Se c’è una cosa che il 2025 sta insegnando a chi segue l’intelligenza artificiale è che la geografia del potere tecnologico non è più così scontata. Mentre in Occidente si continua a discutere di OpenAI, Meta e Google come se fossero gli unici protagonisti della partita, dalla Cina arriva una storia che ha il sapore della rivincita silenziosa ma inarrestabile. Si chiama Qwen, è la famiglia di modelli di intelligenza artificiale open source di Alibaba Cloud, e a gennaio ha superato i 700 milioni di download su Hugging Face, la piattaforma di riferimento per gli sviluppatori. Ovvero: al momento è il sistema di AI open source più usato al mondo. Non male per un progetto che, fino a poco tempo fa, molti fuori dall’Asia guardavano con un certo paternalismo.

Secondo una ricerca pubblicata dalla società di consulenza AIBase, basata proprio sui dati di Hugging Face, a dicembre i download dei modelli Qwen hanno superato da soli la somma dei download degli otto modelli più popolari successivi. In quella lista ci sono nomi leggeri come piume… ma solo nel senso fisico: Meta, OpenAI, Zhipu AI, Moonshot AI, MiniMax. Insomma, Qwen non ha solo vinto la gara: ha doppiato il gruppo.

Per capire perché, bisogna partire dalla strategia di Alibaba Cloud, la divisione di Alibaba Group che si occupa di cloud e intelligenza artificiale. Invece di puntare tutto su un unico “modello miracoloso”, Alibaba ha fatto una scelta molto più pragmatica e, a suo modo, molto più da ingegneri: rendere open source un’intera famiglia di modelli, che va da versioni ultraleggere con 600 milioni di parametri fino a modelli con decine di miliardi di parametri.

I parametri, per chi non vive immerso nelle slide delle big tech, sono in pratica le variabili che codificano l’“intelligenza” di un modello. In genere, più sono, più il modello è potente (e più è affamato di risorse). Offrire taglie diverse significa permettere agli sviluppatori di scegliere: vuoi qualcosa che gira su un server piccolo o addirittura su un dispositivo locale? C’è. Vuoi un modello più grosso per compiti complessi? C’è anche quello. Risultato: Qwen è diventato una specie di coltellino svizzero dell’AI open source.

Il rapporto di AIBase lo dice in modo piuttosto diretto: “Decine di migliaia di applicazioni reali in tutto il mondo sono state sviluppate sulla base di Qwen, segnando un picco storico per i grandi modelli open source cinesi nella comunità internazionale degli sviluppatori.” E non è solo retorica. Già a ottobre, una versione leggera chiamata Qwen2.5-1.5B-Instruct risultava il modello più scaricato in assoluto su Hugging Face. Quello che una volta era considerato “l’AI che arriva dalla Cina” oggi è, molto semplicemente, l’AI che usano tutti.

Naturalmente, il mercato ha gradito. Le azioni di Alibaba a Hong Kong hanno guadagnato oltre il 5% in una sola giornata. Ma il punto interessante è che Qwen non è rimasto confinato nel mondo degli sviluppatori perchè Alibaba ha iniziato a integrare questi modelli in prodotti consumer, creando una nuova divisione, il Qwen Consumer Business Group, sotto il cui cappello finiscono oltre al chatbot Qwen e l’assistente AI, anche il cloud drive Quark, i prodotti hardware AI e altro. Tradotto in linguaggio non aziendalese significa che Qwen non è più solo un modello, è un ecosistema.

La cosa più ironica, se vogliamo, è che mentre in Occidente si discute ancora se l’open source sia una buona idea o un rischio esistenziale, Alibaba lo ha usato come ariete per sfondare il mercato globale degli sviluppatori. E i numeri, per una volta, parlano più forte delle dichiarazioni. 700 milioni di download dopo, Qwen è la prova che l’AI open source non è solo una questione ideologica, ma una strategia industriale che può funzionare benissimo. E forse, tra qualche anno, quando parleremo dei “soliti nomi” dell’intelligenza artificiale, dovremo ricordarci che il drago era già nella stanza e stava distribuendo modelli gratis su Hugging Face.