La società di Zuckerberg ha definito le condizioni di una raccolta azionaria da 37,5 miliardi di dollari e prepara un ulteriore programma potenziale da altri 60 miliardi. Una parte dei fondi arriverà soltanto nel 2027, mentre i titoli convertibili prevedono un dividendo annuo del 6,5%. La corsa all’intelligenza artificiale sta cambiando anche il modo in cui le Big Tech finanziano la propria crescita.
Il costo dell’intelligenza artificiale non si misura più soltanto attraverso i miliardi destinati ai data center, agli acceleratori e alle infrastrutture energetiche. Comincia a essere visibile anche nelle operazioni finanziarie con cui le grandi aziende tecnologiche cercano di sostenere investimenti di dimensioni sempre più difficili da assorbire attraverso la sola generazione di cassa.
Meta ne offre un esempio particolarmente significativo. Tra il 26 e il 27 ottobre, la società guidata da Mark Zuckerberg ha presentato un piano di finanziamento azionario che potrebbe raggiungere 97,5 miliardi di dollari, una cifra eccezionale anche per gli standard delle Big Tech.
Ma il numero complessivo racconta soltanto una parte della storia. Meta ha già stabilito il prezzo e le condizioni economiche di due offerte di titoli per un valore nominale complessivo di 37,5 miliardi di dollari. Significa che sono stati definiti quanti titoli collocare, a quale prezzo e con quali diritti per gli investitori. Non significa, invece, che l’intero importo sia già entrato nelle casse della società.
La distinzione è importante perché una componente del finanziamento è strutturata per consentire a Meta di ricevere il denaro successivamente, mentre altri 60 miliardi rappresentano soltanto un programma potenziale di future emissioni azionarie.
L’operazione assume un significato ancora più interessante alla luce dell’intervento di Nvidia, che ha annunciato un investimento da 3 miliardi di dollari nell’offerta. Uno dei principali fornitori dell’infrastruttura AI di Meta partecipa così anche al finanziamento del proprio cliente.
Quasi 100 miliardi, ma non tutti disponibili immediatamente
La prima componente del piano riguarda un’offerta di azioni ordinarie Class A da 25 miliardi di dollari, aumentata rispetto ai 22,5 miliardi inizialmente annunciati. Il prezzo è stato fissato a 625 dollari per azione, per un totale di 40 milioni di titoli.
La struttura scelta, tuttavia, non prevede che Meta incassi immediatamente il controvalore dell’operazione. Le azioni vengono collocate attraverso accordi di vendita a termine, o forward sale agreements, con Morgan Stanley e Goldman Sachs.
In sostanza, gli intermediari collocano oggi sul mercato azioni prese in prestito, mentre Meta si impegna a consegnare successivamente le proprie azioni, ricevendo il corrispettivo previsto dagli accordi. Il meccanismo permette di definire oggi le condizioni economiche del finanziamento e rinviare l’ingresso della liquidità a una data successiva.
Secondo la documentazione pubblicata dalla società, Meta prevede di ricevere circa 24,9 miliardi di dollari, prima delle spese e salvo gli aggiustamenti contrattuali, al momento del regolamento degli accordi, previsto entro il 19 novembre 2027.
Per gli azionisti esistenti, il meccanismo comporta anche una futura diluizione, perché il numero delle azioni in circolazione aumenterà quando verranno consegnati i nuovi titoli.
La seconda componente è costituita da 12,5 miliardi di dollari di titoli privilegiati obbligatoriamente convertibili in azioni ordinarie. In questo caso, la chiusura dell’offerta è prevista per il 29 ottobre 2026, subordinatamente alle consuete condizioni, e la società dovrebbe ricevere il capitale in tempi molto più brevi.
I due strumenti hanno quindi caratteristiche differenti: il primo consente di programmare un futuro ingresso di liquidità, il secondo comporta un finanziamento più immediato, accompagnato da un costo periodico esplicito.
A questi importi si aggiunge un possibile programma di vendita di azioni Class C fino a 60 miliardi di dollari, che non dovrebbe iniziare prima del primo trimestre 2027 e che resta subordinato a successive decisioni e condizioni di mercato. Sommando le componenti si arriva a un potenziale di 97,5 miliardi, ma sarebbe scorretto descriverli come capitale già raccolto.

Il 6,5% che rende visibile il costo del capitale
La parte più interessante dal punto di vista finanziario riguarda i 12,5 miliardi di titoli privilegiati convertibili. Questi strumenti prevedono un dividendo annuo del 6,5%, calcolato sul valore nominale di riferimento e, su un’emissione da 12,5 miliardi, l’importo teorico corrisponde a circa 812,5 milioni di dollari all’anno.
Non si tratta di interessi su un’obbligazione tradizionale. I dividendi sono soggetti alle condizioni contrattuali e possono essere corrisposti in denaro, in azioni oppure attraverso una combinazione delle due modalità. I titoli saranno convertiti automaticamente in azioni ordinarie nell’agosto 2029, salvo conversioni anticipate, secondo un rapporto che dipenderà dall’andamento del prezzo delle azioni.
Il costo economico dell’operazione comprende quindi due dimensioni: la remunerazione riconosciuta agli investitori durante la vita dei titoli e la futura diluizione degli azionisti esistenti.
Per una società che genera decine di miliardi di dollari di cassa operativa, il dividendo previsto non costituisce di per sé un problema di sostenibilità finanziaria.
È però un segnale significativo.
Il finanziamento della crescita AI non dipende soltanto dalla disponibilità di investitori disposti a fornire capitale, ma anche dalle condizioni economiche richieste per farlo e quelle condizioni iniziano a rappresentare una variabile sempre più importante nella valutazione dei grandi programmi infrastrutturali.
Meta genera cassa. Perché ricorre al mercato?
La decisione di Meta non deve essere interpretata come una manifestazione di difficoltà finanziaria considerato che, nei primi nove mesi del 2026, la società ha generato circa 97 miliardi di dollari di flusso di cassa operativo e che, alla fine del terzo trimestre, disponeva di circa 82 miliardi tra liquidità e titoli negoziabili.
Sono risorse che poche aziende al mondo possono vantare.
Il problema è la dimensione raggiunta dagli investimenti. Meta prevede per il 2026 spese in conto capitale comprese tra 135 e 145 miliardi di dollari, una cifra che riflette l’accelerazione nella costruzione di infrastrutture per l’addestramento e l’inferenza dei modelli AI.
Nel solo terzo trimestre, il Capex ha raggiunto circa 34,9 miliardi di dollari, superando il flusso di cassa operativo trimestrale di circa 32,8 miliardi; il free cash flow del trimestre è risultato quindi negativo per circa 2,1 miliardi di dollari.

Un trimestre non è sufficiente per stabilire una tendenza strutturale, ma il dato mostra quanto rapidamente la spesa infrastrutturale possa assorbire la capacità di generazione di cassa anche di un gruppo altamente redditizio.
Il ricorso al capitale esterno può essere letto in questa prospettiva: non come sostituzione della capacità finanziaria interna, ma come ampliamento degli strumenti disponibili per sostenere un ciclo di investimenti eccezionale, preservando al tempo stesso flessibilità e liquidità.
È una differenza sostanziale rispetto alle società AI che dipendono quasi interamente dai finanziamenti esterni per sostenere le proprie attività. Meta può scegliere come combinare le fonti di capitale ma molti operatori più piccoli devono invece accettare le condizioni imposte dai finanziatori.
Nvidia investe nel cliente che acquista i suoi chip
L’altro elemento rilevante dell’operazione è la partecipazione di Nvidia. Il produttore americano di semiconduttori ha annunciato un investimento da 3 miliardi di dollari nell’offerta azionaria di Meta, accompagnato dall’ampliamento della collaborazione industriale sulle infrastrutture AI e sui sistemi di inferenza.
L’investimento non deve essere confuso con un finanziamento vincolato all’acquisto di acceleratori Nvidia, anche perché le informazioni disponibili non dimostrano che il capitale sia destinato a pagare specifiche forniture.
Il rapporto tra le due aziende assume però una dimensione ulteriore rispetto alla tradizionale relazione tra cliente e fornitore. Nvidia non si limita a vendere tecnologia a Meta, ma partecipa finanziariamente alla crescita di un’impresa che rappresenta uno dei grandi utilizzatori delle sue infrastrutture.
È una dinamica che merita attenzione perché il settore AI sta sviluppando relazioni finanziarie sempre più articolate tra produttori di semiconduttori, hyperscaler, laboratori di frontiera e investitori infrastrutturali.
Sono dinamiche che abbiamo ampiamente affrontato nella nostra inchiesta su “I soldi dell’AI” dove abbiamo visto come, in alcuni casi, queste relazioni comprendano investimenti azionari, in altri contratti pluriennali di acquisto, garanzie sul valore residuo degli acceleratori, leasing o finanziamenti garantiti dagli stessi asset tecnologici.
Non tutte queste operazioni costituiscono finanziamento circolare e non possono essere sommate come se rappresentassero nuovo capitale indipendente.
Ma la loro diffusione rende sempre più difficile analizzare il mercato AI separando i risultati industriali dalle strutture finanziarie che li sostengono.
Il controllo resta comunque a Zuckerberg
Il piano di Meta presenta anche una dimensione di governance. La società intende utilizzare, per il possibile programma futuro da 60 miliardi di dollari, azioni Class C prive di diritti di voto ordinari che consentirebbe di raccogliere ulteriore capitale senza modificare nella stessa proporzione la distribuzione del potere di voto all’interno della società.
È una scelta coerente con la struttura di controllo di Meta, nella quale Mark Zuckerberg mantiene una posizione determinante attraverso le diverse classi azionarie.
L’espansione dell’AI potrebbe quindi essere finanziata attraverso una maggiore partecipazione economica di investitori esterni, senza un corrispondente trasferimento di potere decisionale.
Per il mercato, la questione riguarda il rapporto tra capitale fornito, rischio assunto e capacità di incidere sulle strategie industriali, una distinzione destinata ad assumere maggiore importanza se il fabbisogno di finanziamenti continuerà a crescere.
La nuova finanza dell’intelligenza artificiale
L’operazione Meta si inserisce in una trasformazione più ampia che, come abbiamo già detto, Rivista.AI ha analizzato nell’inchiesta “I soldi dell’AI” .
La costruzione delle infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale sta mobilitando quantità di capitale tali da richiedere strumenti finanziari sempre più diversificati dove, accanto ai tradizionali investimenti finanziati attraverso il cash flow operativo compaiono debito, leasing, società veicolo, project finance, partecipazioni azionarie e accordi tra produttori di tecnologia e utilizzatori delle infrastrutture.
Meta rappresenta un caso particolarmente significativo perché mostra che questa evoluzione non riguarda soltanto le aziende più giovani o finanziariamente fragili, ma coinvolge anche gruppi capaci di generare enormi flussi di cassa, ma impegnati in programmi di investimento la cui dimensione supera quella dei normali cicli di espansione tecnologica.
La differenza tra le imprese potrebbe quindi dipendere sempre più non soltanto dalla qualità dei modelli AI o dalla capacità di costruire infrastrutture, ma anche dall’accesso al capitale e dal costo al quale riescono a procurarselo.
Chi dispone di ricavi diversificati, liquidità abbondante e una posizione consolidata sui mercati finanziari può sostenere investimenti di lungo periodo con una flessibilità difficilmente replicabile da nuovi concorrenti e questo rischia di rafforzare ulteriormente la concentrazione industriale del settore.
Intendiamoci, la raccolta di Meta non dimostra che la corsa all’intelligenza artificiale sia finanziariamente insostenibile: dimostra piuttosto che il suo finanziamento sta diventando una componente centrale della competizione, perché quando anche una delle aziende più redditizie del mondo decide di definire le condizioni per raccogliere quasi 100 miliardi di dollari di nuovo capitale, la questione non riguarda più soltanto quanto costi costruire l’intelligenza artificiale, ma chi possa permettersi di continuare a farlo.
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Fonti – Meta Investor Relations, comunicati del 26 e 27 ottobre 2026 sulle offerte azionarie; documentazione depositata presso la SEC; risultati trimestrali Meta Q3 2026; comunicazioni societarie Nvidia e Meta sulla collaborazione industriale e sull’investimento azionario.