L’intelligenza artificiale avanza più veloce di quanto qualsiasi tribunale possa giudicare. Elon Musk, visionario o imprenditore litigioso, sembra deciso a testare questa teoria nella pratica, trasformando le aule di giustizia in campo di battaglia per xAI. Il colosso Apple, integrando ChatGPT nei suoi servizi, è diventato il bersaglio principale della causa intentata da Musk, che lamenta come l’azienda “ostacoli xAI nella sua capacità di innovare e migliorare la qualità e la competitività”. La frase ha un certo sapore drammatico, come se fossimo in un episodio di Silicon Valley dove i protagonisti litigano su algoritmi e brevetti più che su soldi veri.
Difficile non chiedersi se Elon Musk stia davvero proteggendo la sua startup o se stia puntando più sulla tattica negoziale che sulla sostanza tecnologica. OpenAI, con la sua rete di concorrenti tra cui Google e Meta Platforms, non è certo un monopolista incontestato. La retorica di Musk, che parla di “due monopolisti che uniscono le forze”, sembra più uno slogan di marketing giudiziario che un’analisi di mercato seria. Perfino il Dipartimento di Giustizia americano, pur indagando su Apple, non ha ancora definito concluso il dibattimento sul monopolio.