nuovo repository GitHub ha recentemente attirato l’attenzione per la sua innovativa implementazione di un bot di intelligenza artificiale, capace di candidarsi automaticamente a 1000 lavori in sole 24 ore, ottenendo 50 colloqui. Questo strumento, noto come LinkedIn_AIHawk, rappresenta un significativo passo avanti nell’automazione della ricerca di lavoro.

IBM e il Fallimento della Sostituzione dei Lavori con l’IA

Il piano ambizioso di IBM di sostituire migliaia di posti di lavoro con l’intelligenza artificiale (IA) sta affrontando significative sfide, principalmente a causa dell’inadeguatezza della sua tecnologia IA. L’iniziativa, guidata dal CEO Arvind Krishna, mirava a eliminare circa 7.800 ruoli nell’arco di cinque anni, in particolare nelle funzioni di back-office. Tuttavia, fonti interne indicano che gli strumenti IA sviluppati da IBM non sono ancora in grado di svolgere i compiti necessari per sostituire efficacemente il personale esperto.

L’Impatto globale dell’Intelligenza Artificiale sull’economia e sull’occupazione entro il 2030

Gli analisti di International Data Corporation (IDC) hanno pubblicato un nuovo studio intitolato ‘The Global Impact of Artificial Intelligence on the Economy and Jobs‘, che esamina come l’AI influenzerà la crescita economica e il mercato del lavoro a livello globale e regionale. Secondo le previsioni, entro il 2030, l’Intelligenza Artificiale rappresenterà il 3,5% del PIL mondiale, con ogni dollaro speso in AI che genererà 4,6 dollari nell’economia globale.

G7 Lavoro. Documento finale: l’AI può migliorare produttività e condizioni lavoro ma i diritti umani e l’inclusione sociale devono restare al centro

Le tecnologie basate su un’Intelligenza Artificiale sicura, protetta e affidabile, inclusa l’IA generativa, possono aumentare la produttività del lavoro, migliorare le condizioni di lavoro e la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dare potere ai lavoratori e creare opportunità di lavoro di qualità, anche per le persone con disabilità, migliorare l’efficacia delle politiche del mercato del lavoro e della formazione e affrontare le carenze di manodopera.

È quanto contenuto nel documento finale approvato dai ministri che ieri e oggi hanno partecipato al G7 Lavoro a Cagliari, dove si legge anche che l’Intelligenza Artificiale può fungere da facilitatore per l’imprenditorialità, permettendo agli individui di sfruttare tecnologie avanzate per sviluppare e scalare progetti innovativi.

G7 Lavoro: AI e Inclusione: un futuro del lavoro più equo per le donne

Nonostante il 42% della forza lavoro globale sia costituito da donne, solo il 25% di esse occupa posizioni apicali. Tuttavia, l’Intelligenza Artificiale (IA) potrebbe contribuire a ridurre il gender gap nelle aziende, specialmente nei processi di recruiting, formazione e remunerazione. È quanto emerge dal Position Paper “IA e Lavoro Femminile: Verso una Nuova Era di Inclusione ed Equità“, presentato durante il G7 Lavoro a Cagliari.

Ocse. L’Intelligenza Artificiale trasforma il lavoro: opportunità e sfide per i lavoratori

Nel contesto del G7 del Lavoro, che si sta tenendo in questi giorni a Cagliari, Stefano Scarpetta, direttore Impiego, lavoro e affari sociali dell’OCSE, ha discusso l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulle imprese e sui lavoratori. Le sue osservazioni si basano su stime effettuate coinvolgendo sia gli imprenditori che i lavoratori, rivelando che, al momento, non si è verificata una sostituzione significativa di lavoratori con l’AI. Quello che si prevede, tuttavia, è un cambiamento radicale nelle mansioni lavorative, che evidenzia la necessità di investire nelle competenze dei lavoratori.

G7 Lavoro. Marcegaglia: sull’AI regole che non uccidano l’innovazione

In occasione del G7 Lavoro e Occupazione in corso di svolgimento a Cagliari, Emma Marcegaglia, presidente del B7, ha espresso la necessità di rafforzare la crescita e la competitività dei paesi del G7, in particolare dell’Europa, per mantenere la loro posizione sullo scacchiere globale. “Qui si parla ovviamente di lavoro, per noi è importante dire innanzitutto che per difendere anche la dignità, i diritti che sono fondamentali, i paesi del G7, in particolare l’Europa, devono anche essere forti dal punto di vista della capacità di crescita, della competitività,” ha dichiarato Marcegaglia, citando le parole di Mario Draghi sulla necessità di essere forti per non perdere la battaglia con Cina, India e Stati Uniti.

Lavoro e Intelligenza Artificiale: i sindacati chiedono regolamentazione e dialogo sociale”

Si è chiuso a Cagliari il summit sindacale Labour 7, organizzato da CGIL, CISL e UIL con il coordinamento della Confederazione Sindacale Internazionale alla presenza del Ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone. Durante l’evento, i segretari generali di CGIL, CISL e UIL, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pier Paolo Bombardieri, hanno presentato un documento intitolato “Realizzare il progresso dell’intelligenza artificiale attraverso il dialogo sociale” nel quale, pur riconoscendo l’impatto significativo del rapido progresso dei sistemi di Intelligenza Artificiale sul mondo del lavoro e sulla società in generale, sottolineano l’importanza di un approccio regolamentato, con un forte focus sul dialogo sociale e sull’istruzione.

Addio, sviluppatori! L’IA sta per rubarvi il lavoro

Il CEO di Amazon Web Services (AWS), Matt Garman, ha recentemente condiviso previsioni significative riguardo al futuro della programmazione e al ruolo degli sviluppatori. Durante un incontro interno, ha affermato che, nei prossimi due anni, è possibile che la maggior parte degli sviluppatori non sia più coinvolta nella scrittura di codice, poiché l’intelligenza artificiale (IA) assumerà molte delle loro funzioni tradizionali.

La crescita dei posti di lavoro negli Stati Uniti è stata pari a 175.000 ad aprile, molto inferiore al previsto, mentre la disoccupazione è salita al 3,9%

Il report mensile sull’occupazione degli Stati Uniti, pubblicato puntualmente il primo venerdì del mese seguente quello di riferimento, è un evento macroeconomico particolarmente atteso per valutare lo stato di salute dell’economia americana. Il Dipartimento del Lavoro degli USA ha comunicato che, nell’aprile del 2024, si è registrata la creazione di 175.000 nuovi impieghi nel settore non agricolo, cifra al di sotto delle aspettative degli analisti che avevano previsto una crescita di 240.000 posti di lavoro. Inoltre, il dato del mese precedente è stato corretto positivamente, attestandosi a 315.000. Si segnala un lieve rincaro del tasso di disoccupazione, passato dal 3,8% al 3,9%.

Si distingue un settore particolare che merita attenzione: quello dell’intelligenza artificiale (AI), il cui interesse è in forte crescita. Dal dicembre 2022, le opportunità di lavoro legate all’AI hanno registrato un incremento della domanda del 42%, secondo gli studi dell’Università del Maryland.

La velocità di adozione di questa tecnologia è impressionante. Per esempio, Instagram ha impiegato circa un anno e mezzo per raggiungere 10 milioni di utenti, mentre le applicazioni di AI generativa hanno toccato i 100 milioni di utenti in soli due mesi.

Nonostante l’intelligenza artificiale possa comportare la scomparsa di alcuni posti di lavoro, come evidenziato dal report di Gray & Christmas sui tagli occupazionali a maggio, il World Economic Forum sostiene che la creazione di nuove opportunità lavorative supererà le perdite. McKinsey ha rilevato che l’AI rappresenta un’opportunità per migliorare la produttività e l’engagement, riducendo le mansioni routinarie.

L’importanza di linee guida e regolamenti nell’applicazione dell’AI è fondamentale, e il loro uso appropriato dovrebbe risultare in un impatto positivo sull’insieme dei lavoratori.

Il numero di annunci di lavoro che richiedono competenze in intelligenza artificiale, non solo nell’ambito generativo, si è triplicato negli ultimi cinque o sei anni, e continua a crescere esponenzialmente. Per esempio, la figura dell’ingegnere di prompt per ChatGPT è un ruolo che non esisteva fino a poco tempo fa, eppure sta diventando sempre più richiesta dalle aziende che cercano di sfruttare questa tecnologia per migliorare la propria performance aziendale.

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