Il mercato globale dei chip per l’intelligenza artificiale sembra avere un padrone quasi incontrastato che si chiama Nvidia. Le sue GPU sono diventate l’infrastruttura invisibile su cui girano modelli linguistici, sistemi di generazione immagini e interi ecosistemi di cloud AI. Tuttavia, nel frattempo, a migliaia di chilometri di distanza, una serie di aziende cinesi con nomi che per molti suonano ancora esotici sta cercando di costruire un’alternativa. Cambricon, Moore Threads, Hygon Information Technology e la divisione semiconduttori Kunlunxin del gigante tecnologico Baidu stanno emergendo come protagonisti di un progetto molto più grande della semplice competizione industriale.

L’obiettivo è chiaro. Ridurre la dipendenza della Cina dai chip occidentali e costruire un ecosistema nazionale per l’intelligenza artificiale. Certo, non è una sfida banale. Ed è proprio per questo che vale la pena guardare più da vicino a queste aziende che, fino a poco tempo fa, vivevano tranquillamente lontane dai riflettori.

Cambricon, l’aspirante rivale cinese di Nvidia

Tra le aziende più osservate figura Cambricon, società con sede a Pechino spesso descritta come la risposta cinese a Nvidia. Nel 2025 l’azienda ha raggiunto un traguardo simbolico: il primo utile annuale dalla quotazione in borsa avvenuta nel 2020.

Il bilancio racconta una crescita impressionante. L’utile netto ha raggiunto 2,06 miliardi di yuan, pari a circa 301 milioni di dollari, mentre i ricavi sono aumentati del 450% su base annua arrivando a 6,5 miliardi di yuan. Una crescita che riflette l’aumento della domanda interna di potenza di calcolo per l’intelligenza artificiale.

Cambricon sviluppa acceleratori AI progettati per data center, cloud e applicazioni aziendali. La strategia è abbastanza chiara: fornire alternative domestiche alle GPU occidentali in un momento in cui le restrizioni statunitensi sull’export di chip avanzati stanno rendendo più difficile per le aziende cinesi accedere ai prodotti più potenti.

Il punto interessante è che il mercato domestico cinese è gigantesco. Anche senza conquistare il resto del mondo, una domanda interna così ampia può sostenere la crescita di aziende locali per molti anni.

Naturalmente, competere con Nvidia resta una sfida tecnologica enorme. Le GPU dell’azienda statunitense sono il risultato di oltre vent’anni di sviluppo, di un ecosistema software consolidato come CUDA e di una rete globale di partner. Cambricon sta recuperando terreno, ma per ora i suoi chip sono generalmente considerati meno avanzati in termini di prestazioni e soprattutto meno maturi dal punto di vista dell’ecosistema software. In altre parole, l’hardware è solo metà della battaglia.

Moore Threads, MetaX Integrated Circuits e la corsa cinese alla GPU

Se Cambricon rappresenta il tentativo più diretto di creare acceleratori AI domestici, Moore Threads incarna invece la nuova generazione di aziende cinesi focalizzate sulle GPU.

Fondata nel 2020 da ex dirigenti dell’industria grafica, l’azienda ha registrato nel 2025 ricavi per 1,5 miliardi di yuan (circa 187 milioni di euro), con un aumento del 243% rispetto all’anno precedente. Una crescita simile è stata registrata anche da MetaX Integrated Circuits, che ha raggiunto 1,6 miliardi di yuan di fatturato (quasi 200 milioni di euro) con un aumento del 121%.

Il mercato che queste aziende stanno cercando di conquistare è quello delle GPU general purpose, utilizzate per grafica, calcolo parallelo e intelligenza artificiale. Esattamente il territorio su cui Nvidia ha costruito il suo impero.

Il problema, anche qui, non riguarda soltanto la potenza dei chip. La vera differenza tra le GPU occidentali e quelle emergenti cinesi riguarda l’ecosistema software, i driver e gli strumenti per sviluppatori. Nvidia ha trasformato CUDA in uno standard de facto per il calcolo accelerato. Replicare un ecosistema simile richiede anni di lavoro e una massa critica di sviluppatori.

Per questo motivo Moore Threads appare oggi più competitiva nel mercato domestico e in applicazioni specifiche, mentre la competizione globale resta ancora lontana.

Hygon e l’infrastruttura dei supercomputer cinesi

Un altro protagonista meno noto ma estremamente rilevante è Hygon Information Technology, azienda che sviluppa processori ad alte prestazioni utilizzati in server e sistemi di calcolo.

Nel 2025 Hygon ha registrato ricavi per 14,4 miliardi di yuan (circa 1,7 miliardi di euro), con una crescita del 56,9% rispetto all’anno precedente. L’utile netto ha raggiunto 2,54 miliardi di yuan (circa 316 milioni di euro).

Gran parte della crescita deriva dalla domanda interna di infrastrutture informatiche nazionali. La società collabora strettamente con Sugon, produttore di supercomputer e principale azionista dell’azienda.

Sugon ha registrato ricavi per 14,97 miliardi di yuan nel 2025 (poco più di 1,8 miliardi di euro), con un aumento del 13,9%. Questi numeri riflettono un fenomeno più ampio: governi locali, aziende statali e operatori privati cinesi stanno aumentando gli investimenti in hardware domestico per ridurre la dipendenza da tecnologie straniere.

In termini geopolitici, la logica è semplice. Se l’accesso ai chip occidentali diventa incerto, conviene costruire alternative nazionali.

Baidu e i chip Kunlun per l’AI

Nel panorama dei semiconduttori cinesi non poteva mancare uno dei giganti dell’internet locale. Baidu ha sviluppato una propria linea di chip AI attraverso l’unità Kunlunxin.

Durante l’ultima presentazione dei risultati trimestrali, il fondatore Robin Li ha sottolineato le prestazioni dei chip Kunlun, progettati per applicazioni di inferenza su larga scala. Secondo Baidu, i processori offrono elevata efficienza e compatibilità con diversi modelli di intelligenza artificiale.

Il business AI dell’azienda continua a crescere rapidamente. Nel trimestre di dicembre i ricavi legati all’intelligenza artificiale hanno superato gli 11 miliardi di yuan (circa 1,4 miliardi di euro), con un aumento del 48% su base annua.

L’approccio di Baidu è diverso rispetto a quello di molte startup dei semiconduttori. L’azienda sviluppa chip principalmente per alimentare il proprio ecosistema di cloud e servizi AI, una strategia simile a quella adottata da altri giganti tecnologici globali.

Quanto le aziende cinesi di semiconduttori possono davvero sfidare Nvidia

La domanda a questo punto è inevitabile: ma queste aziende, possono davvero sfidare Nvidia?

La risposta più semplice e immediata è no, non possono, Quella più onesta è che la competizione non si gioca su un unico piano. Nvidia mantiene un vantaggio significativo nella progettazione di GPU avanzate, nell’ecosistema software e nella produzione attraverso fonderie di punta come TSMC.

Le aziende cinesi devono affrontare anche un secondo ostacolo: l’accesso ai nodi produttivi più avanzati. Le restrizioni tecnologiche e i limiti nelle capacità di produzione domestica rendono più difficile competere con chip realizzati con i processi più moderni.

Allo stesso tempo, il mercato interno cinese offre una leva enorme. Se la domanda domestica continua a crescere e se le politiche industriali di Pechino continueranno a sostenere il settore, aziende come Cambricon, Moore Threads e Hygon potrebbero consolidarsi come alternative regionali credibili.

Questo, sia chiaro, non significa necessariamente sostituire Nvidia nel mondo. Significa in ogni caso costruire un ecosistema parallelo con tutto quello che ne consegue, soprattutto se analizzato dal punto di vista geopolitico.

La geopolitica dei chip

Dietro i numeri di bilancio e le nuove architetture di semiconduttori si intravede una trasformazione più ampia. L’industria dei chip è, di fatto, uno dei principali terreni di competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina.

L’intelligenza artificiale richiede quantità sempre maggiori di potenza di calcolo. Chi controlla i chip controlla, almeno in parte, lo sviluppo dell’AI. Per questo motivo aziende con nomi ancora poco familiari al pubblico globale stanno ricevendo attenzione crescente. Cambricon, Moore Threads, Hygon e Kunlunxin non sono soltanto startup tecnologiche o divisioni di ricerca industriale: rappresentano un tassello della strategia cinese per costruire la propria autonomia tecnologica verso gli Usa .