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Energia e AI, la strategia di Aruba apre una domanda più ampia: il futuro dei data center passa anche dall’autoproduzione?

L’intelligenza artificiale ha fame di energia. È una constatazione che, negli ultimi mesi, sta emergendo con sempre maggiore chiarezza. Dopo aver osservato come l’Europa stia cercando di inserire la questione energetica nella propria politica industriale per l’AI e come gli Stati Uniti abbiano rilanciato il nucleare per sostenere la crescita dei data center, un’iniziativa italiana suggerisce un’altra possibile direzione.

Non riguarda nuove centrali atomiche. Non riguarda nemmeno grandi piani pubblici. Riguarda un operatore privato che ha deciso di acquistare direttamente impianti di produzione elettrica.

Energia e AI, il nodo che ridisegna la politica industriale europea

Bruxelles ha un problema molto concreto: prima ancora dei modelli linguistici, dei supercomputer e dei nuovi laboratori di ricerca, serve elettricità.

La questione è arrivata sul tavolo dell’Eurogruppo in una settimana segnata dal ritorno delle tensioni sul fronte energetico. Il possibile rischio di un nuovo blocco dello Stretto di Hormuz ha riportato l’attenzione sulle forniture di gas e petrolio, facendo muovere prezzi e mercati già nelle prime ore successive alle notizie. Per l’Europa, che da anni cerca di ridurre la propria dipendenza energetica, il promemoria è arrivato nella forma meno elegante possibile: una nuova scossa ai listini.

Meta punta sul Canada: 9,17 miliardi di dollari per il data center che vuole alimentare la prossima generazione di intelligenza artificiale

Meta costruirà in Alberta il suo primo data center canadese dedicato all’intelligenza artificiale, con un investimento da 9,17 miliardi di dollari statunitensi. Una cifra che, tradotta nella lingua non sempre poetica della tecnologia, significa una cosa molto semplice: per addestrare e far funzionare i modelli AI del futuro servono sempre più computer, sempre più energia e, soprattutto, sempre più spazio dove mettere questi enormi “cervelli digitali”.

Cloud, AI e concorrenza. L’Unione europea verso la sorveglianza DMA su Amazon Web Services e Microsoft Azure

Il cloud computing è diventato l’infrastruttura fondamentale sulla quale si costruiscono l’intelligenza artificiale, i servizi digitali, la manifattura avanzata, la sanità connessa, la finanza e gran parte dell’economia europea. È il motivo per cui la Commissione europea ha deciso di avviare un percorso che potrebbe portare Amazon Web Services e Microsoft Azure a essere designati come “gatekeeper” ai sensi del Digital Markets Act (DMA). Un passo che potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’intero mercato digitale.

Micron e il paradosso dell’AI: più memoria produci, più il mondo ne vuole. E la carenza durerà almeno fino al 2028

L’intelligenza artificiale ha finalmente trovato il modo di trasformare un componente che fino a pochi anni fa interessava quasi esclusivamente gli ingegneri in uno degli asset più preziosi dell’economia mondiale. Non si tratta delle GPU, ormai diventate le rockstar della Silicon Valley, ma della memoria. Quella invisibile, silenziosa e apparentemente poco affascinante senza la quale nessun modello di AI potrebbe funzionare.

I risultati finanziari di Micron Technology raccontano questa storia meglio di qualsiasi presentazione sull’intelligenza artificiale.

Mondiali 2026, il vero stadio è nei data center: il lato invisibile che permette a miliardi di tifosi di esultare insieme

Quando giovedì 11 giugno Wilton Sampaio ha fischiato l’inizio dei Mondiali, gli occhi del mondo si sono posati sul campo. Le telecamere hanno iniziato a seguire il pallone, i commentatori a raccontare ogni emozione della partita inaugurale in uno stadio, l’Azteca, gremito da oltre 87 mila tifosi. Nello stesso tempo, a livello mondiale, milioni di persone discutevano di moduli tattici, fuorigioco e di possibili sorprese del torneo. Eppure, mentre accadeva tutto questo, una delle infrastrutture più importanti dell’intero evento, è rimasta completamente invisibile. Forse perchè non indossa una maglia, non segna goal e non compare nelle statistiche ufficiali. Eppure senza di lei il calcio globale semplicemente si fermerebbe. Parliamo dei data center.

Softbank investe 7575 miliardi di euro per costruire una vasta rete di data center dedicati all’AI in Francia

SoftBank punta sulla Francia da 75 miliardi: la nuova geografia dell’AI europea passa dai data center nucleari

L’Europa dell’intelligenza artificiale si gioca tra gigawatt, diplomazia e ambizioni industriali. E Parigi si prende la scena mentre il resto del continente prende appunti

La corsa all’intelligenza artificiale non si misura più in modelli. Si misura in data center. E in Francia, a quanto pare, qualcuno ha deciso che il futuro dell’AI può passare anche da Dunkerque, dove il vento del Mare del Nord incontra progetti infrastrutturali da scala quasi industriale novecentesca, solo con più GPU e meno carbone. SoftBank ha annunciato fino a 75 miliardi di euro di investimenti per costruire una vasta rete di data center dedicati all’AI.

Data center, due mondi a confronto: New York frena, la Lombardia accelera sulla corsa all’AI

Un anno di stop ai nuovi data center da una parte dell’Atlantico. Sette miliardi di euro di nuovi investimenti dall’altra. La distanza tra New York e Milano non si misura soltanto in chilometri, ma anche in megawatt. Mentre lo Stato di New York discute una moratoria di dodici mesi sulla costruzione di nuovi data center, una decisione che potrebbe diventare il primo precedente del genere negli Stati Uniti, la Lombardia continua ad attirare investimenti record destinati a sostenere l’espansione dell’intelligenza artificiale, del cloud e dell’economia digitale.

Due approcci diversi alla stessa domanda: quanto siamo disposti a pagare, in termini energetici e territoriali, per alimentare la rivoluzione dell’AI?

I Problemi Nascosti delle Piattaforme Dati

I problemi nascosti delle piattaforme dati: un ostacolo invisibile all’innovazione e al valore

Il settore industriale dei dati negli anni scorsi ha investito milioni di dollari in moderni stack di dati, dando ai team di data scientist potenti data warehouse in cloud e strumenti all’avanguardia che, negli stessi anni, si sono ingranditi a volte senza una gestione adeguata.

Verrebbe da pensare che tutti questi investimenti siano basati sul successo e su un mercato sempre in positivo.
Purtroppo, in realtà, non è così, e oggi iniziano a scricchiolare una serie di elementi. In generale il mercato è ancora in crescita, si parla di circa il 20%, ma si cominciano a vedere i primi limiti.

Erin Brockovich contro i data center: la nuova battaglia americana passa dai server, dall’acqua e dal rumore delle turbine

Erin Brockovich è tornata. Non con una causa contro una compagnia elettrica della California, né con una cartella piena di referti medici impolverati sopra il tavolo di una cucina suburbana. Stavolta il bersaglio sono i data center. O meglio, la loro espansione silenziosa negli Stati Uniti.

Prysmian vola nel Q1 2026: l’AI trasforma i cavi in oro e la fibra vola a prezzi raddoppiati

Mentre il mondo si interroga su quanto l’intelligenza artificiale stia davvero cambiando le regole del gioco, Prysmian ha fornito una risposta concreta con i numeri del primo trimestre 2026. Il colosso italiano dei cavi ha chiuso il periodo con ricavi per 5,218 miliardi di euro, in crescita organica del 5% rispetto ai 4,771 miliardi dell’anno precedente. L’adjusted EBITDA ha raggiunto i 601 milioni, l’utile netto è balzato a 253 milioni dai 155 milioni precedenti e il free cash flow ha toccato quota 1,191 miliardi, consentendo una robusta riduzione dell’indebitamento da 4,884 a 3,818 miliardi.

A spingere davvero l’acceleratore è stata però la combinazione tra infrastrutture tradizionali e la fame insaziabile di connettività generata dall’AI.

Corsa ai data center: Anthropic guarda all’Europa e trasforma l’energia in potere computazionale

Nel mondo dell’intelligenza artificiale, la vera moneta non è più solo il talento o l’algoritmo, ma qualcosa di molto più tangibile: la capacità di calcolo. E quando Anthropic inizia a muoversi con decisione verso l’Europa per assicurarsi data center, il messaggio è piuttosto chiaro. La partita globale dell’AI si gioca sempre più su infrastrutture, energia e geografia.

Usa. Il Maine frena il boom dell’AI: la prima moratoria sui data center che fa tremare Big Tech

Il Maine ha deciso di premere il pulsante di pausa. Le autorità statali hanno approvato una moratoria temporanea sulla costruzione di nuovi data center di grandi dimensioni, diventando il primo Stato americano a varare una misura del genere contro l’espansione vorace delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Il disegno di legge LD 307, passato sia alla Camera che al Senato nei giorni scorsi, blocca per ora le autorizzazioni a impianti superiori ai 20 megawatt fino al novembre 2027. Non si tratta di un divieto definitivo, ma di un periodo di riflessione: nel frattempo nascerà un apposito Maine Data Center Coordination Council per studiare gli impatti su rete elettrica, bollette, ambiente e occupazione locale.

Data center in Italia, la corsa all’oro digitale tra sovranità, AI e qualche corto circuito burocratico

La nuova geografia del potere passa dai data center. Non è una metafora particolarmente elegante, ma è terribilmente efficace. Dove una volta si misuravano confini e risorse naturali, oggi si contano megawatt, latenze e capacità computazionale. In questo scenario, l’Italia ha deciso di smettere i panni del mercato periferico e di sedersi al tavolo dei grandi, anche se la sedia scricchiola ancora un po’.

Server sott’acqua e vento in poppa: l’AI scopre l’eolico offshore per risolvere il problema dell’energia

Capita sempre più spesso che le idee più radicali nascano da un problema molto concreto: dove mettere tutta questa intelligenza artificiale che continua a crescere senza chiedere permesso. Dopo l’iniziativa giapponese che punta a trasformare imponenti car-carrier in data center galleggianti, la risposta di Aikido Technologies è tanto semplice quanto audace: sotto il mare, direttamente dentro le fondamenta delle turbine eoliche.

Non si tratta di una suggestione futuristica da conferenza, ma di un progetto presentato in questi primi mesi del 2026 e rilanciato dalla comunità scientifica internazionale. Il principio è lineare, quasi elegante nella sua brutalità ingegneristica: produrre energia e consumarla nello stesso punto, eliminando uno dei grandi colli di bottiglia dell’infrastruttura digitale, ovvero il trasporto.

Per capire perché questa idea stia attirando attenzione, basta guardare ai numeri. I data center negli Stati Uniti hanno consumato 183 terawattora nel 2024, circa il 4% dell’intero fabbisogno nazionale. E la traiettoria è chiara: entro il 2030 quella quota potrebbe più che raddoppiare. Ormai è chiaro che l’AI non sia solo un problema computazionale, ma energetico.

Data center in Francia: boom di investimenti, pochi posti di lavoro e molti dubbi sulla sovranità

Plug, baby, plug”. Quando Emmanuel Macron ha pronunciato questa frase durante l’AI Action Summit a Parigi nel febbraio 2025, probabilmente immaginava di accendere una scintilla. Quello che è successo dopo, nel corso dell’ultimo anno, assomiglia più a una corsa all’oro con server al posto dei picconi e data center al posto delle miniere.

Data center galleggianti: il Giappone trasforma navi cargo in infrastrutture AI per aggirare i limiti di terra, energia e acqua

Inventare il futuro partendo dai vincoli è una specialità giapponese. Questa volta, però, il risultato ha un sapore quasi cinematografico: vecchie navi cargo che tornano a solcare i mari non per trasportare automobili, ma per alimentare algoritmi. Il progetto firmato da Mitsui O.S.K. Lines e Hitachi punta a trasformare imponenti car-carrier in data center galleggianti dedicati all’intelligenza artificiale, con le prime operazioni previste dal 2027.

Cloud a stelle e striscie: il vero rischio per la sovranità digitale europea

La sovranità, nel XXI secolo, non passa più solo da confini fisici o risorse energetiche. Sempre più spesso si nasconde in luoghi meno visibili, come i data center. Quei giganteschi magazzini di server che custodiscono dati, algoritmi e, dettaglio non trascurabile, una buona fetta del potere economico globale. Il punto, qualcuno direbbe il problema, è che, in Europa, queste “centrali del futuro” parlano sempre più spesso con accento americano.

Il prezzo del cloud: quando i data center accendono l’economia e spengono la rete

Dublino non è più soltanto la porta d’ingresso europea per le multinazionali della tecnologia, ma un laboratorio a cielo aperto dove si misura il costo reale dell’economia dei dati. Dietro cancelli blindati e sistemi di sicurezza degni di un film di spionaggio, i data center stanno ridisegnando il futuro digitale del continente, mentre sollevano una domanda scomoda: quanto siamo disposti a pagare, in termini energetici e ambientali, per diventare un hub del cloud?

Difesa europea, il cloud si fa sovrano: la mossa strategica di OVHcloud tra AI e nuovi talenti

La trasformazione digitale delle forze armate europee non è più una prospettiva futuristica buona per i convegni, ma una realtà concreta che si gioca tra server, algoritmi e una parola sempre più ricorrente: sovranità. In questo scenario si inserisce l’annuncio di OVHcloud, che all’InCyber Forum 2026 ha deciso di accelerare le proprie attività nel settore della difesa, con un approccio che mescola infrastrutture cloud, intelligenza artificiale e un pizzico di pragmatismo europeo.

Milano accende i server: CyrusOne sbarca in Italia e la corsa ai data center entra nel vivo

Nel risiko globale delle infrastrutture digitali, anche l’Italia prova a ritagliarsi un ruolo da protagonista. L’avvio dei lavori del primo data center italiano di CyrusOne a Segrate, nell’area metropolitana di Milano, rappresenta molto più di un semplice investimento immobiliare ad alta densità tecnologica. È il segnale che la partita dei dati, quella vera, si gioca ormai anche qui.

Mistral AI accelera: 830 milioni per i data center europei e la sfida all’impero americano dell’AI

Non bastano buoni modelli per competere nell’intelligenza artificiale. Servono potenza, infrastrutture e, dettaglio non trascurabile, una quantità impressionante di chip. Mistral AI lo ha capito bene e ha deciso di giocare la partita fino in fondo, raccogliendo 830 milioni di dollari in debito per costruire uno dei pilastri della sua strategia: un grande data center vicino Parigi.

Data center e sovranità tecnologica: l’Europa scopre che il cloud non è solo una nuvola

La sovranità tecnologica non passa più soltanto da brevetti, startup o algoritmi. Passa, molto più concretamente, da edifici pieni di server, chilometri di fibra ottica e quantità di energia che farebbero impallidire una piccola città. I data center, spesso invisibili al grande pubblico, sono diventati il vero terreno su cui si gioca l’autonomia strategica europea.

D’alta parte, il controllo della capacità computazionale rappresenta oggi un fattore geopolitico comparabile alle infrastrutture energetiche del Novecento. Una definizione che può sembrare enfatica, ma che diventa piuttosto realistica quando si guardano i numeri.

Stop ai data center per salvare l’umanità? La moratoria proposta da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez che sfida la corsa globale all’AI

Fermare i data center per fermare l’intelligenza artificiale o, almeno, rallentarla. La proposta presentata da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez negli Stati Uniti ha il sapore di una provocazione politica, ma anche quello di un segnale preciso: la corsa all’AI sta accelerando più velocemente della capacità delle istituzioni di comprenderla e governarla.

Rai Way accende i motori dei dati: 400 milioni per un hub strategico nell’era dell’AI

Mentre l’intelligenza artificiale ridisegna le priorità industriali e tecnologiche, anche le infrastrutture emergono come protagoniste silenziose ma decisive. Rai Way ha scelto di giocare questa partita con un progetto dalle dimensioni e ambizioni tutt’altro che marginali: un maxi data center alle porte di Roma, destinato a diventare uno dei nodi strategici della trasformazione digitale italiana.

Data center tra le stelle: Jeff Bezos punta sull’AI orbitale con 51.600 satelliti

Volendo fare un battuta potremmo dire che nel mondo della tecnologia, quando i problemi diventano troppo grandi per essere risolti a terra, qualcuno inizia seriamente a guardare verso l’alto. E Jeff Bezos sembra aver preso quest’idea alla lettera, con un progetto che promette di spostare una parte significativa dell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale direttamente nello spazio.

Data center, energia e geopolitica: la nuova infrastruttura strategica del mondo digitale

Quello che è successo negli ultimi anni a livello geopolitico e che continuiamo a vedere con le recenti escalation della crisi in Ucraina prima e quella del Golfo poi, ci ha insegnato a riconoscere alcuni asset fondamentali: porti, gasdotti, rotte commerciali, satelliti e cavi sottomarini sono elementi strutturali e fondamentali dell’architettura economico-politica di un Paese. A questa lista si è aggiunto ora un nuovo protagonista molto meno visibile ma altrettanto cruciale: il data center.

L’Italia accende i data center: come l’AI sta ridisegnando l’infrastruttura invisibile del Paese

Se oggi l’intelligenza artificiale sembra essere ovunque, il motivo è piuttosto semplice: da qualche parte, fisicamente, deve pur girare. E quel “da qualche parte” ha un nome molto concreto, molto poco poetico e sempre più strategico: data center. I numeri dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano raccontano una storia che vale la pena leggere come si leggerebbe una buona cronaca tecnologica: con la consapevolezza che non stiamo parlando solo di server e megawatt, ma del sistema nervoso dell’economia digitale e dell’AI in Italia.

Data center, chip e sete di watt: perché l’AI sta mangiando il mondo (e nessuno ha ancora detto stop)

Nel 2025 i produttori di semiconduttori hanno incassato oltre 400 miliardi di dollari. Non una categoria di nicchia, non un ciclo favorevole, ma il miglior anno di sempre per i chip. E il bello, o il preoccupante a seconda dei punti di vista, è che il 2026 promette di fare ancora meglio. L’AI non sta solo crescendo, sta divorando potenza di calcolo, e i data center sono diventati il suo apparato digerente.

Se sembra una corsa all’oro, è perché lo è. Con una differenza: al posto dei setacci ci sono GPU, al posto delle miniere enormi edifici pieni di server e al posto dei cercatori solitari una manciata di colossi tecnologici con bilanci più grandi di molti Stati. Nvidia è il nome che domina la scena, avendo più che raddoppiato i ricavi in un solo anno, ma non è più l’unica pala nel negozio di ferramenta. Google, Amazon, Microsoft e persino i grandi clienti stanno iniziando a costruire i propri attrezzi.

Il 2026 dei data center: le 5 previsioni che cambieranno storage, AI e infrastrutture per sempre

Il 2026 si profila come un anno di svolta per il mondo dei dati e delle infrastrutture IT: l’esplosione dell’intelligenza artificiale, la scarsità energetica, le tensioni geopolitiche e la necessità di maggiore resilienza stanno costringendo aziende e provider a ripensare completamente l’approccio allo storage e alla gestione dei dati. Non si tratta più solo di capacity o performance, ma di efficienza, sovranità e sostenibilità in un contesto dove l’AI non è più un hype, ma una realtà operativa che richiede infrastrutture pronte all’inferenza e alla data readiness.

OpenAI e Foxconn, nasce un’alleanza strategica per i data center AI made in USA

Nel mondo dell’AI, dove ogni settimana spunta un nuovo annuncio miliardario, la notizia della partnership tra OpenAI e Foxconn si distingue come una mossa decisiva: non solo perché unisce due protagonisti globali della tecnologia, ma anche perché segna un passo concreto verso la costruzione, in territorio Usa, delle infrastrutture che saranno chiamate a reggerere il prossimo decennio di sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Colosso da 40 miliardi: BlackRock, Nvidia e xAI uniscono le forze per rivoluzionare i data center dell’AI

Un consorzio di investimento che include BlackRock, Global Infrastructure Partners e il fondo MGX di Abu Dhabi ha concluso un accordo da 40 miliardi di dollari per l’acquisizione di uno dei maggiori operatori di data center al mondo, lanciando un’iniziativa volta a sostenere le infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Data center: da “consumatori energivori” a motori di decarbonizzazione e crescita

I data center non sono solo i pilastri della trasformazione digitale: se integrati con il sistema energetico, possono diventare alleati nella decarbonizzazione delle città. È questa la chiave di lettura che Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato di A2A, ha proposto al Forum TEHA di Cernobbio, dove è stato presentato uno studio sul ruolo strategico di queste infrastrutture in Italia.

Data Center, da costo a motore di crescita. Studio TEHA: come l’Italia può trasformare l’energia digitale in PIL e sostenibilità

I data center non sono più soltanto “fabbriche di bit”: se guidati da una visione strategica, possono diventare leve di competitività, occupazione e sostenibilità per l’Italia. È quanto emerge dal Position Paper “L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale”, presentato al Forum di Cernobbio da TEHA Group in collaborazione con A2A. Secondo lo studio, lo sviluppo del settore potrebbe contribuire dal 6% al 15% della crescita annuale del PIL nazionale, abilitando fino a 150.000 nuovi posti di lavoro tra diretti, indiretti e indotti. Numeri che confermano come i data center siano ormai infrastrutture strategiche, indispensabili per sostenere la diffusione di AI, IoT e cloud computing.

Data Center o palazzinari digitali? la distopia del made in italy

La parola “Make in Italy” suona bene. È catchy, accattivante, quasi innocente. Ma nel contesto della legge delega in discussione alla Camera, che vorrebbe normare (anzi no, “attrarre investimenti stranieri” mascherati da data center), si trasforma in un cavallo di Troia retorico. Antonio Baldassarra, CEO di Seeweb, in una recente intervista a Key4biz non ci gira intorno: è come essere tornati negli anni Cinquanta, quando bastava un progetto edilizio per muovere capitali, solo che oggi i protagonisti non sono i palazzinari romani, ma quelli tecnologici, assetati di suolo, energia e semplificazioni normative. Il nuovo mattone digitale si chiama “hyperscale data center”. E la politica sembra aver già consegnato le chiavi.

Chi paga l’intelligenza artificiale? Big Tech, Carbone e la bufala della neutralità energetica

Chi paga il conto dell’intelligenza artificiale? Non chi la usa. Non chi la governa. Nemmeno chi la promuove con entusiasmo evangelico nei convegni. A pagarlo, lentamente ma inesorabilmente, sono le reti elettriche nazionali, le bollette dei consumatori e, incidentalmente, il pianeta. L’intelligenza artificiale, così come la intendono oggi i colossi tecnologici americani, è una macchina insaziabile alimentata da energia bruta, preferibilmente continua, modulabile e possibilmente prodotta da fonti che si possono accendere e spegnere a comando. In pratica: gas, carbone, nucleare. Il resto, cioè sole e vento, può accomodarsi fuori.

Sotto la patina patinata della “rivoluzione AI”, si nasconde un ritorno violento a modelli industriali ottocenteschi, con un’estetica da Silicon Valley e una politica energetica da Pennsylvania del 1910. A guidare questa distopia in Technicolor è una visione autoritaria della crescita, scritta con linguaggio da campagna elettorale e firmata da un ex presidente che sembra confondere deregolamentazione con innovazione. Trump, nel suo recente “AI Action Plan”, non ha semplicemente accelerato la realizzazione di data center. Ha spalancato la porta a una deregulation senza precedenti a favore di carbone, petrolio e “dispatchable power” un modo elegante per dire: tutto tranne l’energia rinnovabile.

L’AI Data Center sposato ai fossili: Trump vuole alimentare l’Intelligenza artificiale con carbone e gas

Trump non ha mai amato i paradossi, li cavalca. L’AI, simbolo di progresso e di quella Silicon Valley che finge di odiare, si alimenterà di carbone, gas e vecchie centrali rianimate come zombie industriali. A Pittsburgh, davanti a un pubblico che rideva complice, ha dichiarato che “il più importante uomo del giorno” è Lee Zeldin, il nuovo capo dell’EPA, che “vi darà un permesso per la più grande centrale elettrica del mondo in una settimana”. Applausi. Il messaggio subliminale era chiaro: chi se ne importa delle regole, qui si torna a trivellare, bruciare e produrre elettricità sporca, perché l’intelligenza artificiale ha fame e la fame non aspetta.

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