La Commissione europea e la Banca europea per gli investimenti (BEI) hanno deciso di fare sul serio. Non più progetti pilota, roadmap o strategie in PDF: ora il passo è concreto, operativo, persino industriale. Con la firma di un nuovo memorandum d’intesa, Bruxelles e la BEI mettono formalmente in comune risorse, competenze e, soprattutto, capacità finanziarie per accelerare la costruzione delle prime gigafactory europee dedicate all’intelligenza artificiale.

Un progetto che non si limita a replicare il modello delle gigafactory per batterie o semiconduttori: qui parliamo di grandi hub di calcolo e gestione dati, infrastrutture necessarie per addestrare i modelli AI di prossima generazione. In altre parole, l’Europa vuole il suo “motore quantistico”, anche se, per ora, resta ben ancorato alla fisica classica.

A mettere nero su bianco l’intesa sono state Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione, e Nadia Calviño, presidente della BEI. Un tandem istituzionale che rappresenta tanto la visione politica quanto la potenza finanziaria del progetto.

“L’Ue è determinata a diventare un leader mondiale nell’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Virkkunen dopo la cerimonia, sottolineando come la collaborazione con la BEI sia una leva fondamentale per rafforzare la competitività e la leadership tecnologica del continente. Tradotto in modo meno diplomatico: l’Europa non vuole restare spettatrice nel duello USA-Cina sull’AI.

La firma arriva pochi mesi dopo il lancio di InvestAI, l’iniziativa con cui Ursula von der Leyen ha annunciato l’obiettivo di mobilitare 200 miliardi di euro per investimenti dedicati all’intelligenza artificiale. Un vero e proprio “piano Marshall digitale” che include anche un fondo da 20 miliardi specificamente pensato per le gigafactory di AI.

Che la domanda fosse elevata lo dimostrano i numeri: l’esecutivo europeo ha ricevuto 76 manifestazioni di interesse, per un valore complessivo di oltre 230 miliardi di euro in investimenti previsti nei prossimi 3-5 anni. Altro che nicchia tecnologica: il settore è un nuovo Eldorado industriale.

La prossima fase, ora ufficialmente avviata, vede la BEI nel ruolo di partner tecnico e strategico. L’istituto fornirà consulenza personalizzata ai consorzi che hanno risposto alla call informale della Commissione: supporto per definire piani di business, modelli finanziari, strutture di governance e strategie di sviluppo.

Una sorta di “acceleratore per acceleratori di calcolo”, utile soprattutto per trasformare grandi visioni tecnologiche in progetti bancabili. Come ha osservato Virkkunen, questo supporto aiuterà i consorzi “a trasformare piani ambiziosi in progetti finanziabili”. Una frase che, per chi mastica politiche industriali, significa solo una cosa: siamo entrati nella fase esecutiva.

L’obiettivo esplicito dell’iniziativa è la creazione di fino a cinque gigafactory IA su larga scala. Infrastrutture che rappresentano Hub di dati e calcolo avanzato, pilastri per addestrare modelli di nuova generazione e asset strategici per la sovranità tecnologica europea con l’obiettivo di costruire uno scudo competitivo in un settore dominato da player extra-UE.

Il tutto in un contesto geopolitico in cui l’elaborazione dati ad alta intensità non è più solo un tema per ingegneri, ma un vero fattore di sicurezza nazionale e competitività economica.

Dopo anni di analisi, regolamentazioni e iniziative frammentate, l’Unione Europea ha finalmente imboccato la strada della scala industriale? Quel che è certo è che se l’AI è la nuova infrastruttura critica globale, l’Europa deve assolutamente costruirla in casa.