AWS rinuncia agli accordi di riservatezza con le amministrazioni locali e investe nelle comunità che ospitano i suoi data center. Con oltre cento moratorie allo studio e il tema ormai dentro la campagna per le elezioni di Midterm, Big Tech scopre che energia, acqua e consenso locale sono diventati parte del Capex.

Un miliardo di dollari in cinque anni. È quanto Amazon ha deciso di investire nelle comunità americane che ospitano i suoi data center, finanziando istruzione, formazione professionale, interventi per ridurre i consumi energetici delle abitazioni, tutela delle risorse idriche e altri progetti scelti insieme ai territori.

Preso isolatamente, potrebbe sembrare un grande programma di investimento sociale. Inserito nel contesto politico americano dell’autunno 2026, racconta qualcosa di diverso: costruire capacità di calcolo negli Stati Uniti sta diventando più difficile e il consenso delle comunità locali comincia ad avere un prezzo economico.

Amazon Web Services lo ha riconosciuto apertamente. Il 2 ottobre il CEO Matt Garman ha presentato Built Together, un programma da oltre un miliardo di dollari aggiuntivi nei prossimi cinque anni destinato alle aree nelle quali l’azienda opera con i propri data center. Amazon punta, tra le altre cose, a facilitare l’accesso gratuito ai community college per oltre 300.000 studenti, ampliare la propria rete di centri di formazione professionale e finanziare interventi di efficienza energetica per più di 30.000 abitazioni e oltre 300 scuole ed edifici pubblici.

La cifra, tuttavia, non è la parte più interessante dell’annuncio. AWS ha contemporaneamente dichiarato di non utilizzare più non-disclosure agreement con le amministrazioni pubbliche coinvolte nei suoi progetti. Gli NDA sono diventati uno dei simboli della battaglia americana contro i data center perché, in numerosi casi, hanno impedito alle comunità di conoscere tempestivamente identità dello sviluppatore, dimensioni degli impianti, incentivi fiscali, richieste energetiche e conseguenze sul territorio.

Il cambio di rotta arriva mentre anche Washington comincia a occuparsi della questione. Il 24 settembre i deputati Tom Barrett, repubblicano del Michigan, Greg Landsman, democratico dell’Ohio, e Jamie Raskin, democratico del Maryland, hanno presentato il No Secrets for Data Centers Act, una proposta bipartisan che punta a impedire agli amministratori pubblici di utilizzare accordi di riservatezza per nascondere ai cittadini informazioni sui progetti.

Amazon, quindi, non sta semplicemente cambiando una propria procedura interna, sta, piuttosto, anticipando una pressione politica che sta crescendo.

Cento moratorie

Il numero che spiega meglio il momento è un altro. Secondo Garman, negli Stati Uniti sarebbero oltre cento le moratorie sui data center attualmente prese in considerazione.

Non tutte diventeranno legge e una moratoria non significa necessariamente cancellare definitivamente un progetto: spesso sospende nuove autorizzazioni o permessi mentre le amministrazioni ridefiniscono regole urbanistiche, energetiche o ambientali. Ma la scala del fenomeno è ormai difficile da considerare marginale.

Data Center Watch ha calcolato che soltanto nel primo trimestre del 2026 almeno 75 progetti, per circa 130 miliardi di dollari, sono stati bloccati o ritardati dall’opposizione locale. Nelle prime sei settimane dell’anno erano state inoltre presentate più di 300 proposte legislative statali riguardanti i data center, mentre ipotesi di moratoria statale erano emerse in 14 Stati.

Il fenomeno ha ormai una dimensione nazionale. I gruppi di opposizione censiti sono passati dai 396 della fine del 2025 a 833 alla fine del primo trimestre 2026, distribuiti in 49 Stati. Energia, acqua, rumore, territorio, agevolazioni fiscali e soprattutto il timore che i costi della nuova infrastruttura elettrica finiscano nelle bollette sono diventati argomenti politici utilizzabili ben oltre le comunità direttamente interessate.

Ed è qui che la questione incontra le elezioni di Midterm.

Dal megawatt alla scheda elettorale

Donald Trump ha costruito buona parte della propria politica sull’intelligenza artificiale intorno all’idea che gli Stati Uniti debbano accelerare la costruzione dell’infrastruttura necessaria a competere con la Cina. Ma la Casa Bianca ha dovuto contemporaneamente affrontare il problema politico delle bollette.

A marzo Amazon, Google, Meta, Microsoft, OpenAI, Oracle e xAI hanno sottoscritto con l’amministrazione il Ratepayer Protection Pledge, impegnandosi a costruire, acquistare o portare nuova capacità energetica per i propri data center e a sostenere i costi delle infrastrutture necessarie senza trasferirli sulle famiglie. L’iniziativa è stata successivamente ampliata dall’amministrazione Trump, proprio mentre i data center diventavano un tema sempre più delicato in vista delle elezioni di novembre.

Il caso politicamente più interessante resta l’Ohio, dove la questione è entrata direttamente nella competizione per il Senato. Il democratico Sherrod Brown ha attaccato il repubblicano Jon Husted per il ruolo avuto, quando era vicegovernatore, nella promozione degli investimenti e degli incentivi destinati ai data center salvo poi modificare progressivamente la propria posizione chiedendo maggiori garanzie per i consumatori.

La stessa leadership repubblicana ha compreso il rischio. Secondo Axios, in agosto il National Republican Senatorial Committee aveva avvertito le aziende dell’AI che la crescente ostilità verso i data center stava diventando un problema elettorale, indicando proprio l’Ohio come possibile caso nazionale.

A quel punto il problema non è più soltanto costruire abbastanza gigawatt, ma costruirli senza trasformare ogni nuovo campus in una battaglia politica locale.

Big Tech organizza la risposta

La risposta dell’industria non arriva soltanto da Amazon. Il 28 settembre è stata annunciata la American Infrastructure Alliance, una coalizione che riunisce aziende tecnologiche e infrastrutturali, investitori e sindacati. Tra i membri iniziali figurano OpenAI, SoftBank, SB Energy, CoreWeave, Blackstone, QTS, Digital Realty e diverse organizzazioni sindacali del settore delle costruzioni.

L’obiettivo dichiarato è lavorare sulle regole per lo sviluppo dei data center a livello statale e locale. La coalizione concentrerà inizialmente l’attenzione su sette Stati: Texas, Georgia, Ohio, Iowa, Pennsylvania, Indiana e South Carolina.

È un passaggio importante perché mostra come l’opposizione territoriale abbia ormai generato una risposta organizzata dall’altra parte. Non si tratta più soltanto di singole aziende che negoziano con una contea o con una utility, ma della nascita di una struttura politica e industriale che prova a definire preventivamente regole accettabili per continuare a costruire.

Amazon aggiunge ora un secondo tassello: investire direttamente nelle comunità.

Il nuovo costo del compute

Ed è probabilmente qui che la vicenda diventa interessante anche dal punto di vista finanziario. Amazon ha dichiarato di avere investito 276 miliardi di dollari nei data center tra il 2011 e il 2025. La dimensione degli investimenti necessari per sostenere l’AI continua nel frattempo ad aumentare, mentre AWS ha già annunciato che nel 2027-2028 prevede di installare altri due milioni di GPU Nvidia nella propria infrastruttura globale.

Rispetto a queste cifre, un miliardo distribuito su cinque anni è relativamente piccolo, ma potrebbe essere più importante come precedente che come valore assoluto.

Finora il Capex dell’AI è stato raccontato soprattutto attraverso GPU, server, data center, terreni, connessioni alla rete e generazione elettrica. La sequenza sembrava essenzialmente tecnica: trovare capitale, comprare compute, trovare energia e costruire.

Il 2026 sta mostrando che manca almeno un elemento: il consenso.

Si può acquistare un terreno, finanziare la capacità elettrica, cosytruire una centrale, ma se un’amministrazione introduce una moratoria, se un referendum blocca un progetto, se una causa rallenta i permessi o se l’opposizione politica rende impossibile realizzare l’impianto nei tempi previsti, una parte del Capex annunciato rischia semplicemente di non trasformarsi in capacità operativa.

È ciò che noi di Rivista.AI abbiamo già chiamato Executable Capex: la differenza tra il capitale che un’azienda dichiara di voler investire e quello che riesce realmente a trasformare in megawatt, data center e compute.

Amazon sembra averlo capito. Il suo nuovo programma non compra automaticamente il consenso delle comunità, né elimina i conflitti sull’utilizzo di acqua ed energia. Prova piuttosto a ridurre uno dei nuovi rischi operativi dell’AI: che l’infrastruttura finanziata non riesca a essere costruita abbastanza velocemente.