Domani il Vaticano pubblicherà “Magnifica Humanitas”, la prima enciclica di Papa Leone XIV. Un testo destinato a segnare non soltanto il pontificato del Papa “americano”, ma probabilmente anche il modo in cui la Chiesa cattolica intende posizionarsi nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Perché il documento non parlerà semplicemente di tecnologia. Parlerà di potere, dignità umana, automazione, guerra, lavoro e controllo sociale. In altre parole, parlerà del presente.
La scelta del titolo non è casuale. “Magnifica Humanitas” richiama immediatamente la centralità della persona umana, concetto che Leone XIV sta trasformando nel pilastro teologico e politico del suo pontificato. E non è un dettaglio che il testo sia stato firmato il 15 maggio, nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Pope Leo XIII, il documento che alla fine dell’Ottocento affrontò gli effetti sociali della rivoluzione industriale.
All’epoca il problema erano le fabbriche, il lavoro operaio e il capitalismo industriale. Oggi il Vaticano vede negli algoritmi e nei sistemi AI una nuova trasformazione strutturale della società, forse ancora più invasiva perché capace di entrare contemporaneamente nel lavoro, nell’informazione, nella guerra, nell’educazione e perfino nelle relazioni personali.
Leone XIV sembra avere molto chiaro un punto: l’intelligenza artificiale non è più una questione tecnica riservata in modo esclusivo agli ingegneri della Silicon Valley. È una questione antropologica.
Negli ultimi mesi il Pontefice ha ripetuto più volte che le nuove tecnologie non devono “scrivere la storia dell’uomo” al posto dell’uomo stesso. Durante il Giubileo del mondo educativo aveva lanciato un appello che adesso appare quasi come l’anticipazione dell’enciclica: “non lasciate che sia l’algoritmo a scrivere la vostra storia”.
Dietro quella frase apparentemente semplice si intravede in realtà una critica molto profonda al modello culturale che accompagna l’AI contemporanea. Perché il nodo centrale non è soltanto cosa le macchine siano in grado di fare, ma cosa accada quando le decisioni umane iniziano a essere progressivamente delegate a sistemi opachi, predittivi e automatizzati.
La Chiesa, storicamente, si muove con tempi lunghi. Molto lunghi. Talmente lunghi che spesso il mondo cambia tre volte prima che un’enciclica venga stampata. Stavolta però il Vaticano sembra aver compreso che la velocità dell’AI rischia di comprimere i tempi della riflessione etica molto più rapidamente rispetto al passato.
Anche per questo motivo la presentazione del documento sarà senza precedenti. Per la prima volta un Papa interverrà direttamente all’evento di lancio della propria enciclica. Non un semplice saluto protocollare, ma un intervento vero e proprio davanti a cardinali, teologi e specialisti dell’intelligenza artificiale.
E qui emerge un altro dettaglio estremamente interessante. Tra gli ospiti della presentazione compare anche Christopher Olah, cofondatore di Anthropic e tra i maggiori esperti mondiali di interpretabilità dei modelli AI. Una presenza che racconta molto bene la strategia di Leone XIV: il Vaticano non vuole parlare di tecnologia senza confrontarsi direttamente con chi quella tecnologia la costruisce.
La scelta è significativa anche dal punto di vista geopolitico. Anthropic è una delle aziende simbolo della nuova corsa globale all’intelligenza artificiale generativa, insieme a OpenAI, Google e Meta. Invitare uno dei protagonisti della frontiera AI dentro l’Aula del Sinodo significa riconoscere implicitamente che oggi il potere tecnologico globale dialoga sempre più direttamente con quello politico e religioso.
E in fondo è esattamente questo il cuore dell’enciclica.
“Magnifica Humanitas” sembra voler affermare che il rischio dell’AI non sia soltanto occupazionale o economico. Il vero rischio, secondo il Vaticano, è che l’essere umano venga progressivamente ridotto a variabile ottimizzabile dentro sistemi progettati per massimizzare efficienza, predizione e controllo.
Una preoccupazione che emerge anche negli interventi di Leone XIV contro l’uso delle tecnologie nei conflitti armati. Più volte il Papa ha denunciato il pericolo di sistemi automatici applicati alla guerra, alla sorveglianza e alla manipolazione sociale. Perché quando l’intelligenza artificiale entra nei processi decisionali militari o geopolitici, il problema non riguarda più soltanto l’innovazione. Riguarda la responsabilità morale.
Ma sarebbe ingenuo aspettarsi una posizione anti-tecnologica. Leone XIV non sembra intenzionato a demonizzare l’intelligenza artificiale. Piuttosto vuole impedirne la trasformazione in una nuova ideologia tecnocratica.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui “Magnifica Humanitas” potrebbe diventare uno dei documenti più citati del prossimo decennio nel dibattito globale sull’AI.
Perché mentre governi e aziende discutono di modelli linguistici, GPU e regolamentazione, il Vaticano sta cercando di riportare la questione su un piano più radicale: quale idea di essere umano sopravvive quando sempre più decisioni vengono delegate alle macchine?
Domanda molto teologica, certo. Ma anche tremendamente politica.