I modelli open source e open-weight offrono all’Europa una concreta opportunità di autonomia tecnologica. Ma la sovranità non dipende soltanto dalla disponibilità dei modelli: conta chi controlla le infrastrutture e, soprattutto, quanto sia possibile cambiare tecnologia senza perdere ciò che si è costruito. Il nuovo Research Paper di Rivista.AI, “Open Source, il potere di scegliere”, affronta una delle questioni centrali della competizione globale nell’intelligenza artificiale.
L’intelligenza artificiale sta ridisegnando gli equilibri del potere tecnologico mondiale e l’Europa si trova davanti a una scelta che va ben oltre la possibilità di sviluppare modelli competitivi con quelli americani o cinesi. La questione riguarda il controllo delle tecnologie sulle quali imprese, amministrazioni pubbliche e sistemi industriali stanno costruendo una parte crescente delle proprie attività.
In questo scenario, la diffusione dei modelli open source e open-weight rappresenta un cambiamento importante. La disponibilità dei pesi consente di utilizzare modelli avanzati su infrastrutture differenti, adattarli a esigenze specifiche, valutarne autonomamente le prestazioni e ridurre la dipendenza dall’accesso esclusivo alle API dei grandi fornitori.
Per un continente che non dispone della stessa concentrazione di capitali, capacità di calcolo e piattaforme digitali degli Stati Uniti, si tratta di un’opportunità industriale concreta. L’apertura può abbassare le barriere all’ingresso, favorire la concorrenza e permettere a imprese e centri di ricerca di sviluppare applicazioni senza dover necessariamente sostenere gli investimenti richiesti dall’addestramento dei modelli di frontiera.
Ma questa opportunità solleva una domanda fondamentale: quanto controllo tecnologico si trasferisce realmente a chi utilizza un modello aperto?
L’apertura dei modelli non coincide con l’apertura dell’intera filiera
È una delle questioni centrali affrontate da “Open Source, il potere di scegliere”, il settimo Research Paper pubblicato da Rivista.AI nell’ambito della serie Sovranità Tecnologica.
Il Paper ripercorre l’evoluzione dell’open source dal software tradizionale all’intelligenza artificiale, dove l’apertura assume caratteristiche differenti. La disponibilità dei pesi consente di utilizzare, adattare e valutare autonomamente i modelli, senza necessariamente rendere accessibili dati e processi di addestramento. È una distinzione importante per comprendere le opportunità degli open-weight e i diversi livelli di autonomia che possono offrire, soprattutto considerando che la loro esecuzione può continuare a dipendere da hardware, infrastrutture cloud e strumenti di inferenza controllati da pochi operatori.
In altre parole, l’apertura può ridurre una dipendenza senza eliminare automaticamente quelle presenti negli altri livelli dello stack tecnologico.
Stati Uniti, Cina e la competizione per gli ecosistemi aperti
La diffusione dei modelli aperti non è soltanto una questione tecnica o una scelta filosofica. È diventata anche uno strumento di competizione industriale.
Negli Stati Uniti convivono strategie differenti: grandi laboratori che mantengono proprietari i modelli più avanzati, imprese che distribuiscono modelli con pesi accessibili e operatori infrastrutturali che possono beneficiare della crescita dell’intero ecosistema.
La Cina ha attribuito alla diffusione dei modelli open-weight un ruolo importante nella propria strategia tecnologica, favorendo la circolazione di capacità AI e la costruzione di ecosistemi alternativi a quelli dominati dalle piattaforme americane.
Per l’Europa, questa competizione amplia le possibilità di scelta, ma introduce anche nuove questioni. Utilizzare modelli sviluppati all’estero può rappresentare una soluzione efficiente e tecnologicamente vantaggiosa; costruire su di essi dipendenze difficili da modificare può invece ridurre nel tempo la libertà di decisione.
Non si tratta quindi di contrapporre modelli europei e modelli stranieri, né di considerare l’open source una garanzia automatica di indipendenza. La questione è comprendere quali condizioni consentano di utilizzare le migliori tecnologie disponibili mantenendo alternative credibili.
La sovranità tecnologica si misura nella capacità di cambiare
È su questo punto che il Research Paper propone una diversa chiave di lettura della sovranità tecnologica.
La vera unità di misura non è il numero di modelli prodotti né i miliardi investiti in un cluster, ma la capacità di sostituire un componente dello stack senza perdere dati, competenze, memoria, applicazioni e continuità operativa.
È un criterio di reversibilità, che può essere valutato concretamente nelle scelte tecnologiche delle imprese e delle istituzioni.
In questa prospettiva, i modelli open source e open-weight assumono un valore strategico perché possono ampliare le possibilità di utilizzo, adattamento e sostituzione delle tecnologie. Ma per trasformare questa opportunità in autonomia effettiva servono anche competenze, interoperabilità, capacità infrastrutturali e condizioni di accesso sostenibili.
Per l’Italia e per l’Europa, la priorità non dovrebbe quindi essere replicare integralmente ogni componente della filiera globale dell’AI, né introdurre nuovi vincoli normativi e amministrativi. Dovrebbe essere quella di creare le condizioni affinché imprese e istituzioni possano scegliere tra tecnologie differenti, conservarne il controllo operativo e modificarle quando cambiano le esigenze o le condizioni del mercato.
La sovranità non è l’obbligo di utilizzare una tecnologia nazionale: è la libertà di non rimanere prigionieri di una scelta tecnologica.
Con “Open Source, il potere di scegliere”, realizzato da Rivista.AI in collaborazione con TechVisory e sviluppato a partire dalle riflessioni e dagli spunti di analisi di Franco Bernabè, uno dei più autorevoli osservatori della trasformazione digitale europea, proseguiamo il percorso di ricerca dedicato alla sovranità tecnologica, approfondendo il rapporto tra apertura dei modelli, competizione geopolitica, infrastrutture e autonomia industriale.
.

Della stessa serie “Sovranità tecnologica” sono disponibili gli altri paper:
06. “L’effetto mosaico. Come l’intelligenza artificiale ricostruisce il know-how delle imprese e ridisegna i confini della sovranità industriale”, ottobre 2026
05. “La fabbrica invisibile: come l’intelligenza artificiale sta riscrivendo la visibilità dell’industria italiana nel mondo”, settembre 2026
04. “Dal modello alla fabbrica: perché la sovranità tecnologica è la vera posta in gioco per l’industria italiana”, luglio 2026
03. “La sovranità tecnologica europea nell’era dell’intelligenza artificiale. Una proposta operativa”, luglio 2026
02. “La sovranità tecnologica europea nell’era dell’AI: la scommessa francese”, giugno 2026
01. “Competitività digitale dell’Unione europea: semiconduttori, infrastrutture cloud e AI nel contesto geopolitico 2026”, giugno 2026