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L’Europa cambia le regole del gioco: fusioni più facili per non farsi schiacciare da Usa e Cina

La Commissione europea sta per compiere un’inversione a U che solo pochi anni fa sarebbe stata considerata eretica. Secondo il Financial Times, Bruxelles si prepara ad allentare significativamente le norme sulle fusioni aziendali per favorire la nascita di “campioni europei” capaci di competere ad armi pari con i colossi americani e cinesi. Il cambio di rotta è radicale e arriva quasi venticinque anni dopo l’ultima grande revisione della politica antitrust.

BCG: sovranità digitale o illusione strategica? Perché l’AI globale non si lascia rinchiudere nei confini nazionali

Molto probabilmente è l’espressione più usata nel corso di questi primi mesi del 2026. Tuttavia, parlare di sovranità digitale oggi rischia di ridursi a un esercizio di retorica: suggestivo e politicamente efficace, ma difficilmente sostenibile quando si entra nei dettagli concreti. È esattamente questa la tesi, piuttosto netta, che emerge da una recente analisi di Boston Consulting Group, secondo cui l’idea di una piena autonomia nell’intelligenza artificiale non è solo ambiziosa, ma nella maggior parte dei casi semplicemente irrealistica.

Marocco, la nuova “AI Factory” d’Europa: la mossa che cambia la geopolitica dell’intelligenza artificiale

L’annuncio arriva direttamente da Rabat e ha il sapore di una svolta storica. In un’intervista esclusiva a Jeune Afrique, Amal El Fallah Seghrouchni, ministra delegata alla Transizione Digitale e alla Riforma dell’Amministrazione del Marocco, ha dichiarato senza giri di parole: “Il Marocco ospiterà una delle 15 factory di intelligenza artificiale dell’Unione europea”.

Big Tech nel mirino UE: il DMA diventa il banco di prova della sovranità digitale

Nel cuore regolatorio di Bruxelles, la Commissione per il Mercato interno del Parlamento europpeo ha deciso di alzare leggermente il volume con quel tono fermo e ben modulato che in politica europea equivale a un “facciamo sul serio”. Il tema è il Digital Markets Act (DMA), la normativa che dal 2022 promette di rendere i mercati digitali più aperti, più equi e, possibilmente, meno dominati dai soliti noti.

AI Act, partenza rinviata per i sistemi ad alto rischio: l’Europa prende tempo sull’intelligenza artificiale

Il percorso dell’AI Act europeo si arricchisce di una nuova tappa e non è esattamente una sprint. Le commissioni Mercato interno e Libertà civili del Parlamento Europeo hanno dato un primo via libera al rinvio dell’entrata in vigore di alcune delle norme più delicate, quelle che riguardano i sistemi ad alto rischio, aprendo a una revisione dei tempi che riflette una realtà ormai evidente: regolamentare l’intelligenza artificiale è una cosa estremamente complessa. D’altra parte, il voto, ampio e difficilmente equivocabile, segnala una convergenza politica su un punto chiave: le regole ci saranno, ma forse non subito. E soprattutto non senza gli strumenti tecnici necessari per applicarle.

EU Inc: startup in 48 ore e regole europee uniche. La rivoluzione della Commissione per liberare l’innovazione, ma il vero gap con gli USA è il capitale di rischio

La Commissione Europea ha appena acceso i riflettori su un’iniziativa che potrebbe cambiare per sempre il volto dell’ecosistema tech continentale. Si chiama EU Inc., il nuovo 28esimo regime societario presentato in questi giorni da Ursula von der Leyen, e rappresenta la risposta concreta a decenni di frammentazione legislativa che ha frenato la nascita e la crescita delle startup innovative in Europa.

Europa alla prova della realtà: competitività, energia e AI al centro del Consiglio europeo

Nel lessico sempre prudente delle istituzioni europee, l’espressione “fare un grande passo avanti” suona quasi rivoluzionaria. Quando a pronunciarla è Friedrich Merz al suo arrivo al Consiglio europeo del 19 marzo scorso, significa che qualcosa si è incrinato nella comfort zone del continente. Non una crisi improvvisa, ma la presa di coscienza che il mondo attorno corre più veloce e con meno scrupoli. Da questo punto di vista, il vertice di Bruxelles ha messo sul tavolo un dato ormai evidente: competitività, energia, difesa e tecnologia non sono più dossier separati, ma capitoli della stessa storia. E l’Europa, per restare rilevante, deve imparare a raccontarla tutta insieme.

Gli Stati Uniti spengono i laboratori, l’Europa accende i talenti: la nuova geopolitica della ricerca

Nel grande romanzo della scienza globale, gli Stati Uniti hanno sempre interpretato il ruolo del protagonista. Finanziamenti abbondanti, università di élite, ecosistemi capaci di trasformare idee in innovazione. Da quello che ci è dato osservare però, la trama sta cambiando e nemmeno troppo lentamente. Negli ultimi mesi, infatti, la politica scientifica americana ha imboccato una traiettoria che molti ricercatori descrivono con un eufemismo: discontinua. Tagli ai finanziamenti, congelamento dei grant, revisioni ideologiche dei progetti e una crescente incertezza amministrativa stanno ridisegnando il panorama della ricerca negli USA. Non è solo una questione di numeri, ma di fiducia nel sistema.

L’Europa prova a svegliarsi: la BEI apre il rubinetto degli investimenti per tecnologia, AI e difesa

La Banca Europea per gli Investimenti annuncia nuovi strumenti finanziari per sostenere startup, scaleup e tecnologie strategiche in Europa, con l’obiettivo di rafforzare sovranità tecnologica, innovazione e competitività globale. L’annuncio è arrivato a Lussemburgo durante la quarta edizione del Forum del Gruppo BEI, evento che riunisce responsabili politici, imprenditori, accademici e innovatori attorno a un tema che suona come una dichiarazione di intenti: costruire un’Europa forte in un mondo che cambia.

Monaco 2026, “Under Destruction”: la settimana in cui l’Europa si è guardata allo specchio

Per l’Unione europea quella appena passata è stata una di quelle settimane in cui si ha la sensazione che la storia stia bussando alla porta con una certa insistenza. Prima il Consiglio informale di Alden Biesen, nelle Fiandre. Poi l’European Industry Summit ad Anversa. Infine, la tappa più simbolica: la Munich Security Conference. Sul tavolo, una domanda che suona quasi esistenziale: come può l’Europa restare competitiva e strategicamente rilevante in un mondo stretto tra Stati Uniti e Cina?

Competitività europea, Metsola alza il tono: “Serve capitale, basta parole”

Nel silenzio quasi strategico del Castello di Alden Biesen in Belgio, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha scelto un registro che mescola pragmatismo e urgenza politica: sulla competitività europea non servono altre dichiarazioni di principio, serve capitale. E soprattutto servono strumenti per trasformare il risparmio in crescita reale.

L’Europa al bivio. Dal One Market Act all’Unione dei capitali, la strategia per non rimanere schiacciati tra Washington e Pechino

Al castello fiammingo di Alden Biesen, sotto una pioggia che sembrava perfetta per ricordare ai leader europei che il clima non è l’unica cosa a essere cambiata negli ultimi anni, è andato in scena qualcosa di più di un ritiro informale sulla competitività. È stato, nei fatti, un momento di verità per l’Unione europea. Mario Draghi ed Enrico Letta hanno messo sul tavolo una diagnosi severa e una proposta ambiziosa: se l’Europa non accelera ora su mercato unico, investimenti, energia e intelligenza artificiale, rischia di trasformarsi definitivamente in un campo di gioco per le strategie industriali di Stati Uniti e Cina.

Draghi a Lovanio: l’Europa tra nostalgia e potere, ovvero perché il mercato non basta più

L’aula dell’Università di Lovanio, mentre Mario Draghi riceve la laurea honoris causa, non ascolta un discorso celebrativo ma una diagnosi piuttosto lucida, a tratti spietata, sullo stato dell’Europa. Il messaggio, semplificando senza tradirne il senso, suona più o meno così: il mondo è cambiato, le regole anche e l’Unione Europea rischia seriamente di restare con un manuale di istruzioni di un prodotto ormai fuori catalogo.

L’Europa mette il bollino sull’AI: quando anche i deepfake devono dichiararsi

C’era una volta il tempo in cui il problema delle notizie false si risolveva con un buon controllo delle fonti e un pizzico di sano scetticismo. Oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, non basta più. Un volto può parlare senza aver mai mosso le labbra, una voce può dire cose mai pronunciate e un testo può sembrare autorevole senza che dietro ci sia una mente umana. Così l’Unione europea ha deciso di fare una cosa molto europea, cioè provare a mettere ordine. Questa volta con un’etichetta.

Il Digital Omnibus

L’Unione Europea sta avanzando una revisione significativa del suo corpus legislativo digitale, che include il GDPR, l’AI Act, l’e-Privacy Directive e altri strumenti correlati. Secondo le bozze trapelate, le modifiche vanno ben oltre una semplificazione burocratica: ci sono cambiamenti strutturali potenzialmente radicali.

Primo, il GDPR. La Commissione propone di ridefinire cosa si intenda per “dati personali”: non tutti gli identificatori pseudonimi o i dati anonimizzati sarebbero più considerati “personali”, se chi elabora i dati non ha mezzi “ragionevoli” per ricollegarli a un individuo. Questo significa che molti dati oggi protetti potrebbero cadere fuori dal perimetro più stretto della GDPR.

L’intelligenza artificiale prepara una nuova guerra sulla privacy in Europa

L’Europa si sta infilando in un campo minato, e questa volta la miccia si chiama intelligenza artificiale. Secondo indiscrezioni riportate da Politico, Bruxelles sarebbe pronta a toccare il “terzo binario” della politica comunitaria: il sacrosanto GDPR. L’idea, contenuta in una bozza di proposta, è quella di introdurre eccezioni mirate per consentire alle aziende di AI di utilizzare determinate categorie di dati personali nei processi di addestramento dei modelli. Un gesto che, tradotto in linguaggio politico, significa tentare di rimanere competitivi in un mondo dove Stati Uniti e Cina stanno già correndo a velocità supersonica.

THE IMPACT OF HUMAN-AI INTERACTION ON DISCRIMINATION

La Commissione Europea ha recentemente pubblicato uno studio del Joint Research Centre (JRC) che sfida la convinzione diffusa secondo cui il controllo umano possa fungere da rimedio efficace contro la discriminazione nei sistemi decisionali basati sull’intelligenza artificiale (IA). Il rapporto, intitolato “The Impact of Human-AI Interaction on Discrimination”, analizza come i professionisti delle risorse umane e del settore bancario in Italia e Germania interagiscano con sistemi di supporto decisionale automatizzati, rivelando risultati inquietanti.

Intelligenza artificiale e ricerca scientifica: l’Europa tra progresso e paradosso

L’intelligenza artificiale sta riscrivendo il metodo scientifico, trasformando ogni fase della ricerca, dall’ipotesi iniziale alla pubblicazione dei risultati. Non si tratta più solo di velocizzare la scoperta di nuove proteine o materiali, ma di ridefinire il concetto stesso di scoperta. L’AI non si limita a supportare gli scienziati, li sfida. Crea correlazioni invisibili, suggerisce esperimenti impensabili e, a volte, si avventura dove la logica umana non osa.

La strategia europea sulla ricerca e la tecnologia: tra visione, potere e realpolitik dell’innovazione

Commissione Europea “A European Strategy on Research and Technology Infrastructures” (COM(2025)497)


C’è un’Europa che non finisce nei corridoi di Bruxelles, ma che si misura in cleanroom, laboratori quantistici e telescopi sottomarini. È l’Europa delle infrastrutture di ricerca e tecnologia, il vero motore silenzioso della competitività continentale. Mentre le potenze globali si chiudono in nazionalismi tecnologici e filiere proprietarie, la Commissione Europea ha deciso di rispondere con una strategia che suona come una dichiarazione di guerra industriale: costruire la più potente rete di infrastrutture di ricerca e tecnologia del pianeta. Non per vantarsi, ma per sopravvivere.

Tildeopen LLM: il risveglio digitale dell’Europa o solo un abile esercizio di autocelebrazione tecnologica?

C’è un rumore nuovo nei corridoi digitali di Bruxelles, e per una volta non è il suono metallico di una nuova regolamentazione in arrivo. Si chiama TildeOpen LLM, ed è il secondo grande modello linguistico open source sviluppato in Europa, un colosso da 30 miliardi di parametri addestrato sul supercomputer EuroHPC LUMI grazie a 2 milioni di ore GPU generosamente finanziate dalla “AI Grand Challenge”. Niente Silicon Valley, niente cloud americano, niente GPU disperse in data center con indirizzi esotici. Tutto europeo, tutto dichiaratamente conforme all’AI Act, tutto, in teoria, trasparente. Il che, in Europa, vale più di qualsiasi record di performance.

La Cina ha superato l’Europa: l’UE corre ai ripari o resta indietro?

Quest’anno segna il cinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche formali tra la Cina e l’Unione Europea, nonché il venticinquesimo della fondazione della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina. Un traguardo che, anziché celebrare una storia di cooperazione, evidenzia la distanza crescente tra due giganti tecnologici, ora più rivali che partner.

Nel 1978, mentre la Cina emergeva dalle rovine della Rivoluzione Culturale, una delegazione di alto livello intraprendeva un tour di 36 giorni in Europa occidentale. Visitando 25 città in cinque paesi, tra cui Francia e Germania Ovest, gli ufficiali cinesi constatarono un ritardo di almeno venti anni in scienza, tecnologia e industria. Un divario che sembrava colmabile solo con un massiccio trasferimento tecnologico dall’Occidente.

Responsabilità Civile Intelligenza Artificiale: il gioco della regolamentazione UE

Immaginate di essere un CEO europeo con un prodotto di intelligenza artificiale che fa gola agli investitori. Poi, un bel giorno, un tribunale decide che il vostro algoritmo è responsabile di un danno. Non voi. Non l’azienda. Lui, l’algoritmo. Sembra fantascienza? Non più. Perché la Responsabilità Civile Intelligenza Artificiale sta diventando il vero campo di battaglia geopolitico, e l’Unione Europea ha appena piazzato la prima mina. Chi non l’ha ancora capito, si prepari a una lezione dolorosa.

Il Dipartimento tematico Giustizia, Libertà civili e Affari istituzionali del Parlamento europeo ha commissionato uno studio esplosivo, che consiglio a chiunque faccia business nell’AI di leggere e stampare come fosse un manuale di sopravvivenza legale: Artificial Intelligence and Civil Liability. Qui non si parla solo di responsabilità in astratto, ma di un approccio che ribalta le regole del gioco: chi sviluppa o implementa un sistema AI potrebbe presto trovarsi nella posizione di dover dimostrare la propria innocenza, e non più il contrario. Un capovolgimento giuridico che ricorda le peggiori distopie burocratiche, ma con un retrogusto molto reale: se l’AI sbaglia, il colpevole è chi l’ha messa in circolazione, punto.

EU AI Office ha pubblicato: 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝗹-𝗽𝘂𝗿𝗽𝗼𝘀𝗲 𝗔𝗜 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗶𝗱𝗲𝗿 𝗴𝘂𝗶𝗱𝗲𝗹𝗶𝗻𝗲𝘀

Il rilascio delle prime linee guida ufficiali per i fornitori di AI a scopo generale scuote il terreno europeo, portando chiarezza tra sovrastrutture burocratiche e la realtà dell’innovazione

Immagina una bolla che galleggia sopra l’AI Act – un mondo fatto di definizioni opache e timori regolatori – e ora concepire una spada affilata che taglia proprio lì. È esattamente ciò che succede oggi con le linee guida del GPAI provider: un documento conciso, tecnico, ma con dardi avvelenati proprio dove serve.

Xiaomi sferra un pugno negli occhi al mercato degli occhiali AI

Sorpresa. Non da poco, e non da tutti. Xiaomi, la multinazionale cinese delle meraviglie elettroniche, è appena entrata a gamba tesa nel mercato degli occhiali intelligenti. Un settore che molti definiscono ancora di nicchia, ma che in realtà è il nuovo terreno di scontro per chi vuole presidiare il futuro del computing personale. Una guerra silenziosa fatta di microchip, lenti e assistenti vocali, dove chi ha il controllo dell’ecosistema può riscrivere le regole del gioco. Sì, perché qui non si vendono solo gadget: si piantano bandiere nel campo minato dell’intelligenza artificiale indossabile.

Quando l’intelligenza artificiale diventa faccenda privata: il codice di condotta dell’UE e l’illusione della sicurezza volontaria

Dicono che l’inferno sia lastricato di buone intenzioni. E a Bruxelles devono essersi muniti di pala e cazzuola. Giovedì, l’Unione Europea ha pubblicato la bozza finale del suo Codice di condotta per l’intelligenza artificiale di uso generale. Un documento volontario, pensato per facilitare la conformità all’AI Act. Non una legge, non un vincolo, ma un segnale morale. Il solito teatrino europeo del “fare senza obbligare”, dove la burocrazia gioca a essere etica mentre gli attori reali, cioè le big tech, firmano o ignorano secondo il meteo di mercato. La keyword è intelligenza artificiale generativa, ma i sottotesti parlano di sicurezza sistemica e di una battaglia tutta politica per il controllo del rischio tecnologico.

La quieta sovranità quantistica Europea non basterà a vincere la guerra dei bit

Quando l’Europa dice di voler diventare leader mondiale nel quantum entro il 2030, non sta facendo una promessa, sta tentando un esorcismo. Il linguaggio ufficiale è pieno di buone intenzioni: infrastrutture condivise, investimenti coordinati, sovranità tecnologica, collaborazione pubblico-privato, convergenza dual-use con lo spazio. Ma sotto la superficie elegante del comunicato strategico, si nasconde una tensione molto più profonda: l’Europa ha finalmente capito che la rivoluzione quantistica non è solo una questione di scienza, ma di potere.

Il quantum non è una tecnologia: è una frattura epistemologica. È ciò che trasforma il concetto stesso di informazione, spostandolo dal determinismo binario alla probabilità entangled. E come ogni cambiamento radicale nella logica computazionale, ridefinisce l’equilibrio geopolitico tra chi crea i paradigmi e chi li subisce. L’Europa è storicamente abile a teorizzare le rivoluzioni altrui. Ma stavolta ha deciso di intervenire, almeno sulla carta.

European Commission Generative AI Outlook Report

L’intelligenza artificiale non parla europeo

Il nuovo report della Commissione Europea è un documento lungo, denso e (per una volta) non completamente inutile. Più di 160 pagine per dire una cosa semplice: l’Europa non controlla il futuro dell’AI generativa. E rischia di non controllare nemmeno il proprio. Sì, perché GenAI non è solo un giocattolo per startup americane con troppi soldi e zero etica. È una macchina che riscrive i fondamentali di tutto: produttività, cultura, lavoro, sovranità. E noi? Stiamo ancora litigando sul GDPR.

La Commissione, in un raro momento di lucidità strategica, ha capito che GenAI non può essere solo regolata. Deve essere anche prodotta, ospitata, posseduta. Il report lancia un’allerta chiara: senza infrastrutture europee, dataset europei e modelli fondativi europei, non stiamo governando la tecnologia. La stiamo subendo. Perché puoi scrivere tutte le leggi che vuoi, ma se il modello lo allena OpenAI su un cluster NVIDIA finanziato da Microsoft, allora stai solo recitando il ruolo del regolatore. E pure male.

European Commision: stiamo entrando in una nuova corsa agli armamenti senza missili, con i modelli

Unlocking the potential of dual-use research and innovation –

Ti svegli e la nuova frontiera non è la base militare ma il tuo data center. L’ultimo report della European Commission su dual use non fa diagnosi: fa un’iniezione di realtà direttamente nel cervello dell’innovazione europea. Civilian tech is the frontline? No, non è una frase fatta: è letteralmente quello che siamo diventati.

Qualche fatto fresco? La prima è che gli investimenti in tecnologie difensive in Europa hanno toccato un record di 5,2 miliardi di dollari nel 2024, con un aumento del 24% rispetto all’anno precedente. Un segnale che, finalmente, l’intero continente sta rispondendo con i fatti, non solo con conferenze e white paper. Eppure la consapevolezza strategica è ferma al palo: dual-use è visto come un intralcio normativo, e non come il vantaggio competitivo che è diventato.

L’europa ha scoperto l’intelligenza sovrana. peccato che sia made in USA

A prima vista, la scena ha il sapore grottesco di una diplomazia tecnologica postmoderna: Jensen Huang, CEO di Nvidia, col suo solito outfit da guru tech in pelle nera, atterra nei palazzi severi di Bruxelles per spiegare ai burocrati europei che sovereign AI non è un’utopia continentale, ma una strategia industriale concreta. Una strategia, però, che per ora si compra… da lui.

L’Europa non sa cosa fare con l’intelligenza artificiale, ma vuole farlo lo stesso

Generative AI Outlook Report European Commission

Mentre la Silicon Valley programma il futuro con il cinismo dell’algoritmo, la Commissione Europea si affanna a scrivere report. E l’ultimo – un tomo da oltre 160 pagine sull’orizzonte della GenAI in Europa – è un atto politico prima ancora che tecnologico. Un esercizio di equilibrismo istituzionale in cui Bruxelles cerca di apparire innovativa senza perdere il controllo, di essere regolatrice e alleata degli innovatori, di difendere la sovranità digitale senza scivolare nell’autarchia.

Anatomia dei primi 100 giorni di Trump: Groenlandia, dazi e autoritarismo

Nel suo ritorno alla Casa Bianca, Donald Trump ha rilanciato l’idea di un nuovo “Liberation Day”, una giornata simbolica per affrancare aziende e consumatori americani da quelli che definisce “trattamenti ingiusti” dei partner commerciali. Dietro la retorica nazionalista, però, si cela una strategia politica ed economica che rischia di riscrivere gli equilibri mondiali. Con una politica economica fondata su dazi aggressivi e una politica estera che strizza l’occhio all’espansionismo — dalle pretese sulla Groenlandia al controllo del Canale di Panama — Trump apre la strada a una nuova stagione di autoritarismo. Una stagione che potrebbe ispirare leader come Vladimir Putin in Ucraina, Xi Jinping su Taiwan e Benjamin Netanyahu in Medio Oriente, alimentando una destabilizzazione globale senza precedenti.

40 Years of EU Research and Innovation Funding, Celebrating 40 Stories. Quarant’anni e non sentirli: l’EU festeggia la ricerca come se fosse la prima volta

Ci sono giorni che scorrono lenti, e poi ci sono giorni che meritano un brindisi. O almeno un applauso silenzioso, magari davanti allo schermo, mentre sfogli il sito della Commissione Europea e ti imbatti in una piccola perla celebrativa: un booklet. Non un PDF qualunque, ma un compendio che racconta 40 anni di investimento europeo in ricerca e innovazione. Un’epopea di traguardi, fallimenti utili, idee folli diventate tecnologie fondamentali, e sogni lucidamente pianificati.

Perché sì, ogni passo in avanti va celebrato come fosse il primo. Non per ingenuità, ma per metodo. Perché nel nostro mondo iperveloce, dimentichiamo troppo facilmente che la realtà si costruisce un grant alla volta, una call vinta, una partnership internazionale, una sperimentazione riuscita. E spesso la grandezza dei risultati si rivela solo in retrospettiva. Ed è proprio quello che fa questo booklet commemorativo: fermarsi, voltarsi e guardare con un misto di orgoglio e stupore tutto ciò che è stato costruito da quando, nel 1984, l’Unione Europea ha deciso che finanziare la scienza e l’innovazione non era un atto caritatevole, ma un investimento politico, economico e strategico.

AI Continent Action Plan Bruxelles scopre che la burocrazia non genera intelligenza artificiale

Partiamo dall’autoincensamento iniziale: “abbiamo il 30% in più di ricercatori AI rispetto agli Stati Uniti”. Sembra un numero promettente, ma come ogni buon CTO sa, il numero di teste non è garanzia di innovazione se queste menti brillanti si perdono nei meandri delle gare pubbliche, dei fondi strutturali a rilascio triennale, o peggio, emigrano per trovare un ambiente dove il codice si scrive davvero, non solo nei documenti strategici.

Il piano prevede la creazione di AI Gigafactories, una terminologia che strizza l’occhio al linguaggio muscolare di Elon Musk, ma che nella pratica sarà alimentata da partnership pubblico-private e un fondo chiamato InvestAI, con l’obiettivo (futuribile) di mobilitare 20 miliardi di euro. Mobilitare, non investire. Il linguaggio conta. E il fatto che si stia solo lanciando una Call for Interest significa che, ad oggi, di concreto c’è poco più di un foglio Excel.

Ci sarà anche il lancio di 13 AI Factories sparse per l’Europa, che dovrebbero fungere da catalizzatori regionali per lo sviluppo e l’adozione dell’AI. Ma senza una strategia chiara di interconnessione tra queste entità, rischiamo di creare cattedrali nel deserto digitale, isolate e autoreferenziali, piuttosto che un network sinergico capace di scalare.

Interessante, almeno sulla carta, l’idea delle Data Labs integrati alle AI Factories per facilitare la condivisione sicura dei dati. Ma serve ricordare che il GDPR, con le sue mille ambiguità interpretative, resta un fardello imponente per qualsiasi progetto che voglia usare dati reali. Finché non si armonizza la regolamentazione con la necessità operativa, i Data Labs rischiano di essere poco più che laboratori di teoria.

Il fatto che solo il 13% delle aziende europee usi l’AI oggi è un campanello d’allarme che non si può ignorare. Il piano lo cita, ma senza un’azione shock che porti l’adozione tecnologica dentro la PMI manifatturiera e nei servizi pubblici locali, anche qui si resta nella retorica. La produttività europea è stagnante da anni, e l’AI potrebbe essere il volano giusto, ma va portata nelle fabbriche, non lasciata nei PDF.

Altro punto fondamentale, lo sviluppo delle competenze. Si parla di un’AI Academy collegata alle AI Factories, e di facilitazioni per attrarre talenti extra-UE. Buona idea, ma sempre che i visti arrivino in tempo, che gli stipendi siano competitivi con quelli USA, e che non si finisca nella solita paralisi burocratica fatta di bandi e procedure di selezione infinite.

L’unico vero punto cinicamente pragmatico dell’intero piano è l’impegno a minimizzare il peso regolatorio, attraverso un AI Service Desk e documenti guida per interpretare l’AI Act, una normativa che già prevede che l’85% dei sistemi AI non rientri nei vincoli regolatori. Ottimo. Ma dire che l’85% non è soggetto a regolazione è una non-notizia: il problema sono i casi limite, i dubbi interpretativi, e la lentezza con cui si definiscono gli standard.

Mentre gli Stati Uniti e la Cina corrono a briglia sciolta nel selvaggio West dell’intelligenza artificiale, tra venture capital, algoritmi spregiudicati e startup che crescono come funghi radioattivi, l’Unione Europea si guarda allo specchio e, per la prima volta, ammette: “forse ci siamo un tantino complicati la vita da soli”. E così, con una mossa che sa di autocritica tardiva travestita da lungimiranza, Bruxelles annuncia una semplificazione delle sue regole sull’IA. No, la famigerata AI Act non viene abolita, né riscritta. Semplicemente, si cerca di renderla meno simile a un labirinto burocratico e più a qualcosa che un’azienda, magari una PMI italiana che ancora manda fatture in PDF, possa davvero usare.

L’Europa alla prova dell’AI e dell’energia: Draghi traccia la rotta per la competitività del futuro

L’Europa si trova davanti a una sfida esistenziale, un bivio che definirà il suo ruolo nel panorama globale dei prossimi anni. Energia, intelligenza artificiale e innovazione industriale sono i tre pilastri su cui si gioca il futuro del continente. A sottolinearlo con chiarezza è Mario Draghi, intervenuto al Parlamento per discutere il suo Rapporto sulla competitività europea.

L’Europa accelera sull’AI con le nuove AI Factories, ma l’Italia può contare su CINECA ed ENI

L’Europa ha deciso di smettere di giocare in difesa e di entrare a gamba tesa nel mercato dell’intelligenza artificiale con un pacchetto di misure lanciato a gennaio 2024. L’obiettivo? Creare un ecosistema di innovazione e fiducia, in perfetto allineamento con l’AI Act, per supportare le startup e le PMI europee nello sviluppo di un’IA conforme ai valori e alle regole dell’Unione. Tradotto: soldi veri, infrastrutture avanzate e un tentativo di non rimanere schiacciati tra la Silicon Valley e la Cina.

Per farlo, l’UE ha pensato di mettere mano alla regolamentazione di EuroHPC, il consorzio europeo che gestisce i supercomputer, aprendo finalmente l’accesso alla sua potenza di calcolo anche alle startup e al settore dell’innovazione. Questo cambiamento chiave punta a creare vere e proprie “fabbriche dell’IA” (AI Factories), accelerando lo sviluppo di modelli avanzati e garantendo pre-market validation tramite i Testing and Experimentation Facilities (TEFs), una rete di siti di sperimentazione che aiuteranno le aziende a testare e certificare le loro soluzioni IA.

Dietro questa strategia c’è la rete di AI Factories del programma EuroHPC Joint Undertaking (EuroHPC JU) continua a espandersi, con sei nuovi hub strategici in Austria, Bulgaria, Francia, Germania, Polonia e Slovenia. L’obiettivo è chiaro: creare un’architettura digitale potente e capillare, mettendo a disposizione di startup, PMI e ricercatori potenza di calcolo, dataset e supporto tecnico per sviluppare modelli di AI sempre più avanzati.

Ue: al via il dialogo sull’Automotive ma von der Leyen avvisa, su Green Deal manteniamo la rotta

“Il cambiamento climatico è una realtà e in questi giorni vediamo che distrugge la ricchezza in tutto il mondo. Ci sono molte, molte buone ragioni per combattere il cambiamento climatico, per proteggere la natura, per lavorare su un’economia circolare. E voglio sottolineare di nuovo che l’Europa manterrà la rotta assolutamente necessaria”. Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, presentando la Bussola della Competitività.

Piano Draghi. Arriva la Bussola Ue sulla competitività: investimenti, decarbonizzazione e sicurezza

Arriva la ‘Bussola della Competitività’, il piano della Commissione europea per affrontare le sfide sulla crescita dell’Ue individuate dai rapporti Draghi e Letta. L’intervento dell’esecutivo comunitario è atteso al Collegio dei commissari proprio nella giornata di oggi. Non sarà già un pacchetto normativo, ma una comunicazione sul piano di azione individuato a Bruxelles.

Ursula von der Leyen a Davos: la leadership europea tra sfide globali e innovazione tecnologica

Al 55° World Economic Forum di Davos, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha delineato una visione strategica per l’Europa, affrontando temi cruciali come la lotta al cambiamento climatico, la difesa del multilateralismo, l’adozione responsabile dell’Intelligenza Artificiale, il mercato unico dei capitali, la necessità di un riequilibrio dei rapporti commerciali con la Cina e delle sfide che attendono l’Europa nell’immediato futuro.

L’impatto delle divergenze regolamentari tra USA e Ue sulla sicurezza dell’AI

Il capo uscente del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti, Alejandro Mayorkas, ha recentemente espresso preoccupazione riguardo all’approccio “avversariale” dell’Europa nei confronti delle aziende tecnologiche, sostenendo che tale atteggiamento ostacola un approccio globale alla regolamentazione che potrebbe comportare vulnerabilità per la sicurezza.

Via libera Ue all’acquisizione di Run:ai da parte di Nvidia

La Commissione europea ha approvato incondizionatamente, ai sensi del regolamento Ue sulle concentrazioni, la proposta di acquisizione da parte del colosso Usa dei semiconduttori Nvidia di Run:ai Labs., una start-up israeliana di software di orchestrazione Gpu (unità di elaborazione grafica).

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