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Energia, AI e nuove alleanze: l’Europa oltre i propri confini

L’energia è tornata a pieno titolo al centro dell’agenda politica, economica e industriale dell’Europa. Non si tratta soltanto di un tema di prezzi o di sicurezza degli approvvigionamenti, ma anche della capacità di sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale, dell’industria digitale e della competitività europea.

Dopo aver osservato come Bruxelles stia cercando di costruire una politica industriale che tenga insieme autonomia energetica e sviluppo dell’AI, e dopo aver raccontato l’accelerazione americana sul nucleare per alimentare i data center, emerge un terzo tassello della stessa storia. Riguarda il modo in cui l’Europa sta ripensando le proprie relazioni energetiche con il resto del mondo.

La geografia dell’energia sta cambiando.

Il Nobel Omar Yaghi sceglie la Cina: la nuova sfida dell’AI si gioca sui talenti scientifici tra Usa, Cina ed Europa

Tutti noi abbiamo sempre conosciuto gli Stati Uniti come il luogo dove i migliori scienziati del mondo andavano per fare ricerca. Oggi sembrerebbe che quella certezza inizi a mostrare qualche crepa. Il trasferimento del Premio Nobel per la Chimica 2025 Omar Yaghi dalla California alla Cina non è soltanto una scelta personale di carriera, ma il simbolo di una competizione più ampia: quella per il controllo della prossima generazione di innovazione scientifica, dove l’intelligenza artificiale sta diventando il principale acceleratore.

António Costa: Europa, basta ingenuità. La sovranità digitale entra nel cuore della politica Ue

È tempo di smettere di essere ingenui”. António Costa sceglie una frase semplice, quasi brutale nella sua chiarezza, per descrivere il momento che sta vivendo l’Europa. Dal palco delle Rencontres Économiques di Aix-en-Provence, il tradizionale appuntamento che riunisce economisti, imprenditori, responsabili politici e accademici per discutere del futuro dell’economia globale, il Presidente del Consiglio Europeo ha lanciato un messaggio che va ben oltre il commercio internazionale. Il tema, in realtà, è uno solo: la sovranità tecnologica europea.

Cloud, AI e concorrenza. L’Unione europea verso la sorveglianza DMA su Amazon Web Services e Microsoft Azure

Il cloud computing è diventato l’infrastruttura fondamentale sulla quale si costruiscono l’intelligenza artificiale, i servizi digitali, la manifattura avanzata, la sanità connessa, la finanza e gran parte dell’economia europea. È il motivo per cui la Commissione europea ha deciso di avviare un percorso che potrebbe portare Amazon Web Services e Microsoft Azure a essere designati come “gatekeeper” ai sensi del Digital Markets Act (DMA). Un passo che potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’intero mercato digitale.

Sovranità digitale senza autarchia: perché l’Europa deve diventare indispensabile

La sovranità digitale è una di quelle espressioni che tutti usano e pochi definiscono davvero. Suona bene nei convegni, fa la sua figura nei documenti strategici e permette a molti di annuire con aria grave. Roberto Baldoni, Senior Advisor for Technology and Cybersecurity Policy presso l’Ambasciata d’Italia negli Stati Uniti, prova invece a rimettere il concetto con i piedi per terra. E la prima notizia è che non significa chiudersi in casa a costruire da soli ogni chip, ogni server e ogni software come se fossimo nel Novecento con il modem analogico.

Cohere si mangia Aleph Alpha: nasce il colosso transatlantico dell’AI da 20 miliardi che promette sovranità con passaporto canadese

La canadese Cohere ha appena chiuso l’acquisizione della tedesca Aleph Alpha, trasformando due protagonisti dell’intelligenza artificiale in un unico gruppo valutato attorno ai 20 miliardi di dollari. L’annuncio è arrivato giusto ieri, venerdì 24 aprile, da Berlino, con tanto di conferenza stampa presieduta dal ministro tedesco per il digitale Karsten Wildberger e dal suo omologo canadese Evan Solomon. Sebbene i manager parlino di “fusione”, i numeri raccontano una storia più diretta: Cohere, la parte più grande, incassa circa il 90% del nuovo soggetto, mentre gli azionisti di Aleph Alpha si accontentano del 10%. Un dettaglio che rende l’operazione una vera e propria scalata travestita da matrimonio d’amore tra continenti.

Corsa ai data center: Anthropic guarda all’Europa e trasforma l’energia in potere computazionale

Nel mondo dell’intelligenza artificiale, la vera moneta non è più solo il talento o l’algoritmo, ma qualcosa di molto più tangibile: la capacità di calcolo. E quando Anthropic inizia a muoversi con decisione verso l’Europa per assicurarsi data center, il messaggio è piuttosto chiaro. La partita globale dell’AI si gioca sempre più su infrastrutture, energia e geografia.

Italia e Francia uniscono le forze nello spazio: l’Europa non vuole fare da spettatrice nella corsa alla Luna

Mentre il mondo guarda alla Luna con rinnovato interesse, l’Italia e la Francia decidono di giocare insieme la partita più importante. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso assieme al ministro francese dell’Istruzione Superiore e della Ricerca, Philippe Baptiste, hanno dato il via al rafforzamento di una cooperazione che oggi appare più urgente che mai.

C12 e il computer quantistico “alla francese”: dal laboratorio di Parigi a un data center entro il 2033

Mentre il mondo si abitua all’idea che l’intelligenza artificiale stia già cambiando l’economia e il lavoro, una startup francese alza il tiro e punta dritto al prossimo grande salto tecnologico: il calcolo quantistico utile e scalabile. L’azienda si chiama C12, è nata nel 2020 tra le mura dell’École Normale Supérieure di Parigi e ha appena presentato una roadmap ambiziosa: entro il 2033 intende consegnare un computer quantistico “tollerante ai guasti” abbastanza compatto da entrare in un normale data center. Non è l’ennesimo annuncio roboante di qubit instabili. È una dichiarazione di intenti precisa, con date, nomi e obiettivi concreti.

AI Act, partenza rinviata per i sistemi ad alto rischio: l’Europa prende tempo sull’intelligenza artificiale

Il percorso dell’AI Act europeo si arricchisce di una nuova tappa e non è esattamente una sprint. Le commissioni Mercato interno e Libertà civili del Parlamento Europeo hanno dato un primo via libera al rinvio dell’entrata in vigore di alcune delle norme più delicate, quelle che riguardano i sistemi ad alto rischio, aprendo a una revisione dei tempi che riflette una realtà ormai evidente: regolamentare l’intelligenza artificiale è una cosa estremamente complessa. D’altra parte, il voto, ampio e difficilmente equivocabile, segnala una convergenza politica su un punto chiave: le regole ci saranno, ma forse non subito. E soprattutto non senza gli strumenti tecnici necessari per applicarle.

Europa alla prova della realtà: competitività, energia e AI al centro del Consiglio europeo

Nel lessico sempre prudente delle istituzioni europee, l’espressione “fare un grande passo avanti” suona quasi rivoluzionaria. Quando a pronunciarla è Friedrich Merz al suo arrivo al Consiglio europeo del 19 marzo scorso, significa che qualcosa si è incrinato nella comfort zone del continente. Non una crisi improvvisa, ma la presa di coscienza che il mondo attorno corre più veloce e con meno scrupoli. Da questo punto di vista, il vertice di Bruxelles ha messo sul tavolo un dato ormai evidente: competitività, energia, difesa e tecnologia non sono più dossier separati, ma capitoli della stessa storia. E l’Europa, per restare rilevante, deve imparare a raccontarla tutta insieme.

L’Europa prova a svegliarsi: la BEI apre il rubinetto degli investimenti per tecnologia, AI e difesa

La Banca Europea per gli Investimenti annuncia nuovi strumenti finanziari per sostenere startup, scaleup e tecnologie strategiche in Europa, con l’obiettivo di rafforzare sovranità tecnologica, innovazione e competitività globale. L’annuncio è arrivato a Lussemburgo durante la quarta edizione del Forum del Gruppo BEI, evento che riunisce responsabili politici, imprenditori, accademici e innovatori attorno a un tema che suona come una dichiarazione di intenti: costruire un’Europa forte in un mondo che cambia.

Sovranità digitale, l’Europa prende tempo ma alza la posta: il piano su cloud, chip e IA slitta ad aprile

Sovranità digitale è la parola che nel 2026 risuona nei corridoi di Bruxelles con la stessa frequenza con cui qualche anno fa si pronunciava transizione verde. Il concetto è semplice da enunciare e molto meno da realizzare: controllare infrastrutture, dati e tecnologie strategiche in un mondo dominato da piattaforme statunitensi e hardware asiatico.

Un Cern per l’intelligenza artificiale: la sfida europea di Giorgio Parisi contro l’oligopolio globale

Il Nobel Giorgio Parisi propone un centro europeo per l’intelligenza artificiale sul modello del Cern. Un laboratorio pubblico, aperto e non militare per evitare il monopolio privato dell’AI e rilanciare la ricerca in Europa. Partiamo da un dato: l’intelligenza artificiale parla con voce fluida, risponde in pochi secondi e sembra sapere tutto. La domanda, come osserva Giorgio Parisi in un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica, è molto più semplice e al tempo stesso più inquietante: chi sta davvero parlando quando interroghiamo un modello di AI?

L’Europa al bivio. Dal One Market Act all’Unione dei capitali, la strategia per non rimanere schiacciati tra Washington e Pechino

Al castello fiammingo di Alden Biesen, sotto una pioggia che sembrava perfetta per ricordare ai leader europei che il clima non è l’unica cosa a essere cambiata negli ultimi anni, è andato in scena qualcosa di più di un ritiro informale sulla competitività. È stato, nei fatti, un momento di verità per l’Unione europea. Mario Draghi ed Enrico Letta hanno messo sul tavolo una diagnosi severa e una proposta ambiziosa: se l’Europa non accelera ora su mercato unico, investimenti, energia e intelligenza artificiale, rischia di trasformarsi definitivamente in un campo di gioco per le strategie industriali di Stati Uniti e Cina.

Draghi a Lovanio: l’Europa tra nostalgia e potere, ovvero perché il mercato non basta più

L’aula dell’Università di Lovanio, mentre Mario Draghi riceve la laurea honoris causa, non ascolta un discorso celebrativo ma una diagnosi piuttosto lucida, a tratti spietata, sullo stato dell’Europa. Il messaggio, semplificando senza tradirne il senso, suona più o meno così: il mondo è cambiato, le regole anche e l’Unione Europea rischia seriamente di restare con un manuale di istruzioni di un prodotto ormai fuori catalogo.

Dalla forza del diritto al diritto della forza. Come cambiano i rapporti tra gli Stati nel XXI secolo

Negli ultimi decenni abbiamo raccontato a noi stessi una storia rassicurante: quella di un ordine internazionale fondato sulla forza del diritto, sulle regole condivise, sul multilateralismo come argine razionale al ritorno dei fantasmi del Novecento. Una storia imperfetta, certo, ma sufficientemente credibile da reggere guerre periferiche, crisi finanziarie, allargamenti geopolitici e persino l’illusione, durata poco, di una “fine della storia” [1]. Oggi quella narrazione scricchiola vistosamente. Non siamo ancora precipitati nel caos globale, ma il mondo del XXI secolo assomiglia sempre meno a una comunità regolata e sempre più a un sistema di rapporti di forza, dove il diritto sopravvive solo se compatibile con la potenza. In breve: dalla forza del diritto stiamo scivolando verso il diritto della forza.

L’Europa mette il bollino sull’AI: quando anche i deepfake devono dichiararsi

C’era una volta il tempo in cui il problema delle notizie false si risolveva con un buon controllo delle fonti e un pizzico di sano scetticismo. Oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, non basta più. Un volto può parlare senza aver mai mosso le labbra, una voce può dire cose mai pronunciate e un testo può sembrare autorevole senza che dietro ci sia una mente umana. Così l’Unione europea ha deciso di fare una cosa molto europea, cioè provare a mettere ordine. Questa volta con un’etichetta.

L’invasione elettrica di Pechino: quando il 9% del mercato italiano parla cinese

Immaginate di sfrecciare su un’autostrada italiana, con il sole che bacia le colline toscane e di essere sorpassati non da una Ferrari ruggente o una Lamborghini iconica, ma da una Dolphin Surf di BYD che sfreccia silenziosa, con un badge che ti suggerisce che per “realizzare ii tuoi sogni” non è più necessario rincorrere vecchie leggende del design tricolore. È un quadro surreale, quasi poetico nella sua ironia: l’Italia, culla dell’automotive, il Paese che ha inventato la velocità e lo stile su quattro ruote, si ritrova a fare da passerella per un’invasione elettrica Made in China, dove il 9% delle nuove immatricolazioni da gennaio a novembre 2025 ha il marchio di Pechino.

Pechino e il conto da pagare: perché il surplus cinese è diventato il vero nodo del futuro europeo

Il viaggio di Emmanuel Macron in Cina, conclusosi venerdì scorso tra sorrisi diplomatici e promesse rinviate, ha avuto il merito di funzionare come un’inesorabile risveglio per l’Europa. Non che dalle parti di Bruxelles mancassero gli avvertimenti, ma sentir pronunciare da un presidente francese un ultimatum così esplicito a Xi Jinping ha avuto un effetto quasi terapeutico: ha sgombrato il campo da ogni alibi. Se fino a ieri il tema del surplus commerciale cinese sembrava appartenere alla narrativa assertiva dell’America di Donald Trump, oggi la Francia e la stessa Germania di fatto ammettono che non si tratta di paranoie MAGA. Si tratta di un problema reale, enorme e, soprattutto, europeo.

La National Security Strategy di Trump: il pragmatismo “America First” che non è una dichiarazione di guerra all’Europa

Quando la nuova National Security Strategy di Donald Trump è arrivata sulle scrivanie delle redazioni, molti commentatori hanno reagito come se fosse stata diffusa una dichiarazione di guerra all’Europa. Le prime pagine hanno parlato di una Washington decisa a “strangolare Bruxelles”, a “umiliare la NATO”, a “chiudere il secolo atlantico”. In realtà, basta leggere il documento con calma e con un minimo di ironica diffidenza giornalistica per accorgersi che l’Europa non è affatto il nodo centrale di questa strategia. È citata, sì, ma quasi di passaggio (2 pagine verso la fine del documento). Il vero obiettivo del testo, scritto con tono muscolare e con una certa teatralità tipica del trumpismo, si trova altrove.

Draghi scuote l’Europa sull’AI: senza innovazione, l’Europa non cresce e non compete

Nel giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico al Politecnico di Milano, Mario Draghi non ha fatto il classico discorso celebrativo da cerimonia universitaria con buffet finale. Ha tenuto, piuttosto, una lezione di geopolitica tecnologica mascherata da prolusione accademica. E ha messo l’Europa davanti allo specchio: e quello che si vede riflesso non è esattamente il volto di un continente all’avanguardia sull’Intelligenza Artificiale.

Mario Draghi ha usato numeri, storia economica e una filosofia molto concreta per mandare un messaggio semplice: senza una vera strategia su AI, innovazione e produttività, l’Europa rischia una lunga, elegante e costosissima stagnazione. Un museo a cielo aperto, brillante nel patrimonio culturale, molto meno nel futuro industriale.

Il Data Act e la rivoluzione silenziosa della governance dei dati in Europa

il 12 settembre 2025 segna un momento di svolta nel panorama normativo europeo: entra in vigore la maggior parte delle disposizioni del Data Act, regolamento destinato a rimodellare profondamente le regole sull’accesso e sull’utilizzo dei dati nell’Unione Europea. Non si tratta di un semplice aggiornamento legislativo: il Data Act stabilisce un quadro giuridico armonizzato, obbligando aziende e operatori digitali a ripensare procedure consolidate, contratti e strategie di gestione dei dati, con un impatto diretto su prodotti connessi, servizi digitali e, ovviamente, sul rapporto tra aziende e consumatori.

AI Action Plan USA spiazza tutti mentre l’Europa rischia di perdere il TRENO AI

Sì, lo ammetto. Dopo mesi di retorica accelerazionista al limite del grottesco, nessuno si aspettava che l’amministrazione Trump tirasse fuori qualcosa di vagamente intelligente. Le attese per il Piano d’Azione per l’Intelligenza Artificiale USA erano talmente basse che la comunità tecnologica, me compreso, si aspettava un documento propagandistico, un inno all’innovazione selvaggia senza neanche il fastidio di menzionare i rischi. E invece, mercoledì, la Casa Bianca ha reso pubblico un testo che, pur con i suoi limiti, ha sorpreso praticamente tutti. Perfetto? No. Ma straordinariamente più maturo del previsto. È questo il vero shock.

Il decennio digitale Europeo è iniziato. Ma l’Italia è ancora al palo

Un tempo si diceva “l’Europa è un gigante economico e un nano politico”. Ora rischiamo di diventare un nano digitale con ambizioni da imperatore cinese. Il Decennio Digitale Europeo, varato con squilli di tromba a Bruxelles, dovrebbe traghettare il continente nel futuro — infrastrutture intelligenti, cittadini iperconnessi, pubbliche amministrazioni che non costringono a stampare e firmare moduli in PDF nel 2025. Ma la realtà, come sempre, è una versione beta della narrazione ufficiale. E l’Italia, che sulla carta dovrebbe giocare da protagonista, si aggira ancora tra bug strutturali e arretratezze di design sistemico.

Il piano c’è. Si chiama “Digital Compass 2030” ed è l’equivalente europeo di una roadmap ambiziosa quanto generica: 100% copertura in fibra ottica, 75% di aziende che usano IA, 80% dei cittadini con competenze digitali di base, 100% dei servizi pubblici digitalizzati. Dettagli apparentemente misurabili, ma che si trasformano in miraggi quando entrano in contatto con la realtà dei nostri territori, delle nostre PMI e del nostro sistema educativo — un patchwork che pare uscito da un hackathon organizzato male.

L’europa ha scoperto l’intelligenza sovrana. peccato che sia made in USA

A prima vista, la scena ha il sapore grottesco di una diplomazia tecnologica postmoderna: Jensen Huang, CEO di Nvidia, col suo solito outfit da guru tech in pelle nera, atterra nei palazzi severi di Bruxelles per spiegare ai burocrati europei che sovereign AI non è un’utopia continentale, ma una strategia industriale concreta. Una strategia, però, che per ora si compra… da lui.

L’Europa non sa cosa fare con l’intelligenza artificiale, ma vuole farlo lo stesso

Generative AI Outlook Report European Commission

Mentre la Silicon Valley programma il futuro con il cinismo dell’algoritmo, la Commissione Europea si affanna a scrivere report. E l’ultimo – un tomo da oltre 160 pagine sull’orizzonte della GenAI in Europa – è un atto politico prima ancora che tecnologico. Un esercizio di equilibrismo istituzionale in cui Bruxelles cerca di apparire innovativa senza perdere il controllo, di essere regolatrice e alleata degli innovatori, di difendere la sovranità digitale senza scivolare nell’autarchia.

Bruxelles vuole strangolare internet: il Digital Networks Act è il cavallo di Troia dei nuovi oligopoli

Inizia tutto come una carezza semantica, come sempre a Bruxelles: parole come “resilienza”, “razionalizzazione” e “equità” che sembrano uscite dal manuale del perfetto burocrate del XXI secolo. Peccato che sotto questa patina da ufficio stampa, il cosiddetto Digital Networks Act (DNA) riveli la sua vera natura: un attacco chirurgico, e tutt’altro che accidentale, al cuore stesso della rete europea. Non una riforma, ma una riconfigurazione strutturale del mercato digitale che punta a concentrare, centralizzare e — diciamolo chiaramente — sterilizzare la pluralità che oggi definisce l’Internet nel Vecchio Continente.

Europa offline. Draghi lancia l’allarme: perché stiamo perdendo la corsa all’intelligenza artificiale

È ormai chiaro come l’Europa abbia mancato anche l’appuntamento con la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Adesso rischia di perdere anche il prossimo treno perchè l’innovazione nel vecchio continente continua ad essere soffocata da norme, frammentazione e una buona dose di miopia strategica.

Europa 1, Big Tech 0: la commissione UE umilia Apple e Meta con multe miliardarie

La Commissione Europea ha finalmente deciso di abbandonare la diplomazia e prendere il bastone. Mercoledì ha multato Apple per 500 milioni di euro e Meta per altri 200 milioni, invocando il Digital Markets Act (DMA) come arma di regolamentazione. Per chi non lo sapesse, il DMA è la nuova stella polare dell’Europa nella lotta per arginare lo strapotere delle Big Tech. E questo è il primo schiaffo ufficiale.

Apple è finita nel mirino per le sue famigerate regole sull’App Store, quelle che da anni impongono vincoli draconiani agli sviluppatori, impedendo loro di promuovere canali alternativi per acquisti o abbonamenti. In altre parole, un sistema chiuso stile Las Vegas: quello che succede nell’App Store resta nell’App Store… e ovviamente paga la decima ad Apple. Il DMA, invece, pretende apertura, trasparenza e una concorrenza reale. L’Unione Europea, stanca di essere l’idiota del villaggio globale mentre Cupertino incassa, ha detto basta.

AI Continent Action Plan, Capitolo II Europa continente dell’intelligenza artificiale o continente delle burocrazie?

L’ultima trovata della Commissione Europea si chiama AI Continent Action Plan e, se la retorica dovesse corrispondere alla realtà, ci troveremmo già nel pieno della seconda rivoluzione industriale digitale, made in Europe. Henna Virkkunen, eurodeputata finlandese e voce tra le più entusiaste, ha dichiarato che “L’intelligenza artificiale è il cuore della competitività, della sicurezza e della sovranità tecnologica dell’Europa.” Fa effetto, certo. Ma l’entusiasmo istituzionale è spesso inversamente proporzionale all’esecuzione pratica delle politiche UE.

Il piano, presentato il 9 aprile 2025, mira a cavalcare l’ondata AI per trasformare un’Unione lenta, divisa e normativamente labirintica in un “leader globale” nel settore. L’ambizione è tanta, ma la realtà è, come sempre, più intricata. La Commissione tenta di poggiare il suo piano su cinque pilastri: infrastrutture computazionali, accesso a dati di qualità, sviluppo di algoritmi e adozione strategica, formazione di talenti e guarda un po’ semplificazione normativa.

L’Europa alla prova dell’AI e dell’energia: Draghi traccia la rotta per la competitività del futuro

L’Europa si trova davanti a una sfida esistenziale, un bivio che definirà il suo ruolo nel panorama globale dei prossimi anni. Energia, intelligenza artificiale e innovazione industriale sono i tre pilastri su cui si gioca il futuro del continente. A sottolinearlo con chiarezza è Mario Draghi, intervenuto al Parlamento per discutere il suo Rapporto sulla competitività europea.

Strategia Europea per l’Intelligenza Artificiale: Equilibrio tra Regolamentazione e Innovazione

Durante il Forum di Davos, Ursula von der Leyen ha annunciato un piano per semplificare la regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale (AI), definito come un’agenda di “semplificazione”. Questo annuncio segna un punto cruciale nella strategia della Commissione Europea, che sta cercando di incrementare gli sforzi per competere con gli Stati Uniti e la Cina nel campo dell’AI, senza rischiare un declino industriale. Il piano punta ad affrontare in modo più equilibrato i rischi legati all’AI, offrendo una regolamentazione che non soffochi l’innovazione, pur mantenendo il controllo sulle potenziali minacce.

OpenEuroLLM, Opensource Europeo per l’IA

La Commissione ha assegnato oggi il prestigioso marchio della piattaforma per le tecnologie strategiche per l’Europa (STEP) al progetto di intelligenza artificiale (IA) multilingue OpenEuroLLM; si tratta del primo progetto finanziato dal programma Europa digitale a ricevere il marchio STEP. 

OpenEuroLLM è un ampio modello linguistico sviluppato dal progetto di ricerca europeo, Open European Large Language Model. È uno sforzo collaborativo per creare un modello linguistico multilingue in grado di comprendere e generare testo in varie lingue europee. Il progetto mira a fornire un modello linguistico più inclusivo e diversificato che possa soddisfare le esigenze degli utenti europei. OpenEuroLLM è progettato per essere un modello altamente scalabile e addestrabile, permettendogli di adattarsi a diversi compiti e applicazioni, come il question-answering, la generazione di testo e la traduzione linguistica.

STEP è un’iniziativa dell’UE volta a rafforzare la competitività industriale europea sostenendo le tecnologie critiche, compresa l’intelligenza artificiale. Il marchio STEP è un marchio di eccellenza dell’UE, che fornisce un accesso semplificato a ulteriori fondi dell’Unione, rafforzando nel contempo il profilo di investimento dei progetti che lo ricevono. 

Ursula von der Leyen a Davos: la leadership europea tra sfide globali e innovazione tecnologica

Al 55° World Economic Forum di Davos, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha delineato una visione strategica per l’Europa, affrontando temi cruciali come la lotta al cambiamento climatico, la difesa del multilateralismo, l’adozione responsabile dell’Intelligenza Artificiale, il mercato unico dei capitali, la necessità di un riequilibrio dei rapporti commerciali con la Cina e delle sfide che attendono l’Europa nell’immediato futuro.

Nuova Commissione Ue: le 5 sfide di Ursula Von der Leyen

La nuova Commissione Ue inizia i suoi lavori anche se gli equilibri di potere all’interno del Parlamento europeo sono cambiati. Lo testimonia la maggioranza risicata che Ursula2 ha ottenuto in occasasione della votazione alla nuova Commissione: 370 sì (appena 10 in più della soglia minima richiesta e, in assoluto, la percentuale più bassa dal 1985), 282 no e 36 astensioni. “Siamo pronti a iniziare immediatamente”, ha affermato Von der Leyen , sottolineando che la sua commissione lavorerà sempre per la libertà, la sovranità, la sicurezza e la prosperità. Ma la sfida sarà tutt’altro che semplice.

Patto Europeo sull’Intelligenza Artificiale: Aziende Firmatarie e Non Firmatarie

Anche se il regolamento IA basato sul rischio del blocco (AI Act) è entrato in vigore il mese scorso, ci vorranno anni prima che tutte le scadenze di conformità siano operative. Questo crea un vuoto di non conformità che l’UE vuole colmare con l’AI Pact.

Il Patto Europeo sull’Intelligenza Artificiale, lanciato dalla Commissione Europea, ha visto la firma di oltre 100 aziende, tra cui nomi di spicco come OpenAIMicrosoftAmazonGoogle, e IBM. Queste aziende hanno aderito per sostenere impegni volontari volti a prepararsi per l’entrata in vigore dell’AI Act, la prima normativa giuridica al mondo che regola l’uso dell’intelligenza artificiale in base ai rischi associati.

DMA: la EU avverte Apple affinché apra il sistema operativo dell’iPhone a tecnologie concorrenti

L’UE è pronta a mettere in guardia Apple affinché apra il sistema operativo dell’iPhone a tecnologie concorrenti, altrimenti rischia di incorrere in multe significative, ha riportato Bloomberg News.

Secondo la Digital Markets Act (DMA) della regione, la Commissione Europea annuncerà che Apple deve rispettare le nuove regole che rendono i sistemi operativi completamente funzionali con altre tecnologie, ha aggiunto il rapporto citando fonti informate sulla questione.

Rapporto Draghi: innovazione, energia e sicurezza i 3 pilastri per il rilancio dell’Ue

L’Europa sta affrontando delle grandi trasformazioni che rendono necessario accelerare sull’innovazione, trovando nuovi motori di crescita e aumentando la competitività che è compressa da una domanda estera più debole e le crescenti pressioni competitive delle aziende cinesi, sul contenimento dei costi dell’energia (le aziende dell’UE devono ancora affrontare prezzi dell’elettricità che sono 2-3 volte superiori a quelli degli Stati Uniti e quelli del gas naturale 4-5 volte più alti), continuando a decarbonizzare e passando ad un’economia circolare, senza tralasciare che ci troviamo una situazione geopolitica meno stabile che richiede all’Europa di non contare sugli altri per la propria sicurezza perché, in questo contesto, le dipendenze si stanno trasformando in vulnerabilità.

Sono questi i principali pillars del Rapporto sulla competitività dell’Ue presentato questa mattina da Mario Draghi, un documento che contiene circa 170 proposte, a proposito delle quali l’ex banchiere centrale ha tenuto a precisare che “non stiamo partendo da zero, voglio rassicurarvi”.

L’ambizioso piano europeo per un progetto da 100 miliardi di euro “CERN for AI” mira a rivoluzionare le capacità di intelligenza artificiale del continente

Secondo EURACTIV, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sostenuto un grande investimento per creare un centro di ricerca e innovazione sull’intelligenza artificiale, simile al CERN per la ricerca nucleare.

La proposta di un “CERN per l’IA” è nata dalle difficoltà dell’Europa nel tenere il passo con i progressi dell’IA, dovute alla mancanza di scala e attenzione nella sua strategia di IA.

Dal lancio della strategia “AI made in Europe” nel 2020, l’Europa è rimasta indietro rispetto ai concorrenti, senza un impatto globale significativo nello sviluppo dell’IA. Questo ritardo ha reso l’Europa dipendente dalla tecnologia IA straniera, indebolendo la sua sovranità economica, culturale e geopolitica.

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