La notizia è di quelle importanti: sembra che le grandi aziende dell’intelligenza artificiale stiano convergendo su uno standard condiviso che permetterà agli editori di esprimere attraverso un’unica istruzione le proprie preferenze sull’utilizzo dei contenuti online per l’addestramento dei modelli. Un solo segnale per comunicare a più aziende di intelligenza artificiale che i contenuti del proprio sito non possono essere utilizzati per addestrare i modelli AI.

È questa la novità annunciata da Anthropic, OpenAI, Google e Microsoft, che hanno dichiarato il proprio sostegno a una proposta di standard comune basata sul file robots.txt, lo strumento attraverso cui i siti web comunicano le proprie istruzioni ai crawler.

Attualmente gli editori che intendono impedire l’utilizzo dei propri contenuti per l’addestramento dell’AI devono intervenire separatamente sui crawler delle diverse aziende. La proposta, avanzata dall’ingegnere di Anthropic Kevin Kelley nell’ambito dei lavori dell’Internet Engineering Task Force (IETF), punta invece a semplificare questa gestione attraverso un’indicazione riconoscibile da tutti gli operatori aderenti.

Anthropic ha già annunciato il supporto al nuovo segnale, mentre OpenAI prevede di adottarlo nei prossimi mesi. Google e Microsoft indicano il 2027 come orizzonte di implementazione.

Anche Meta ha espresso apprezzamento per l’iniziativa, per quanto paradossale possa sembrare. Andy Stone, vicepresidente della comunicazione del gruppo, l’ha definita un passo importante per consentire agli editori di esprimere le proprie preferenze. Una posizione chiaramente contraddittoria rispetto alla posizioni di Meta, leggi le contestate nuove condizioni commerciali di Meta, accusate di consentire un utilizzo fin troppo ampio dei contenuti editoriali e la cui entrata in vigore è stata recentemente rinviata a fine novembre.

La questione centrale, tuttavia, rimane aperta: esprimere una preferenza non equivale a ottenere una tutela giuridicamente vincolante. Il nuovo meccanismo può semplificare la comunicazione delle scelte degli editori, ma non garantisce da solo che tutti gli operatori le rispettino, né risolve il problema dell’utilizzo dei contenuti già acquisiti.

Per l’editoria europea, inoltre, il segnale tecnico dovrà confrontarsi con il quadro normativo sul diritto d’autore e con le disposizioni relative al text and data mining. In ogni caso, la convergenza delle Big Tech rappresenta se non ancora una soluzione al conflitto economico e giuridico sull’utilizzo dei contenuti per l’intelligenza artificiale almeno un primo progresso sul piano dell’interoperabilità.