Immaginate un mondo in cui il flusso di merci non è solo un ingranaggio economico, ma il vero fulcro del potere globale. Non è fantascienza, ma la realtà emersa oggi, 27 gennaio 2026, dall’Assemblea Annuale di Federlogistica a Roma. Qui, il presidente Davide Falteri ha lanciato un messaggio cristallino: “Chi ha in mano i comandi della logistica controlla non solo le rotte dell’interscambio via mare, ma determina la competitività o, al tempo stesso, l’emarginazione di Paesi e di interi continenti nel quadro economico e geo-politico mondiale“. La logistica, un tempo vista come un semplice servizio accessorio, si è trasformata in una leva strategica, capace di ridisegnare mappe economiche e alleanze politiche. E in questo scenario, l’intelligenza artificiale emerge come il catalizzatore di una rivoluzione silenziosa, destinata a intensificarsi nei prossimi anni.

Partiamo dai numeri, che parlano da soli. A livello europeo, la logistica vale oltre mille miliardi di euro, spesso sottovalutata nei dibattiti pubblici. Globalmente, rappresenta il 9-10% del PIL mondiale, circa 10 trilioni di dollari, con proiezioni che indicano un valore triplicato entro il 2030-2035. Questi “dati choc“, come li ha definiti Falteri durante la sua relazione all’assemblea, sottolineano come la supply chain non sia più un optional per favorire il rapido scorrimento delle merci, ma il cuore pulsante di sistemi economici complessi.

La logistica è diventata un punto di equilibrio tra mercati e decisioni politiche. Non si tratta più solo di efficienza, ma di visione, coordinamento e capacità di governare i cambiamenti in atto“, ha aggiunto il Presidente, evidenziando come questa evoluzione sia stata accelerata da crisi recenti, dalle pandemie alle interruzioni nelle catene di fornitura.

In un contesto di globalizzazione frammentata, la supply chain globale affronta sfide inedite. Secondo un rapporto di Reuters Events del 2025, il 74% dei manager logistici considera l’instabilità geopolitica la minaccia principale, un balzo dal 33% dell’anno precedente. Esempi concreti? La crisi al confine di Małaszewicze in Polonia nel settembre 2025, che ha bloccato lo scambio merci tra Europa e Asia (attraverso il punto di passaggio di Brest–Terespol passa il 90% del traffico ferroviario tra Pechino ed Europa), causando perdite per 450 milioni di euro all’UE e spingendo la Cina a sviluppare rotte alternative come il Middle Corridor e le vie artiche.

Questi episodi non sono isolati: rivelano come la logistica sia diventata un’arena di competizione, dove il controllo delle rotte e delle infrastrutture determina vincitori e vinti.

E qui entriamo nel vivo del confronto geopolitico, dove Usa e Cina si contendono il dominio delle supply chain. Nel 2026, le tensioni commerciali persistono, con tariffe selettive e controlli sulle esportazioni che ridisegnano le mappe globali. La Cina, con il suo controllo sull’80% dell’estrazione e l’85% della lavorazione di elementi rari, ha usato queste risorse come leva strategica. Basti pensare alle restrizioni del 2025 su materiali come grafite, gallio e germanio, che hanno interrotto produzioni in settori chiave come l’elettronica e l’automotive.

Dall’altra parte, gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump 2.0 hanno intensificato la strategia di “reshoring” e diversificazione, trattando le tariffe come strumenti di sicurezza nazionale. Il National Security Strategy del 2025 enfatizza l’accesso a minerali critici come priorità, riducendo la dipendenza dalla Cina e promuovendo accordi bilaterali per investimenti in cambio di esenzioni tariffarie. Nonostante un temporaneo disgelo, come la sospensione di un anno sui controlli cinesi per minerali rari, negoziata tra Trump e Xi, l’instabilità rimane.

L’Europa, nel frattempo, fatica a tenere il passo: come ha sottolineato Falteri, l’Ue è in ritardo nella competizione globale, con tensioni crescenti su veicoli elettrici, semiconduttori e energie rinnovabili.

Davide Falteri, Presidente di Federlogistica, all’Assemblea Annuale 2026

In questo scacchiere, chi controlla la logistica, dalle rotte marittime alle catene di fornitura di minerali critici, detiene le chiavi dei mercati. La Belt and Road Initiative cinese ne è l’esempio lampante, contrapposta agli sforzi Usa per ridisegnare supply chain resilienti, con costi che potrebbero aumentare del 20-30% a causa delle politiche climatiche Ue e delle tensioni persistenti a livello internazionale.

In questo panorama complesso, l’AI non è solo un alleato: è destinata a diventare il motore della trasformazione. Nel 2026, l’AI si integra profondamente nelle piattaforme di supply chain, passando da soluzioni pilota a ecosistemi autonomi. Secondo Gartner, entro il 2028 il 25% dei report KPI sarà generato da modelli di GenAI, e il 95% delle decisioni data-driven sarà almeno parzialmente automatizzato.

L’AI abilita previsioni di domanda, ottimizzazione di rotte, automazione di magazzini e gestione dei rischi in tempo reale, riducendo costi e migliorando la resilienza. Pensate all’automazione: sistemi robotici AI identificano prodotti, navigano layout di magazzino e collaborano con umani per accelerare gli ordini.

In settori come il manifatturiero e l’automotive, l’AI diventa essenziale per decisioni rapide e visibilità sui rischi, con “Connected Intelligence” che collega supply chain a procurement, finanza e CRM. KPMG prevede che nel 2026 l’AI sarà embedded in tool di pianificazione e risk management, mentre l'”Agentic AI” rivoluzionerà il procurement.

In un mondo di volatilità geopolitica, l’AI offre previsioni predittive su interruzioni, da tariffe a conflitti, permettendo rerouting flessibili e pianificazione proattiva. Per l’Italia e l’Europa, investire in AI significherebbe colmare il gap con giganti come UsA e Cina, trasformando la logistica da emergenza a strategia nazionale.

Tornando alle parole del Presidente di Federlogistica Falteri, la logistica è oggi una strategia imprescindibile per governare il futuro economico, sociale e strategico del Paese. In un’era di confronti Usa-Cina e instabilità globale, chi la padroneggia, con l’AI come alleato, controllerà mercati e destini. Da questo punto di vista l’Assemblea di Federlogistica ci invita a riflettere: è tempo di investire in visione, innovazione e coordinamento, per non essere emarginati nel nuovo ordine mondiale.