Elon Musk torna a lavorare con l’amministrazione di Donald Trump, ma questa volta il terreno non è l’efficienza della macchina federale: è la guerra dei prossimi decenni.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affidato a Musk, al fondatore di Anduril Palmer Luckey e all’ex speaker repubblicano della Camera Newt Gingrich la guida di Project Meridian, un progetto di 120 giorni con il quale il Pentagono vuole provare a identificare come potrebbero cambiare i campi di battaglia e quali capacità e tecnologie saranno necessarie alle forze armate statunitensi per mantenere il proprio vantaggio militare.

Il perimetro è volutamente molto ampio. Intelligenza artificiale, sistemi autonomi, robotica, energia diretta e biotecnologie sono alcune delle tecnologie indicate da Hegseth, mentre fra i possibili nuovi ambienti operativi compare anche la Luna. L’orizzonte del progetto guarda anni e decenni avanti, anziché concentrarsi sui programmi d’arma già in sviluppo.

Non è, almeno formalmente, un organismo incaricato di decidere la strategia militare americana. Hegseth ha precisato che Meridian non dovrà elaborare nuove strategie o nuove policy, ma individuare i domini nei quali gli Stati Uniti dovranno essere in grado di operare e le capacità necessarie per farlo. Al termine dei 120 giorni sono previste indicazioni operative sulle tecnologie da sviluppare, sperimentare e successivamente mettere a disposizione delle forze armate.

Ed è proprio la composizione del gruppo a rendere interessante l’iniziativa.

Dal contractor al progettista della strategia tecnologica

Musk non arriva al tavolo soltanto come imprenditore visionario chiamato a immaginare il futuro. SpaceX è già profondamente inserita nell’infrastruttura spaziale e di sicurezza nazionale americana e lavora da anni con il Pentagono. Palmer Luckey rappresenta invece Anduril, una delle aziende che meglio incarnano la nuova generazione della defense tech americana, costruita attorno ad autonomia, software, droni, sensori e intelligenza artificiale.

Il Pentagono sta quindi chiedendo a due protagonisti dell’industria che sviluppa e vende tecnologie militari di contribuire a definire quali tecnologie militari saranno necessarie in futuro.

Questo non rende di per sé anomala l’iniziativa: il rapporto fra industria, ricerca e difesa è strutturale nel sistema americano e Project Meridian coinvolgerà anche esperti provenienti da università, policy e sicurezza nazionale. Ma rende importante distinguere il ruolo di questi partecipanti da quello di osservatori indipendenti. Musk e Luckey guidano imprese che hanno rapporti economici diretti con il Dipartimento della Difesa.

Silicon Valley entra ancora più profondamente nel Pentagono

È probabilmente questo l’aspetto più interessante della notizia. Una parte della Silicon Valley ha costruito la propria identità mantenendo sempre una certa distanza dall’industria militare tradizionale. Oggi, quel confine si è progressivamente assottigliato: AI, spazio, satelliti, droni autonomi, robotica e software stanno diventando componenti centrali della superiorità militare e, contemporaneamente, il Pentagono sta cercando di importare velocità e capacità di innovazione dall’industria tecnologica.

Project Meridian porta questa convergenza un passo più avanti. Non si tratta soltanto di acquistare un satellite da SpaceX, un drone da Anduril o un modello AI da una società tecnologica. Il Pentagono sta portando alcuni degli imprenditori che costruiscono quelle tecnologie dentro il processo con cui prova a immaginare quali tecnologie serviranno per combattere le guerre future.

E il progetto arriva mentre Hegseth sta contemporaneamente spingendo il Dipartimento della Difesa verso una maggiore centralità dei sistemi autonomi e robotici, annunciando anche un nuovo comando dedicato alla guerra autonoma.

Il ritorno di Musk nell’orbita dell’amministrazione Trump è quindi politicamente significativo, è il suo primo incarico ufficiale di questo tipo dopo l’esperienza DOGE e la successiva rottura pubblica con il presidente, ma tecnologicamente potrebbe esserlo ancora di più, perché Project Meridian rende esplicita una trasformazione che chi osserva il settore con attenzione segue da tempo: AI, autonomia, spazio e robotica non sono più tecnologie che il settore della difesa sta semplicemente adottando, ma stanno cominciando a modificare il modo stesso in cui il Pentagono pensa la guerra futura.