Non è propriamente un data breach. Non è un attacco informatico tradizionale. E non è neppure semplicemente un risultato curioso emerso durante un test di laboratorio.
E, paradossalmente, è proprio questo il problema.
Non è propriamente un data breach. Non è un attacco informatico tradizionale. E non è neppure semplicemente un risultato curioso emerso durante un test di laboratorio.
E, paradossalmente, è proprio questo il problema.
Se c’è una cosa che il 2025 sta insegnando a chi segue l’intelligenza artificiale è che la geografia del potere tecnologico non è più così scontata. Mentre in Occidente si continua a discutere di OpenAI, Meta e Google come se fossero gli unici protagonisti della partita, dalla Cina arriva una storia che ha il sapore della rivincita silenziosa ma inarrestabile. Si chiama Qwen, è la famiglia di modelli di intelligenza artificiale open source di Alibaba Cloud, e a gennaio ha superato i 700 milioni di download su Hugging Face, la piattaforma di riferimento per gli sviluppatori. Ovvero: al momento è il sistema di AI open source più usato al mondo. Non male per un progetto che, fino a poco tempo fa, molti fuori dall’Asia guardavano con un certo paternalismo.
In un’epoca in cui la rapidità conta più dell’innovazione, il team di Hugging Face ha deciso di dimostrare che clonare è meglio che creare. In sole 24 oreperché perdere tempo con dettagli inutili? ha replicato il sistema Deep Research di OpenAI, ribattezzandolo con l’originalissimo nome di Open Deep Research. L’ironia del prefisso “Open” è tutta da gustare, considerando che il progetto nasce come una versione alternativa di qualcosa che, in teoria, dovrebbe già essere aperto.
Il gioiellino di Hugging Face si distingue per la sua capacità di navigare autonomamente sul web e generare report di ricerca, un’abilità che oggi persino un adolescente con ChatGPT e un motore di ricerca potrebbe padroneggiare. Eppure, nonostante la fretta con cui è stato assemblato, Open Deep Research può già vantare un onorevole 55,15% di accuratezza nel benchmark GAIA, poco distante dal 67,36% dell’originale di OpenAI. Insomma, non è il massimo, ma nemmeno una figuraccia totale.
L’azienda AI Hugging Face, nota per la sua filosofia open-source e l’innovazione costante, sta facendo parlare di sé per una scelta strategica in controtendenza: puntare su piccoli modelli linguistici, non su grandi. Il co-fondatore e Chief Science Officer di Hugging Face, Thomas Wolf, ha recentemente discusso questa visione durante il Web Summit di Lisbona, spiegando come questi modelli, compatti e altamente performanti, possano rappresentare il cuore della prossima generazione della robotica e dell’intelligenza artificiale applicata.
Hugging Face ha recentemente annunciato un nuovo servizio di Inference-as-a-Service che sfrutta le potenzialità delle microservizi NVIDIA NIM, presentato durante la conferenza SIGGRAPH. Questo servizio offre agli sviluppatori l’accesso immediato a modelli di intelligenza artificiale (AI) di alta qualità, ottimizzati per l’efficienza e la velocità, grazie all’infrastruttura NVIDIA DGX Cloud.
Hugging Face, uno dei principali attori nel campo dell’intelligenza artificiale (IA), ha recentemente annunciato un investimento significativo di 10 milioni di dollari in GPU condivise per supportare gli sviluppatori nella creazione di nuove tecnologie IA.
Il CEO di Hugging Face, Clem Delangue, ha dichiarato che l’azienda è in una posizione privilegiata per investire nella comunità grazie ai suoi recenti successi finanziari, tra cui una raccolta di 235 milioni di dollari in finanziamenti che ha valutato la società 4,5 miliardi di dollari.
Delangue è preoccupato per la capacità delle startup IA di competere con colossi come Google, OpenAI e DeepMind, che hanno a disposizione miliardi di dollari per le risorse computazionali necessarie allo sviluppo di modelli IA avanzati.
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