Transizione ecologica, sostenibilità, neutralità climatica e regolamentazione digitale. Sono questi i temi di cui abbiamo discusso in Europa negli ultimi anni con la serenità di chi immagina che la globalizzazione sia una specie di servizio automatico sempre disponibile. Poi le fabbriche potevano chiudere lentamente, la produzione industriale poteva spostarsi altrove, l’energia poteva diventare più costosa e la burocrazia più sofisticata. In fondo il vecchio continente restava convinto di essere ancora il centro gravitazionale dell’economia mondiale.
Poi è arrivata la realtà. E la realtà, ultimamente, parla soprattutto cinese.