Un appello bipartisan al Congresso americano chiede di accelerare le autorizzazioni per reti elettriche e impianti energetici. La competizione tecnologica non si gioca più soltanto sui chip e sui modelli AI, ma anche sulla capacità di costruire le infrastrutture necessarie ad alimentarli.

Gli Stati Uniti rischiano di perdere terreno nella competizione tecnologica e industriale con la Cina, nonostante la grande abbondanza di capitali, semiconduttori e capacità di innovazione, perché non riescono a costruire abbastanza rapidamente le infrastrutture energetiche necessarie a sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale e delle industrie strategiche.

È il messaggio contenuto in una lettera bipartisan indirizzata ai leader del Congresso americano e sottoscritta da ex alti funzionari di diverse amministrazioni, tra cui Mike Pompeo, segretario di Stato durante la prima presidenza Trump, e Janet Yellen, segretaria al Tesoro nell’amministrazione Biden.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal il 20 ottobre, i firmatari chiedono al Congresso di approvare una riforma federale delle procedure autorizzative per la costruzione di infrastrutture energetiche, sostenendo che i ritardi nella realizzazione di linee di trasmissione, impianti di generazione e collegamenti alla rete rappresentino ormai un ostacolo diretto alla competitività americana.

Il confronto con Pechino è esplicito. La Cina ha trasformato la disponibilità di energia e la rapidità di costruzione delle infrastrutture in componenti della propria strategia industriale, mentre negli Stati Uniti la realizzazione di nuovi collegamenti elettrici può richiedere molti anni, creando uno scarto crescente tra la velocità degli investimenti tecnologici e quella delle infrastrutture necessarie a renderli operativi.

La richiesta sostiene il Bipartisan American Affordability and Jobs Act of 2026, presentato al Senato il 30 settembre, un provvedimento che punta a rendere più prevedibili e rapide le autorizzazioni federali, rafforzare la rete elettrica e accelerare la realizzazione di infrastrutture strategiche. Prevede inoltre che i data center si facciano carico dei costi di trasmissione associati alla loro domanda di energia, affrontando uno dei principali motivi di conflitto tra hyperscaler, utility e consumatori.

La proposta non è ancora legge e sta incontrando opposizioni, soprattutto da parte di organizzazioni ambientaliste e comunità preoccupate principalmente per la distribuzione dei costi dell’espansione energetica.

Il significato industriale dell’iniziativa va però oltre il confronto politico americano. La convergenza tra esponenti di amministrazioni repubblicane e democratiche segnala che l’energia sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella competizione globale sull’intelligenza artificiale.

Per Stati Uniti, Cina ed Europa, la disponibilità di modelli avanzati e semiconduttori non sarà sufficiente se gli investimenti non potranno essere accompagnati da reti, capacità di generazione e infrastrutture realizzabili in tempi compatibili con lo sviluppo tecnologico.

Da questo punto di vista quindi, la nuova frontiera della competizione sull’AI potrebbe essere meno digitale di quanto si possa immaginare: non soltanto chi dispone della maggiore capacità computazionale, ma chi riesce a costruire più rapidamente il sistema energetico necessario a sostenerla.