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Dietro ogni contenuto IA c'é sempre una persona

Dietro ogni contenuto AI c’è sempre una persona

Fatto con l’AI

Oggi un articolo molto poco tecnico, ma visti i cambiamenti in corso è interessante fare un punto della situazione.
Visto che le piattaforme hanno iniziato a mettere il bollino “fatto con l’AI” sui contenuti, è importante dire che quel bollino racconta solo metà della storia.
Dice come è stato costruito un testo o un’immagine, non chi ne è responsabile.
E la responsabilità, come vedremo, resta sempre di una persona: chi possiede il sito, la testata che pubblica, il giornalista che ha firmato.
L’intelligenza artificiale è lo strumento, non l’autore che risponde di quello che esce.

Il rischio più concreto non è nemmeno l’AI in sé. È che le etichette diventino una scorciatoia per il cervello: c’è chi penserà che “fatto con AI” significa scadente, e chi penserà che significa affidabile.
In entrambi i casi si smette di fare la cosa che conta davvero, cioè guardare il contenuto per quello che vale. Vediamo perché.

L’Europa mette il bollino sull’AI: quando anche i deepfake devono dichiararsi

C’era una volta il tempo in cui il problema delle notizie false si risolveva con un buon controllo delle fonti e un pizzico di sano scetticismo. Oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, non basta più. Un volto può parlare senza aver mai mosso le labbra, una voce può dire cose mai pronunciate e un testo può sembrare autorevole senza che dietro ci sia una mente umana. Così l’Unione europea ha deciso di fare una cosa molto europea, cioè provare a mettere ordine. Questa volta con un’etichetta.

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