“È tempo di smettere di essere ingenui”. António Costa sceglie una frase semplice, quasi brutale nella sua chiarezza, per descrivere il momento che sta vivendo l’Europa. Dal palco delle Rencontres Économiques di Aix-en-Provence, il tradizionale appuntamento che riunisce economisti, imprenditori, responsabili politici e accademici per discutere del futuro dell’economia globale, il Presidente del Consiglio Europeo ha lanciato un messaggio che va ben oltre il commercio internazionale. Il tema, in realtà, è uno solo: la sovranità tecnologica europea.
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Con 228 mila avvocati iscritti e un sistema giuridico tra i più complessi d’Europa, l’Italia è il laboratorio ideale per l’AI legale. La domanda non è se l’AI cambierà la professione, lo sta già facendo. La domanda è con quali fonti e quale architettura.
Il Consiglio Nazionale Forense stima in circa 228 mila gli avvocati iscritti agli albi italiani [1]. Il 72% esercita in studi con meno di tre professionisti. Sono esperti di diritto con competenze settoriali profonde, ma che non possono permettersi né il costo di un legal tech enterprise né il tempo per imparare strumenti complessi. Sono il segmento che l’AI legale di nuova generazione ha il potenziale di trasformare di più e che fino a pochi anni fa era stato ignorato dai vendor.