Tag: usa-cina

Trump e Xi a Pechino: il vertice dei sorrisi, degli accordi fantasma e della guerra tecnologica che non si ferma

Tre giorni di banchetti, passeggiate nei giardini imperiali e dichiarazioni entusiastiche. Ma i mercati hanno già dato il loro verdetto: meno 4% per Boeing, silenzio sui chip Nvidia e nessun accordo firmato. Benvenuti al più costoso show diplomatico del 2026.

Donald Trump ha lasciato Pechino con la stessa energia con cui un venditore porta a casa una cartella piena di brochure: tanto entusiasmo, pochi contratti firmati. “Accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i Paesi”, ha dichiarato prima di salire sull’Air Force One. Fantastici, appunto. Nel senso etimologico del termine: appartenenti alla sfera della fantasia, almeno finché qualcuno non ne scriverà i dettagli su carta. La visita di Stato di tre giorni a Pechino, la prima di un presidente americano in Cina dopo nove anni, era attesa come una svolta nella relazione più importante e più pericolosa del pianeta. Il risultato concreto, al netto della retorica e delle passeggiate nei giardini di Zhongnanhai, è stato più vicino alla stabilizzazione di un equilibrio fragile che a una vera inversione di tendenza. E per chi segue da vicino la corsa tecnologica tra le due superpotenze, il bilancio è ancora più impietoso.

Trump vola a Pechino: sul tavolo dazi, petrolio, Taiwan e il fantasma dell’Iran

Il 14 e 15 maggio il presidente americano incontrerà Xi Jinping nella capitale cinese per la prima visita di un leader USA in Cina dal 2017. Sul tavolo un po’ di tutto: commercio, energia, tecnologia e una guerra in Medio Oriente che cambia le carte in gioco.

Mancano pochi giorni e i SUV blindati Suburban del Secret Service sono già arrivati a Pechino su aerei da trasporto C-17, la “Bestia” presidenziale è in viaggio, e Donald Trump, che su Truth ha già definito il prossimo incontro con Xi Jinping “un evento epocale”, è pronto a rimettere piede in Cina per la prima volta da quando era presidente nel 2017. Il vertice, a lungo ritardato e originariamente previsto per marzo 2026, è stato finalizzato, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, per il 14 e 15 maggio: Trump si recherà a Pechino per incontrare Xi Jinping in quello che si preannuncia come uno dei bilaterali più carichi di tensione, aspettative e dossier irrisolti degli ultimi anni.

Terre rare, Washington guarda a Sud: il Brasile entra nel risiko globale delle risorse critiche

Ormai è cosa nota: dietro ogni smartphone, turbina eolica o auto elettrica si nasconde un dettaglio poco glamour ma decisivo, le terre rare. E mentre il mondo discute di intelligenza artificiale e chip sempre più sofisticati, la partita vera si gioca anche sottoterra, tra miniere e accordi miliardari. Gli Stati Uniti lo sanno bene e stanno muovendo le pedine con una certa urgenza, scegliendo il Brasile come nuova casella strategica sulla scacchiera globale.

Artemis II riaccende la corsa alla Luna: tra record, geopolitica e basi lunari “made in Italy”

Lo spazio è tornato a essere una cosa seria. Non solo per gli ingegneri o per gli appassionati, ma anche per governi, industrie e, inevitabilmente, per chi guarda alla Luna come al prossimo terreno di competizione globale. Il successo di Artemis II ha rimesso tutto in moto, e lo ha fatto con una chiarezza che mancava da decenni.

AI, Cina e Iran: come l’intelligence artificiale privata sta riscrivendo le regole della guerra, mentre Trump annuncia la tregua

88 minuti. Tanto mancava a un possibile punto di non ritorno, prima che Donald Trump annunciasse, a sorpresa, una tregua di due settimane con l’Iran. Una pausa che ha evitato bombardamenti su infrastrutture strategiche e che ha restituito al mondo una sensazione quasi dimenticata: sollievo. Ma mentre la diplomazia rallenta, un’altra dinamica continua a muoversi a velocità molto diversa. Silenziosa, distribuita, difficilmente tracciabile. E soprattutto privata. Perché dietro le quinte del conflitto tra Stati Uniti e Iran si sta delineando un nuovo fronte: quello dell’intelligence generata dall’intelligenza artificiale e venduta sul mercato.

Trump e Xi: missili nel Golfo, un vertice che slitta e l’Iran come imprevisto nel duello Usa-Cina

Quando Donald Trump ha annunciato di voler rimandare di un mese il suo attesissimo viaggio a Pechino, nessuno ha finto sorpresa. La ragione ufficiale suonava limpida e pragmatica: con la guerra contro l’Iran in pieno svolgimento e lo Stretto di Hormuz trasformato in un collo di bottiglia che strozza il petrolio mondiale, il presidente americano preferiva restare a Washington a gestire la crisi piuttosto che posare per le foto di rito nella Città Proibita. Eppure, come spesso accade nei rapporti tra le due superpotenze, la superficie nasconde un intreccio più tortuoso di frustrazioni accumulate, silenzi diplomatici e calcoli di potere.

Yuan contro dollaro: la lunga partita della Cina per riscrivere le regole della finanza globale

Dalla sfida ai petrodollari alle infrastrutture finanziarie alternative, passo dopo passo Pechino sta costruendo un sistema monetario parallelo destinato a ridisegnare gli equilibri globali

Serie: Atlante dell’AI globale

Un cambio di valuta può sembrare un dettaglio tecnico, quasi noioso quanto leggere il foglio illustrativo di un medicinale. Eppure, quando a cambiare è l’unità di misura degli scambi globali, la questione smette rapidamente di essere contabile e diventa geopolitica. La Cina lo sa bene e sta giocando una partita lenta, metodica e decisamente ambiziosa: ridurre il dominio del dollaro e spingere lo yuan verso un ruolo centrale nel sistema finanziario internazionale.

Non si tratta di un assalto frontale, ma di una strategia a più livelli, costruita su commercio, tecnologia, energia e infrastrutture finanziarie. Il messaggio è chiaro: se non puoi riscrivere le regole, prova almeno a cambiare il tavolo da gioco.

Manus, Meta e i visti negati: quando l’AI diventa questione di Stato tra Pechino e Washington

Due ricercatori che non possono lasciare il Paese, un’acquisizione da 2 miliardi di dollari sotto esame e un gigante americano che prova a mettere le mani su una startup nata in Cina. La vicenda di Manus raccontata dal Financial Times ha tutti gli ingredienti di una storia tecnologica contemporanea, con un dettaglio in più. Qui non si tratta solo di business, ma di sovranità tecnologica.

La Cina autorizza l’acquisto dei chip AI H200 di Nvidia

Le autorità cinesi hanno dato il via libera a diverse aziende nazionali per acquistare i chip H200 di Nvidia, riaprendo uno dei canali più delicati del commercio tecnologico globale. La notizia, riportata da Reuters, segna un passaggio chiave in una partita che da mesi si gioca più nelle stanze della diplomazia che nei data center. A confermare il cambio di passo è stato direttamente il CEO Jensen Huang, che ha parlato di licenze ottenute per “molti clienti in Cina” e di ordini già ricevuti. Tradotto dal linguaggio corporate vuol dire che il rubinetto, almeno in parte, è stato riaperto.

Le aziende cinesi che vogliono sfidare Nvidia: Cambricon, Moore Threads e gli altri outsider dei chip AI

Il mercato globale dei chip per l’intelligenza artificiale sembra avere un padrone quasi incontrastato che si chiama Nvidia. Le sue GPU sono diventate l’infrastruttura invisibile su cui girano modelli linguistici, sistemi di generazione immagini e interi ecosistemi di cloud AI. Tuttavia, nel frattempo, a migliaia di chilometri di distanza, una serie di aziende cinesi con nomi che per molti suonano ancora esotici sta cercando di costruire un’alternativa. Cambricon, Moore Threads, Hygon Information Technology e la divisione semiconduttori Kunlunxin del gigante tecnologico Baidu stanno emergendo come protagonisti di un progetto molto più grande della semplice competizione industriale.

Nvidia frena sui chip per la Cina: tra geopolitica, AI e nuovi superprocessori la partita dei semiconduttori si complica

La relazione tra Nvidia e il mercato cinese assomiglia sempre più a una serie televisiva ricca di colpi di scena geopolitici. L’ultimo episodio arriva con la decisione dell’azienda guidata da Jensen Huang di interrompere la produzione dei chip H200 destinati alla Cina, riallocando la capacità produttiva presso TSMC verso la nuova e attesissima architettura Vera Rubin. La scelta appare, almeno sulla carta, perfettamente razionale. L’incertezza che circonda i rapporti tra Washington e Pechino ha raggiunto livelli tali da rendere difficile pianificare anche le strategie industriali più solide.

La guerra silenziosa delle terre rare: Africa, Medio Oriente e la strategia americana per contenere la Cina

Le terre rare non fanno rumore come i missili, non sfilano nei comunicati stampa con la solennità delle portaerei, ma oggi contano quanto e più del petrolio. La partita che si sta giocando in Africa tra Stati Uniti e Cina non è una semplice competizione commerciale. È un capitolo centrale della nuova geopolitica delle catene di approvvigionamento, dove minerali critici, intelligenza artificiale e rotte energetiche si intrecciano in un’unica strategia di contenimento.

Chip, dazi e geopolitica: perché l’accordo Usa-Taiwan è molto più di un’intesa commerciale e perché a Pechino non piace

A prima vista potrebbe sembrare solo l’ennesimo accordo sui dazi, una di quelle storie che fanno sbadigliare i mercati finché non si guardano le cifre in gioco. Ma l’intesa firmata qualche giorno fa tra Stati Uniti e Taiwan è tutto fuorché ordinaria. Qui non si parla solo di tariffe che scendono dal 20 al 15 per cento o di qualche esenzione per farmaci e componenti aeronautici. Si sta ridisegnando un pezzo della mappa globale dei semiconduttori e quando si toccano i chip, si tocca il nervo scoperto della geopolitica del XXI secolo.

Quando l’AI parla americano ma lavora per Pechino: perché la vera sfida non è costruire modelli più intelligenti, ma tenerli sotto controllo

Sembra una scena uscita da una distopia ben scritta, e invece arriva da un articolo pubblicato sul Washington Post da Jack Crovitz, deployment strategist di Palantir Technologies. Un agente della sicurezza interna cinese chiede a un modello di intelligenza artificiale di progettare un sistema avanzato di sorveglianza per monitorare la popolazione uigura. Un apparato sofisticato, fatto di dati di polizia, trasporti in tempo reale e incroci algoritmici degni di una serie Netflix. Il nome del progetto è quasi poetico nella sua freddezza: Warning Model for High-Risk Uyghur Individuals. Ora arriva il colpo di scena. Il modello non è cinese. Non è DeepSeek, né Zhipu, né Moonshot. È ChatGPT. Silicon Valley, non Shenzhen.

Dal Mato Grosso all’orbita bassa: il Brasile accende internet cinese e sfida l’equilibrio geopolitico dei satelliti

Quando si parla di internet satellitare di solito l’immaginario corre a razzi riutilizzabili, imprenditori visionari e tweet notturni. Il Brasile invece ha scelto una traiettoria diversa, più silenziosa ma non meno carica di significati geopolitici. Dal 2026 la connessione satellitare nelle aree più remote del Paese arriverà grazie a una società cinese, SpaceSail, in partnership con la compagnia statale Telebras. Una decisione che tecnicamente punta a ridurre il digital divide, politicamente apre un nuovo capitolo nei rapporti tra America Latina, Cina e Stati Uniti e strategicamente manda un messaggio piuttosto chiaro anche a Washington.

Pechino e il conto da pagare: perché il surplus cinese è diventato il vero nodo del futuro europeo

Il viaggio di Emmanuel Macron in Cina, conclusosi venerdì scorso tra sorrisi diplomatici e promesse rinviate, ha avuto il merito di funzionare come un’inesorabile risveglio per l’Europa. Non che dalle parti di Bruxelles mancassero gli avvertimenti, ma sentir pronunciare da un presidente francese un ultimatum così esplicito a Xi Jinping ha avuto un effetto quasi terapeutico: ha sgombrato il campo da ogni alibi. Se fino a ieri il tema del surplus commerciale cinese sembrava appartenere alla narrativa assertiva dell’America di Donald Trump, oggi la Francia e la stessa Germania di fatto ammettono che non si tratta di paranoie MAGA. Si tratta di un problema reale, enorme e, soprattutto, europeo.

La National Security Strategy di Trump: il pragmatismo “America First” che non è una dichiarazione di guerra all’Europa

Quando la nuova National Security Strategy di Donald Trump è arrivata sulle scrivanie delle redazioni, molti commentatori hanno reagito come se fosse stata diffusa una dichiarazione di guerra all’Europa. Le prime pagine hanno parlato di una Washington decisa a “strangolare Bruxelles”, a “umiliare la NATO”, a “chiudere il secolo atlantico”. In realtà, basta leggere il documento con calma e con un minimo di ironica diffidenza giornalistica per accorgersi che l’Europa non è affatto il nodo centrale di questa strategia. È citata, sì, ma quasi di passaggio (2 pagine verso la fine del documento). Il vero obiettivo del testo, scritto con tono muscolare e con una certa teatralità tipica del trumpismo, si trova altrove.

Baidu, il Google cinese, ora fabbrica chip: così Pechino costruisce i muscoli dell’Intelligenza Artificiale

Mentre Nvidia resta fuori dai confini, Baidu entra in fabbrica. E trasforma la guerra dei semiconduttori in strategia industriale. Se fino a ieri Baidu per tutti era “il Google cinese”, oggi è qualcosa di molto più ambizioso: un produttore di chip per l’Intelligenza Artificiale con mire da protagonista globale. In silenzio, senza grandi proclami, Baidu sta costruendo quello che Pechino sognava da anni: un’alternativa domestica ai colossi occidentali dei semiconduttori. Perché quando la geopolitica chiude una porta, la tecnologia cinese apre… una fonderia.

La grande fuga dei chip: come la Cina addestra oltre confine l’AI per dribblare i divieti USA

Non è una spy story, è geopolitica digitale: Pechino delocalizza i cervelli… delle macchine. E l’AI diventa una questione di frontiere, GPU e strategia globale. E se pensavate che la nuova Guerra Fredda si giocasse solo su missili, gasdotti e alleanze militari, è il momento di aggiornare il manuale. Oggi il vero campo di battaglia è un data center e le armi non hanno canna ma dissipatori di calore. Gli Stati Uniti stringono il cerchio sull’export di chip avanzati per l’Intelligenza Artificiale e la Cina risponde come ogni grande potenza tecnologica sa fare: cambiando mappa e spostando le sue macchine dove nessuno (almeno per il momento) può bloccarle.

CC BY-NC-SA 4.0 DEED | Disclaimer Contenuti | Informativa Privacy | Informativa sui Cookie