Il gruppo coreano stima un utile operativo record nel terzo trimestre 2026, quasi nove volte quello di un anno prima. La domanda di memorie per l’intelligenza artificiale spinge prezzi e margini, ma gli investitori si interrogano sulla durata del ciclo e sulla sostenibilità dei grandi investimenti tecnologici.

Samsung Electronics è diventata uno degli esempi più evidenti di quanto l’intelligenza artificiale stia modificando gli equilibri economici dell’industria dei semiconduttori. Il gruppo sudcoreano ha annunciato per il terzo trimestre 2026 un utile operativo preliminare di 107,4 trilioni di won, equivalenti a circa 80 miliardi di dollari, in crescita del 782,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi sono stimati a 195 trilioni di won, circa 145 miliardi di dollari, con un incremento del 126,6% su base annua.

Se confermati dai risultati definitivi attesi a fine ottobre, sarebbero numeri eccezionali anche per un settore abituato a oscillazioni cicliche molto pronunciate. Il margine operativo implicito supera il 55%, un livello che riflette la straordinaria redditività raggiunta dal mercato delle memorie, anche se sarà necessario attendere i dati per divisione per comprendere quanto abbiano contribuito le singole attività.

Il principale motore della crescita è la domanda di semiconduttori destinati alle infrastrutture di intelligenza artificiale. La costruzione di data center e l’espansione della capacità di calcolo stanno aumentando il fabbisogno di memorie ad alte prestazioni, contribuendo contemporaneamente a restringere l’offerta disponibile e a sostenere i prezzi delle memorie tradizionali.

Samsung ha inoltre avviato la produzione di massa e le spedizioni delle memorie HBM4 di sesta generazione, progettate per i sistemi AI più avanzati. Il loro contributo economico dovrebbe diventare più significativo nel 2027, mentre il gruppo cerca di rafforzare la propria posizione in un segmento strategico nel quale compete soprattutto con SK Hynix e Micron.

I profitti dell’AI arrivano prima dei suoi ricavi

La trimestrale di Samsung racconta però qualcosa che va oltre il successo industriale del gruppo coreano. Mentre Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta e Oracle stanno impegnando centinaia di miliardi di dollari nella costruzione dell’infrastruttura AI e una parte dei loro fornitori sta già trasformando quella spesa in ricavi e profitti straordinari.

È una distinzione importante per comprendere l’economia dell’intelligenza artificiale. Chi produce semiconduttori, memorie e componenti essenziali beneficia direttamente degli investimenti necessari a costruire la nuova capacità di calcolo. Chi acquista quelle infrastrutture deve invece dimostrare, nel tempo, di riuscire a generare ricavi e flussi di cassa sufficienti a giustificarne il costo.

Samsung si trova quindi dalla parte della filiera che sta già monetizzando la domanda infrastrutturale, anche grazie a un ciclo favorevole dei prezzi delle memorie. Non significa che i profitti dei fornitori siano automaticamente insostenibili, ma che il loro andamento dipende anche dalla continuità degli investimenti effettuati dai grandi clienti tecnologici.

Perché la Borsa non festeggia

Nonostante i risultati annunciati, le azioni Samsung hanno perso circa il 2,4% alla Borsa di Seoul. Una reazione che riflette aspettative particolarmente elevate e interrogativi sulla durata dell’attuale fase espansiva, oltre alle preoccupazioni per la concorrenza e per gli effetti dell’apprezzamento del won sui ricavi internazionali.

Il mercato delle memorie rimane storicamente ciclico: periodi di domanda elevata e capacità produttiva limitata possono determinare forti aumenti dei prezzi, ma l’espansione dell’offerta e un eventuale rallentamento degli acquisti possono modificare rapidamente l’equilibrio.

Questa volta, tuttavia, il ciclo è strettamente collegato alla dimensione degli investimenti nell’intelligenza artificiale. La domanda non dipende soltanto dalle vendite di smartphone o computer, ma da programmi infrastrutturali pluriennali che coinvolgono hyperscaler, produttori di acceleratori e operatori dei data center.

Ed è proprio qui che emerge il paradosso. Samsung sta registrando profitti eccezionali grazie a una domanda che gli investitori, contemporaneamente, cominciano a valutare con maggiore prudenza.

La questione non è se l’intelligenza artificiale continuerà a richiedere semiconduttori e memorie, ma quanto a lungo gli attuali ritmi di investimento e i livelli dei prezzi potranno sostenere margini di questa dimensione.

Il caso Samsung aggiunge così un tassello importante alla lettura finanziaria della corsa all’AI che abbiamo trattato nella nostra inchiesta “I soldi dell’AI”.

I produttori dei componenti stanno già incassando una parte significativa del valore generato dalla costruzione dell’infrastruttura, mentre le aziende che la finanziano devono ancora dimostrare pienamente la capacità di trasformarla in ritorni economici duraturi.

Il boom dei chip dimostra quanto denaro stia entrando nell’intelligenza artificiale. La domanda che il mercato comincia a porsi adesso è quanto di quel denaro riuscirà a tornare indietro sotto forma di profitti sostenibili.

Fonte: Samsung Electronics, risultati preliminari del terzo trimestre 2026. I valori comunicati sono stime preliminari e si riferiscono all’utile operativo, non all’utile netto.