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DeepSeek supera i big americani su OpenRouter. L’AI open-weight conquista i token, ma non ancora i ricavi

In una settimana i modelli DeepSeek hanno elaborato più token su OpenRouter di quelli di OpenAI, Google, Anthropic e xAI messi insieme. È il segnale di una trasformazione del mercato dell’intelligenza artificiale, nella quale i modelli cinesi guadagnano terreno grazie a costi competitivi e maggiore libertà di distribuzione. Ma il volume di utilizzo racconta soltanto una parte della storia: il valore economico continua a concentrarsi altrove.

Nvidia guarda a Reflection AI. La prossima sfida è il controllo dei modelli aperti

Nvidia sarebbe in trattative preliminari per acquisire Reflection AI, startup statunitense specializzata nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale a pesi aperti, oppure per aumentare la propria partecipazione nella società. A riferirlo è il Financial Times, secondo cui le discussioni potrebbero portare anche a un accordo per acquisire talenti e licenze tecnologiche senza procedere a un’acquisizione completa. Nessuna intesa è stata annunciata e i negoziati potrebbero non concludersi.

L’Europa torna nella corsa open-weight. Dopo Kolibri, Mistral lancia un modello da un trilione di parametri

Mistral Large 4 ha 1,05 trilioni di parametri, ne attiva 49 miliardi per token ed è stato addestrato in Europa su circa 4.000 Nvidia Grace Blackwell. I pesi arriveranno il 26 ottobre. A tre giorni dal Kolibri di Aleph Alpha e mentre gli Stati Uniti rispondono alla Cina con Beam, l’open-weight sta diventando un nuovo terreno della competizione per la sovranità tecnologica.

L’America non può lasciare l’open-weight alla Cina. Reflection prova a cambiare la partita

Reflection AI presenta Beam, un modello da 501 miliardi di parametri pensato per coding, reasoning e agenti, con l’ambizione di competere con GLM, Qwen e gli altri protagonisti dell’ecosistema cinese. Ma la partita va oltre i benchmark: mentre Washington prova a esportare “sovereign AI” nei Paesi alleati, avere modelli americani che possano essere installati, modificati e controllati diventa una questione geopolitica.

Zuckerberg difende l’AI cinese? No, sta difendendo un’idea di potere molto più grande

Il dibattito sull’intelligenza artificiale è spesso raccontato come una sfida tra Stati Uniti e Cina. Una nuova Guerra Fredda tecnologica nella quale ogni modello rilasciato da una parte diventava automaticamente una minaccia per l’altra. Mark Zuckerberg, però, ha deciso di complicare questa narrazione. E probabilmente è proprio questo l’aspetto più interessante delle dichiarazioni rilasciate al Financial Times.

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